lunedì 4 novembre 2013

Cina - Giorno 9 - Navigando verso Sud

Alloggiare in questo ostello, il This Old Place, è stata davvero una piacevole rivelazione: personale disponibilissimo e gentile, ottima colazione all'americana e location centralissima.
Salutiamo il nostro nuovo amico globetrotter, con la promessa di rivederci stasera, e montiamo sul minivan che ci avrebbe portato alla sponda più vicina del Fiume Lì.




 Il conducente è un ganzo: per tutto il viaggio ha tenuto musica commerciale e, non appena abbiamo canticchiato un ritornello, si è gasato talmente tanto che ha alzato un po' il volume e si é stampato un sorrisone in faccia, tirando giù il finestrino canticchiando "giovinezza, giovinezza".
Abbiamo anche fatto una sosta per far passare una mandria!






Finalmente arriviamo alla riva: qui abbiamo prenotato un'imbarcazione per solcare le acque del fiume Lì verso sud; facciamo subito conoscenza del signor Zhou, arzillo giovincello che ci avrebbe scortato e condotti lungo il fiume. Molto cordialmente, ci invita a sederci e ad indossare i giubbotti di salvataggio: per non sembrar sgarbati, accettiamo.

Abbiamo lavorato sodo per ottenere la sua fiducia, ma lentamente, fra una battuta ed un sorriso:
1. ci siamo alzati spavaldi in piedi;
2. abbiamo tolto i giubbotti di salvataggio (che, comunque, erano talmente tanto pesanti da farci annegare, nell'eventualità);
3. ci siamo fatti aiutare da lui stesso ad issare su una canna di bambù il nostro tricolore e a fissarlo sull'imbarcazione;
4. ormai divenuto un vascello pirata italiano, come capitani abbiamo solcato le acque con il sottofondo de "I pirati dei Caraibi";
5. Purtroppo non abbiamo la Perla Nera, quindi navighiamo a un chilometro al giorno.



Purtroppo, ed è davvero un peccato, il clima non ci é favorevole: le nostre danze del sole ogni notte hanno scongiurato il rischio pioggia, ma la nebbia (o forse lo smog) non si è fatta intimidire ed ha completamente coperto la meravigliosa visuale che avevamo visto sulla guida. Però, anche così, il paesaggio è davvero suggestivo!

Tra l'altro, uno dei punti panoramici ritrae esattamente ciò che è disegnato sul retro della banconota da 20 Yuen.

Cito la ASL: "evitare assolutamente di mangiar cibo venduto da baracchini per strada, così come è preferibile non bere acqua che non sia imbottigliata. È opportuno evitare, inoltre, qualsiasi tipo di frutta che non sia stata accuratamente trattata ed igienizzata".

Giunti vicino ad un isolotto sperduto nei meandri di questo fiume, il nostro Zhou si ferma e, gesticolando, ci fa capire che ci avrebbe portato qualcosa. Scopriremo solo più tardi che quella è casa sua e, dopo essere andato a dare un bacio alla moglie, si era recato nel suo orticello per offrirti, sorridente: 
a) tre manciate di mandarini accuratamente conservati nelle sue tasche;
b) due enormi frutti verdognoli, simili per forma ad una pera ma grandi quanto un melone, da noi ribattezzati "peroni".

Lui, da quel che si capiva, dovrebbe essere anche un pescatore: quindi le sue mani non sono proprio "accuratamente igienizzate". 
Prende un coltellino che, evidentemente, non aveva mai fatto l'antitetanica, e taglia questo frutto, offrendocelo (solo dopo averlo accuratamente sbucciato col pollicione): allo stesso tempo, ci indica i mandarini.

La situazione è drastica: è mezzogiorno, ci vogliono 2 ore per tornare in un posto col cibo, lui è troppo gentile e simpatico, noi siamo scemi.




Ripensare a ciò che dice la ASL con lo stomaco pieno è tutta un'altra storia. 

Alla fine del giro turistico si é instaurato davvero un nel legame con Zhou, il nostro nuovo amico, e riusciamo a scattarci una foto con lui!

Anziché tornare in barca, ci facciamo lasciare a fine tragitto su una specie di spiaggia dalla quale si poteva risalire, passando per una foresta di bambù giganti, ad una stradina provinciale. La percorriamo tutta fino al pullman, restando estasiati da questo micromondo in un posto così grande quale la Cina.


Facciamo ritorno a Guanxi. Vogliamo attendere l'accensione delle luci puntate alle montagne di notte, così come suggerisce la Lonely, ma non sono neanche le 5 di pomeriggio: da veri sportivi, cerchiamo un posticino dove poter noleggiare delle bici, magari anche tandem, per passare un'ora costeggiando il fiume visitato la mattina; giunti al noleggio, udite udite, ci viene offerto a soli 50 Yuen l'affitto di due motorini elettrici, senza limite di tempo.

L'esperienza serve a questo! Quando eravamo a Pechino, abbiamo potuto notare come il traffico sia letteralmente mortale. L'unica regola è che non esistono regole
Si va contromano, si sorpassa a destra, si fa inversione ad U in autostrada davanti alla polizia, ed è tutto nella norma. 
Un motorino elettrico, tra l'altro, è anche silenzioso, ed il rischio di essere tirati sotto un tir è troppo elevato: senza contare il fatto che non esistono i caschi; non è che non siano obbligatori, non li hanno proprio. Usano caschi antinfortunistici.

 


Quindi, perché rischiare la vita... In bici? Almeno col motorino puoi svignartela più in fretta!



Riusciamo ad arrivare addirittura in tempo per il "tramonto" su un ponticello a 10 chilometri dal centro città in soli 20 minuti, in mezzo al traffico.
Oh, siamo italiani, per strada siamo probabilmente più disgraziati e bestie di loro.






Quando l'indicatore dell'energia elettrica è sul rosso, la paura di dover tornare a spinta prevale sullo spirito avventuriero. Decidiamo quindi di tornare indietro.




Lasciati i motorini, scopriamo con un po' di rammarico che l'illuminazione non ci sarebbe stata quella sera. O almeno così dicevano quelli del posto, per farci salire sui loro pullman. 
Dopo poco, difatti, riusciamo a vedere, grazie a dei giganteschi fari, i monti:

Stanchi, rincasiamo dopo un'oretta di pullman, pronti per partire il giorno dopo per la megalopoli delle megalopoli.

Shanghai.









                   

domenica 3 novembre 2013

Cina - Giorno 8 - Road to Guilin

Buongiorno mondo, buongiorno Xi'an, si riparte! 

Dopo 2 fantastici giorni a Xi'an, è il momento di partire verso la tanto attesa Guilin!

La sveglia delle 07:20, naturalmente, viene snoozata da tutti, ma abbiamo ancora tempo... il nostro aereo è stato posticipato di qualche ora. Grazie al cielo l'abbiamo scoperto ieri sera, altrimenti ci saremmo dovuti svegliare alle 4 di notte!

Abbiamo deciso di muoverci in aereo perché, se prenotato in anticipo, può essere molto conveniente in confronto alle 15 ore di treno! Anche a livello di prezzo.

Così, caricati gli zaini in spalla, lasciamo la grigia Xi'an, che ha deciso davvero di non farci mai vedere il cielo.

Dal centro città parte un airbus shuttle che porta all'aeroporto per 24 Yuen, ovvero 3€. Per gli europei non è quasi nulla, ma per gli standard cinesi è comunque tanto, dato che con 24 Yuen potete tranquillamente pagarvi una cena!

Poco dopo siamo a bordo e in circa un'ora siamo al nostro terminal 3. 
Controlli di routine e... via! Si parte verso Guilin!

Dopo un paio di ore siamo a destinazione! Già dall'abitacolo dell'aereo (ricordate, non si possono usare i telefonini in aereo!) si nota un clima totalmente diverso: poca super-industrializzazione, colori che rasentano il vivace e aria quasi pulita!





La prima impressione, una volta fuori dall'aeroporto, è di trovarsi in un luogo molto curato, e quindi pronto ad accogliere turisti da tutto il mondo.
Stranamente, ricorda un po' il Brasile... Ma in Brasile, di noi, non c'è stato nessuno, quindi parliamo a vanvera.


Lasciamo, dunque, l'aeroporto e ci dirigiamo verso il nostro ostello nel pieno centro di Guilin.

Se doveste capitare da queste parti, ci sentiamo di suggerirvelo fortemente! Il "This Old Place" si trova nel bel mezzo del centro di Guilin, in un punto estremamente strategico. Costa poco e permette di muoversi a piedi con comodità, dovendo usare i mezzi solo per le escursioni fuori città!

Guilin, a dirla tutta, non offre molto di per sé: sicuramente è stata curata nei minimi dettagli per consentire al mito del turista occidentale di visitarla, però funge più che altro da punto di appoggio per ogni tipo di escursione nei suoi dintorni.

Una volta lasciati i pesi morti in camera, scegliamo come prima tappa una delle "caverne" esplorabili dei monti che circondano Guilin.
Mai errore fu più grande.

Probabilmente, un tempo, è stata una bella caverna... prima che ci mettessero mani i cinesi!
Adesso questa caverna-Parco giochi è illuminata da una serie di sbrilluccicanti neon colorati, al limite del kitsch. 
Oltre il kitsch.


Purtroppo i Cinesi hanno un po' questa mania dell'eccessivo e dell'appariscente. 
Peró, un neon blu metallizzato, accanto ad uno verde, sullo sfondo di una stalattite illuminata di viola.. Un po' cozza. E, sinceramente, lascia il visitatore -di buon gusto- deluso. 
Loro, al contrario, fotografano come dei pazzi ogni stalagmite o colonnato abbiano davanti: è da notare che, saggiamente, ritengono molto più idonei, come soggetti fotografici, le stalagmiti ricostruite in poliuretano colorato. 


Sconfortati, decidiamo di riprenderci un po' andando a visitare la "proboscide di elefante". Questa roccia di formazione naturale ricorda, per l'appunto, una proboscide: nel caso non si dovesse capire sufficientemente, è stato decretato dal buongusto cinese di impiantare, a riva, una serie di elefantini in pietra. 

Questa falesia è immersa nel fiume Li, in questa giornata di fine Ottobre, circondata da un'incredibile nebbiolina che rende tutto più magico.
Dopo un'ora di esplorazione della zona, ci spostiamo 500 m più a Nord verso le Pagode Gemelle, che si ergono maestose al centro di un lago.

Sono ormai le 18:00 ed il cielo si scurisce inesorabilmente.
La vista è fenomenale. Il tutto diviene ancor più fantastico quando, improvvisamente, le pagode vengono illuminate!


In men che non si dica, anche tutto il resto della città e dei parchi viene illuminato: non ci resta che buttarci a capofitto dentro.
Fra un neon e un balletto cinese, ci imbattiamo in un ponticello: scopriamo, per caso, che quest'ultimo è... A 10 metri dall'ostello! Rientrando, incontriamo un ragazzo che subito ci inquadra e dice:
"Italian?"
Superata la risata iniziale per la frase che ha dato origine al nostro Travel Blog, facciamo conoscenza di Salvarore, ragazzo svizzero in viaggio con un amico... Per sei mesi!
Inseriremo a breve anche una sezione in cui presentiamo il suo blog di viaggi!

Poco dopo andiamo a letto: è relativamente presto, ma domani ci aspetta una giornata estremamente intensa!
Buona notte.




                   

venerdì 1 novembre 2013

Cina - Giorno 7 - In giro per Xi'an

A prim'ora, sono già per le strade di Xi'an. Ho lasciato i ragazzi a dormire, perché tanto devo riuscire a sistemare un problemino in banca sorto ieri sera...


Grazie al cielo è solo un problema degli ATM negli ultimi giorni. Appurato il fatto che io non sia un contrabbandiere, rientro alla base.

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Il cielo è grigio spento e fa freddo: per di più, qualche gocciolina si fa strada fra le coltri per rendere il tutto un po' più challenging
La città ha molto da offrire ed inizialmente ci troviamo confusi di fronte a così tanti punti di interesse: ci eravamo quasi "abituati" alla "nota" Pechino... Ma qui è tutto diverso. 
Camminando un po' a zonzo, ci imbattiamo in una viottola con vari mercatini, nei quali, però, non ci sono unicamente i soliti venditori cinesi: da set in porcellana caratteristici a veri e propri burqa e copricapi, i venditori musulmani offrivano di tutto, spiccando imponenti fra gli ormai noti.
La loro presenza non era casuale: difatti, di lì a poco, entriamo in un parco dal quale si accede ad una moschea.



È quasi l'una, un paio di musulmani sono oltre una staccionata che ci invita a non entrare; 


su un tabellone in alto si notano 5 orologi con orari fissi, cioè gli orari delle preghiere; uno di questi è all'una e dieci, cioè fra 5 minuti.
Ed è proprio in questo istante che, sotto una pioggia di intensità crescente, in religioso silenzio si avvicinano, miti, tante figure in tunica bianca. Da ogni angolo, da ogni piccolo anfratto della piazza antistante, fuoriescono musulmani pronti a riunirsi nel loro momento di preghiera, nel loro abitudinario appuntamento con l'anima: esprimono educazione e rispetto ad ogni passo, giungono davanti agli ingressi della moschea, si sfilano le scarpe e, come se avessero posti assegnati, si dispongono all'interno in attesa che arrivino (questo l'abbiamo capito solo dopo) altri con copricapo colorato, blu, azzurro o verde. Probabilmente, loro sono una specie di sacerdoti, coloro che "guidano" i canti.






Osserviamo, anche per scaricare un po' di tensione nata dalla scena quasi inquietante, che quel luogo sarebbe l'Eden di un ladro di scarpe, dato che lì fuori ve ne erano almeno 50 paia. Anche eleganti.


All'improvviso, colui che indossava il copricapo verde inizia la litania, in un crescendo di tonalità impercettibile, seguito da tutti gli altri. Brividi.

Ce ne siamo andati, il silenzio, sotto la pioggia, riflettendo su quanto sia sentito questo momento sacro per loro. Completamente diverso rispetto alle nostre messe, su questo non c'è dubbio.

Ci dirigiamo verso il quartiere musulmano vero e proprio: il paradosso della Cina, e di conseguenza anche di questo quartiere, è che, seppur ci sia stato uno sviluppo tecnologico lodevole negli ultimi anni, il livello culturale e sociale è rimasto quello di 100 anni fa. Non per mancanza di denaro, ma proprio per mancanza degli stimoli adeguati: a loro sta bene così, e non trovano motivo di dover cambiare.
Ed è così che, dopo aver incontrato un tipetto che ci offriva un "lavaggio dei piedi" in una vasca piena di pesciolini semi-carnivori che avrebbero, secondo lui, mangiato solo pellicine e pelle aggrinzita,
riusciamo a trovare il ricercato quartiere, in tutta la sua maestosa arretratezza. Non è sarcasmo.


La pioggia, a questo punto, picchia imponente a terra. Noi siamo attrezzati.


Non ci dispiace, in realtà, questa condizione climatica, perché riusciamo ad osservare un diverso stile di vita: nulla si ferma in questa città, tutti ritirano baracca e burattini sotto delle tendine e continuano imperterriti a gestire il loro business. 





Ah, qui c'è una chicca ingegneristica non da poco: per alimentare rapidamente ed intensamente la brace fatta con carbone in dei bidoni metallici, qui usano turbine di automobile a regime con tanto di scarico sfiammante.








I nostri piedi sono ormai atrofizzati. Forse, proprio per questo motivo, ci convinciamo a salire su per le mura che attorniano la città e a percorrerne un tratto: il nostro è un viaggio verso un altro mondo, verso i confini della terra; raramente si trova uno scenario così suggestivo, un tratto di muro antico a 10 metri da terra che si perde nella foschia e nella pioggia. Percorrerlo è puro mistero, la pietra si forma sotto i nostri piedi e si dissolve alle nostre spalle, nulla dell'industrializzazione contamina il nostro solcare la storia.



 

 Decisamente soddisfatti e affamati, decidiamo di provare un'altra volta la cucina cinese. Ora, armatevi di pazienza e credetemi: l'apparenza inganna, questa zuppa era buona!








Tornati nel nostro alloggio, mettiamo vestiti e noi stessi ad asciugare e, da brave giovani marmotte, diligentemente prepariamo i nostri zaini. 

Stranamente, oggi la giornata non è stata "divertente". Già arrivare in Cina mostra del "diverso", ma oggi le novità non sono mancate: non abbiamo potuto far altro che restare a bocca aperta, e lasciare che tutto ciò che ci sfiorava fluisse nei nostri ricordi.

Per di più, stasera niente night life, domattina ci aspetta un volo per Guilin. 
Domattina presto.
Si spera senza pioggia.



                   

mercoledì 30 ottobre 2013

Cina - Giorno 6 - L'esercito di Terracotta

Dormivamo tutti profondamente. 

Sono le 08.00 di mattina: non so per quale motivo, sono sveglio.
All'improvviso, vedo spalancarsi la porta della cuccetta; l'amica controllore ci avvisa che, dopo due ore, saremmo arrivati alla stazione di Xi'an. 
Dopo due ore.
Non-sense. 

Tentiamo di rimetterci a dormire, ma all'improvviso parte, non si sa da dove, una canzone... tento di metterla in share dallo "youtube" cinese, spero si possa sentire, perchè questa é stata la nostra sveglia!



Ok, insomma, arriviamo provati a Xi'an, città più piccola e sicuramente più vivibile di Pechino. Quando dico piccola, intendo che vanta solo 4 milioni di abitanti!

Ma quanto smog c'è qui? Ovviamente, a Pechino oggi l'aria è pulitissima (c'è "70" come indice di smog, al contrario del "420" di ieri). 
Secondo me, siamo noi che ci portiamo lo smog dietro. 

Qui, il caos regna sovrano. Pechino era solo un addestramento, a confronto! 
Nessuno ti guarda nemmeno in faccia, sicuramente leggono scritte sulle nostre giacche come "urtatemi, vi prego!", per non parlare dei tassisti... Tralasciando il fatto che ti puntino aggressivamente nella speranza di investirti nel modo più cruento possibile, sfruttano la possibile ignoranza dello straniero per imporre prezzi improponibili. 
Purtroppo, non riusciamo a capire, dalla cartina, l'effettiva distanza da ricoprire fra stazione e alloggio, e ci facciamo proporre il viaggio in taxi a 100 Yuen dal tassista stesso. Poiché ci sembra eccessivo, facciamo entrare Carlo D in un hotel a 5 stelle: fingendosi un perfetto cliente, ha chiesto di chiamare un taxi... a 30 Yuen. Che, diviso 4, non sono nemmeno un euro! 
Raramente si può restare tanto soddisfatti quanto pagare un euro di taxi.

Posati gli zaini in più, ci siamo persi per Xi'an per trovare il pullman che ci avrebbe portati dal patrimonio dell'Unesco. Abbiamo percorso un paio di chilometri a piedi prima di capire che la nostra destinazione era alle spalle di dov'eravamo all'inizio.
Alla fine del giro turistico non voluto, intravediamo una signora che ci invita affettuosamente a salire sul suo pullman e, soprattutto, non su quello degli altri. A squarciagola. 

Piccolo inciso: non provate nemmeno a pensare di poter mai lavorare come dentisti in Cina, morireste di fame. Non è uno sfottó: seriamente non c'è "l'usanza" di curare i denti.

A malincuore saliamo su questo pullman, sul quale, probabilmente, si era tenuta una competizione culinaria poco prima.
Esercito di terracotta, arriviamo!

Dopo circa un'ora di tragitto, finalmente giungiamo a destinazione.
Dal parcheggio dei pullman, parte una via, per il sito archeologico, infestata da venditori ambulanti di souvenir e da ristorantini che -il dio del cibo italiano ci perdoni- sono pronti ad offrirti super pranzi a prezzi stracciati... 
E ci credo! 
Con quello che ti danno da mangiare, ci mancava solo che ti facessero pure pagare tanto. 

Scegliamo di entrare in un anfratto poiché interessati da una manciata di peperoncini verdi piccanti lasciati a terra: in men che non si dica, veniamo accerchiati da sei (sei, 6, VI) cinesine che ci spingono in una casetta; insomma, ci hanno tolto il problema di scegliere dove mangiare.

La faccia di Carlo L. per tutta la durata del pranzo basterebbe per descrivere un po' il suo stato d'animo... Solo il suo, perché il temerario sottoscritto e i due studenti cinesi, ormai assefuatti da questa cucina, mangiavano come se fosse il pranzo della domenica preparato dalla nonna! 
Ah.. A proposito della nonna! Sembrava di esserci davvero, non per il cibo ma per la location! Infatti, questa casetta era adibita a ristorante, ma si potevano chiaramente vedere le scritte "stanza da letto" e simili sulle porticine.
Affamati, ci accomodiamo ed impugniamo le bacchette.


Arriviamo all'ingresso, il ticket costa 150 Yuen: sbianchiamo. All'improvviso un signore ci indica e dice "student?" Confermiamo e subito ci viene indicata una biglietteria apposita per studenti a 75 Yuen a capoccia: per studenti cinesi, s'intende.
Ma tanto a loro piacciono i sorrisi italiani, sembriamo dei divi per loro, e così Carlo L, io, Maria e Carlo D offriamo loro, rispettivamente, la tessera dell'università di Bordeaux, l'abbonamento GTT alla metro torinese, il libretto universitario cinese (di Carlo D!) e una tessera sanitaria.

Superati i molteplici controlli entriamo nel complesso di edifici.
A dominare il tutto è senza dubbio il grigio che si mischia fra il cielo, i palazzi ed il pavimento, andando a creare un'atmosfera decisamente tetra ma allo stesso tempo sempre molto suggestiva.



La nostra amatissima Lonely Planet ci suggerisce di visitare, in ordine, il padiglione 3, 2 ed infine 1.
Diligenti, entriamo nel padiglione 1, poi nel 3 ed infine nel secondo.

Bè, anche noi vi suggeriamo questo ordine (3-2-1), perché, una volta al cospetto della schiera di soldati del padiglione 1, il resto non potrebbe mai stupirvi!







Senza dubbio il viaggio a Xi'an è ripagato da questo spettacolo! 

Finalmente, le foto dei libri di storia dell'arte prendono forma davanti a noi, e non possiamo che restare entusiasti davanti a questo spettacolo!

Così, dopo qualche foto di rito e qualche tentativo inutile di avvicinarci più del consentito, passiamo agli altri 2 padiglioni -che, sinceramente, dopo il primo, non ci hanno regalato grandi emozioni!-.  










Però abbiamo trovato un escamotage per fotografarci con l'esercito!










Ah, a proposito: non si potevano fare foto.

Non ci resta che visitare il museo che completa la schiera di edifici, nel quale veniamo piacevolmente sorpresi da una mostra sull'antica Roma. Fieramente, indosso il nostro tricolore al collo e tutti quanti, spavaldi, andiamo da una parte all'altra ammirando qualche resto del nostro antico popolo!

È ora di tornare a casa. Fuoriusciti dal museo, ci concediamo qualche altra foto: farsi scattare le foto da dei cinesi, però, è una lama a doppio taglio, perché poi devi fartene una con loro. E nel momento in cui fai una foto con uno di loro, altri ti fotografano. Anche i passanti.
Fotinception.

Ah, abbiamo visto una scolaresca. Altro che le nostre gite! Il modo in cui questi ragazzi diligenti, in divisa, si muovono in fila per due farebbe tranquillamente invidia ad un qualsiasi esercito in marcia. 

Saliti sul pullman -che, al contrario dell'andata, non trasportava sei persone ma centocinquanta, di cui una trentina in piedi- ci prepariamo ad un viaggio verso l'inferno. Un cinese trasporta bacon in una busta, o si è semplicemente tolto le scarpe, un altro sputa alle spalle di Carlo D e Maria e la mia guancia è leggiadramente accarezzata dalla mano penzolante di un terzo addormentato alle mie spalle.

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Rientrati a Xi'an, decidiamo di mangiucchiare qualcosa in un pub nella via più affollata e "giovane" del posto: dopo un po' di ricerche, compiamo l'ardua scelta di entrare in uno a caso... La fortuna ci assiste!
Appena entrati, un tizio dalle vaghe sembianze di Nostro Signore ci saluta, Carlo L si fa il segno della croce, tre bariste ci offrono un tavolo, due ci portano il menù, una cinesina inizia a cantare live e un pianista mezzo marcio accompagna il tutto.

Non c'è che dire, noi italiani risvegliamo i cuori di tutti.






                   

martedì 29 ottobre 2013

Cina - Giorno 5 - Road to Xi'an

Tanti auguri Carlo D!!


Dicevamo, c'era tanta birra. Nell'euforia generale, cantavamo tanti auguri in cinese e parlavamo in 4 lingue differenti, in un delirio di frasi "italinglecinofrancesi".

Ad un certo punto, arrivano tre ragazzi del posto che mi chiedono di chi sia il compleanno: spavaldo, indico Carlo.
In parole povere, era il ventesimo compleanno anche di un ragazzo cinese che, impavido, urla e si butta fra noi... credo che Carlo D non abbia mai fatto così tante foto in vita sua. 

Ah, sì.. Ci è svenuto uno davanti. Un simpatico cinesino Michelin che aveva alzato un po' troppo il gomito.

Comunque, una volta fuori dal locale (erano le 03.00), sia io che Carlo L ci facciamo prestare il mezzo preferito dai cinesi - un motorino elettrico - dal nostro nuovo amico francese Karl, con il quale ci improvvisiamo biker boys in 5 minuti di gloria.











Più tardi gli altri sarebbero andati a ballare, ma noi siamo persone responsabili e quindi decidiamo di andare a letto

Credo che l'impresa più ardua del viaggio sia stata far capire al tassista novantenne l'indirizzo del nostro alloggio. Dal cellulare non riusciva a leggerlo, Carlo L tentava eroicamente di spiegarglielo in francese, io provavo a fargli disegnini con le mani.
Dopo aver espressamente chiesto di lasciarci nella hall (dentro, con tutto il taxi), capiamo che è davvero ora di andare a dormire.

Per farvi capire i livelli d'euforia, Carlo L m'ha detto di volermi bene.
Sono le 03.45

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Per l'ultima giornata intera da passare a Pechino, mancava all'appello dei posti da visitare il Tempio del Cielo. Essendo una tappa importante, ci siamo svegliati prestissimo.
Alle 05.00.
Italiane.
Quindi, a mezzogiorno e mezzo in punto, riusciamo a trascinarci in un taxi per farci portare a destinazione. Il cielo era osceno, controllando i livelli di smog si leggeva "420": praticamente, c'era scritto "hazardous" in rosso, ma si leggeva "se respiri quest'aria, sei morto".
A pieni polmoni, ci facciamo trasportare a finestrini aperti, per un'ora, nella "circonvallazione" di Pechino (per inciso, è di 200 e più chilometri) verso il Tempio del Cielo.
La bellezza del Tempio del Cielo è data anche... Dal cielo. Quando il cielo non c'è per lo smog, e il sole tramonta alle 2 di pomeriggio, è solo un tempio.
Insomma, andiamo a visitare questo tempio, detto "del cielo", che dovrebbe sprizzare di colori vivaci (ma che purtroppo, ai nostri occhi, appaiono grigiolini e spenti). 

Tralasciando questo inconveniente, la vista del terzo punto panoramico, il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto (per inciso, costruito interamente senza chiodi), immerso in una foschia misteriosa, è parecchio suggestiva. Nella prossima foto, ci troviamo all'Altare Circolare, con in mezzo la Volta Celeste Imperiale.

Giunti all'ultima tappa, torniamo indietro e ci dirigiamo verso l'uscita. Costeggiando il viale principale con i tre punti di interesse, notiamo un parco enorme, perfettamente pulito, in silenzio e in un'atmosfera talmente pacifica da farci fermare: questi geni, tra l'altro, hanno messo dei piccoli altoparlanti con soft music tradizionale cinese, il cui effetto complessivo è decisamente piacevole.

Poco dopo, eravamo già ritornati alla base per preparare gli zaini.

A proposito, siamo rimasti contenti di essere ripassati per piazza Tian an Men un'ora prima dell'attentato. Cioè, sarebbe stato sorprendente da vivere in prima persona, ma in prima persona preferiamo vivere.

Road to Xi'an

I bagagli sono pronti, è ora di dirigerci in stazione.

La stazione. La stazione ovest di Pechino, una delle quattro e non la più grande, non è una stazione. È una specie di megalopoli a tre piani, con metal detector squillanti e luci da far invidia ad un concerto dei Kiss. Ovviamente, non ci ripetiamo nei discorsi: inutile parlare delle valanghe di cinesi infervorati e in ritardo. 

Non siamo da meno, e con due zainoni in spalla a testa corriamo per i larghi corridoi, comunque troppo stretti per contenere tutti: abbiamo 7 minuti per raggiungere il treno, e conoscendo le "unità di misura" Cinesi, il nostro treno si dovrebbe trovare grossomodo in Tibet
Come giganti fra folletti, ci facciamo strada a suon di zainate usando Carlo D come ariete. In men che non si dica giunge voce della nostra invasione e, come tanti Mosè, vediamo il Mar "Giallo" aprirsi davanti a noi.

E siamo qui, nel nostro loft 2x1,5 metri, a mangiar sushi, frittate di patate e banane. 

4 letti, un treno, un biglietto per Xi'an e 12 ore di viaggio. Nulla di più piacevole per concedersi un po' di riposo. 
Il treno cigola, però. 
E le gentili signore controllore, affettuose, vengono ogni ora a verificare se siamo ancora in cabina. 
Che gente fantastica.

Ciao Pechino, 谢谢 .




                   

 
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