venerdì 26 aprile 2013

Islanda - Giorno 3

Svegliarsi di per sé non è uno dei nostri punti forti, svegliarsi presto lo è ancora meno, svegliarsi presto dopo una festa e dopo aver visto che non esiste realmente il buio della notte lo è ancora ancora ancora di meno!

Per questo primo giorno lontano dalla città, il nostro programma prevedeva una visita alla zona più vicina alla capitale -sicuramente anche la più turistica di tutta l'Islanda- il famoso Golden Circle, un percorso che comprende il Thingvellir, Geyser e la cascata di Gulfoss.
Come prima tappa di questo mini tour c'era il Thingvellir. Ma cos'è questo Thingvellir? Un vulcano? Una cascata? Un fiume? Un ghiacciaio? No, assolutamente niente di tutto questo, è un parco nazionale patrimonio dell'UNESCO dal 2004. Si, thingvellir è uno dei luoghi più importanti della storia islandese, infatti qui nel 930 risiedeva il primo parlamento al mondo.

Seguiti dal sole, ci muovevamo qua e la per questa valle, dove sinceramente non si comprendeva bene dove si dovesse andare, i cartelli non erano molto esplicativi e la guida non offriva un percorso preciso da fare, ma descriveva solo la zona in maniera generale.
Così decidemmo di metterci in marcia seguendo il nostro senso dell'orientamento e, come prima cosa da vedere, scegliemmo una spaccatura nel terreno: non una caso, forse una delle più famose sulla terra; infatti questa spaccatura è dovuta all'antico scontro sotterraneo della placca dell'Europa e quella dell'America, ed è il miglior posto al mondo per osservare dal vivo il fenomeno della deriva dei continenti.
 
Qui i turisti hanno pensato bene di buttare delle monetine e, abbandonando l'idea iniziale di scendere per prenderle -che non era proprio male come idea- abbiamo perso qualche minuto su un piccolo ponticello che attraversava la spaccatura ad apprezzare l'effetto che queste monete ci regalavano: infatti le acque in cui giacevano le monetine, accompagnate dal chiarore del sole, creavano una lucentezza che si espandeva dal piccolo canale verso l'alto illuminando le pareti circostanti.

Non possiamo negare, però, che l'idea di scendere non fu abbandonata totalmente, e quindi, grazie alle doti da scalatore del più agile Carlo D., e al nostro fondamentale sostegno morale dall'alto, un paio di monetine ce le siamo portate a casa come ricordo... in fondo abbiamo fatto un favore alla natura! Quale corso d'acqua al mondo contiene delle monete?

 

Valle di Thingvellir
Un po' spaesati dalla grandezza della valle, dopo esser saliti su un belvedere che meritava di esser visto, e dopo aver riempito le nostre borracce nel pulitissimo bagno a pagamento dell'isolato negozio di souvenir (collocato sull'altura), salutammo il parlamento più antico al mondo e, senza tanti rimorsi, partimmo alla volta della meta più famosa di tutta l'Islanda, Geyser.

La cittadina di Geyser, da cui prende il nome la più famosa pozza naturale, vive senza dubbio di turismo: pullman ovunque, turisti ovunque, tantissima gente, cinesi in quantità -con le loro fotocamere, che però passano in secondo piano quando ci si rende conto di quale sia il vero fenomeno-.
Vedere video, fotografie o studiare il fenomeno in scienze a scuola, sicuramente non renderà mai, nemmeno un po', l'idea di quello che ci si ritrova di fronte dal vivo.


Più o meno il tutto si presenta in questo modo: immaginate una pozza di acqua tanto blu quanto bollente, circondata da delle corde di sicurezza che non impediscono però a nessuno di essere attraversate, con un centinaio di persone intorno, in piedi, tutti in cerchio, in religioso silenzio che guardano all'interno dei loro obiettivi.
Ci sono diverse pozze: quella che butta il getto più frequentemente non è Geyser (che è il più grosso) ma lo Stokkur che si presenta elegantemente agli occhi di chi l'attende ogni 7-8 minuti circa. Nel momento in cui fa la sua apparizione, un "OOOHH!" di stupore degli spettatori interrompe il silenzio, ed erutta maestosamente verso l'alto contrastato solamente dalla forza di gravità che, inesorabilmente, lo riporta verso il basso.
Lo spettacolo è veramente sensazionale, e mi sento di dire che un viaggio in Islanda senza un visita a Geyser non sarebbe mai realmente completo.

Dopo aver scattato la nostra foto con le pietre che componevano la scritta ITALIAN? YES lasciammo i sorrisi di alcuni turisti, nostri complici nel scattare la foto -si perché la corsa del poco agile fotografo Lorenzo, da una collinetta all'altra, per apparire in tempo nella foto dopo i 10 secondi di autoscatto non bastò-, e salimmo su un montagna li dietro per poterci godere lo spettacolo dall'alto.
Rimanemmo li un'oretta a goderci il sole e il getto che era in grado di lasciarci a bocca aperta anche dopo averlo visto una decina di volte, ma non potevamo rimanere li per sempre e il nostro fitto programma voleva che chiudessimo la nostra giornata a Vìk (punto perfetto per cominciare l'esplorazione dell'Islanda del Sud il giorno seguente); così, partimmo alla volta dell'ultima tappa del Golden Circle, la cascata di Gulfoss.

Gulfoss (la cascata d'oro) è una delle più grandi cascate d'Europa e meritava davvero di essere inserita in questo tour del Circolo d'Oro, ma c'è poco da descrivere.
 
Cascate di Gulfoss - la cascata d'oro
Passammo un po' di tempo su una sporgenza subito prima della discesa dell'acqua, zona riservata ai visitatori, e avevamo bisogno di riempire le nostre borracce: senza dubbio il pensiero fu che se qualcuno fosse caduto in acqua, vista la forza della corrente, difficilmente non avrebbe fatto una brutta fine; quindi, dopo aver ammirato per un po' la zona, risalimmo verso il sobrio negozio di souvenir. Per fortuna i negozi di souvenir, in Islanda, sono sia nelle strutture, che nel merchandising, sobri e abbastanza sporadici, e forse questo fa si che quei pochi siano più presi di mira dai turisti stessi... ma chiaramente non da noi che, invece, come nostro solito, vista ormai l'ora avanzata, approfittammo dei tavolini disposti fuori per consumare il nostro pranzo-cena a sacco a base di scatolette di tonno e schifezze di proporzioni cosmiche.

Con la pancia piena, ormai la giornata volgeva al termine e tutto quello che il nostro programma prevedeva era stato spuntato, così non ci rimaneva che dirigerci verso la meta finale di giornata, il villaggio di Vìk.

Mentre il sole scendeva e i colori assomigliavano molto a quelli di un tramonto -che però in realtà era ancora moooolto lontano- sulla strada una piacevolissima sorpresa ci attendeva.
Il bello dell'Islanda è che in qualunque momento e in qualunque direzione tu ti stia dirigendo c'è sempre qualcosa di inaspettato, un panorama che aspetta soltanto di essere fotografato.

Questa era la volta della cascata di Sljalandsfoss, personalmente per me la più bella di tutta l'Islanda.
Qui siamo veramente in una fiaba miei cari lettori, chi di voi non ha mai sognato camminare dietro una cascata? Bè, qui è possibile farlo, e naturalmente noi non ci siamo fatti pregare: accompagnati da uno splendido finto-tramonto non ci restava che andare e gustarci questo immenso spettacolo. Immaginate un sole che scende tendente al color arancio, un'aria fresca e una cascata alta 65 metri che cade a pochi passi da te in un'immensa valle verdissima e rigogliosa, con l'acqua che si disperde nell'aria e ti bagna le lenti degli occhiali.

 
Se penso ai momenti più belli del viaggio, senza dubbio mi vengono in mente questi fantastici istanti, e ripenso a quanto siamo stati fortunati a trovarci davanti questo splendore, poichè non era incluso nel programma e davvero in pochi la consigliavano. Se doveste andare in Islanda, non fatevi mancare questo splendore dal nome impronunciabile! Perché l'Islanda può farci riscoprire quello che purtroppo stiamo dimenticando nelle nostre città, nei nostri appartamenti di cemento armato.. ovvero quanto sia fantastico vivere a contatto con la Natura!

Il sole cerca di tramontare e domani è un altro giorno!

STAY WITH ITALIAN?YES
 
Carlo L.

venerdì 19 aprile 2013

Islanda - Giorno 2

Come da nostre buone abitudini, sveglia presto e subito in viaggio! Sì, perché è condizione obbligatoria fare le cose per tempo quando si comprimono programmi di viaggio da 20 giorni in 10.

Per il primo vero giorno in terra islandese, il nostro programma aveva come prima tappa Laguna Blu.
Laguna Blu è una gigantesca pozza di acqua calda all'aperto dove gli islandesi vanno a farsi il bagno; la nostra guida Lonely Planet, nella classifica delle 10 cose da vedere assolutamente, la inseriva al primo posto, e di certo non potevamo saltarla.

L'atmosfera che si respira sulla strada per arrivare è già molto particolare, infatti ai bordi della strada scorrono acque bollenti che naturalmente attirano la nostra curiosità, e questa è stata solo la prima delle volte che ci siamo fermati per fare foto nel bel mezzo del niente!
Blue Lagoon, insieme a quello che chiamano Golden Circle (quest'ultimo comprende il Thingvellir, geyser e la cascata di Gulfoss), è la zona più vicina alla capitale Reykjavìk, ed è anche senza dubbio la più internazionale -e di conseguenza quella presa più di mira dai turisti- quindi non si respirava ancora quell'aria di natura e solitudine che ci avrebbe atteso più avanti.

Infatti, arrivati a Blue Lagoon, tantissimi pullman pieni di turisti popolavano la zona.
Il biglietto per Blue Lagoon per un solo giorno è certamente troppo caro per gli studenti (35€ a persona circa, 17000 Corone Islandesi [ISK]. N.b. nei posti più turistici intorno a Reykjavìk vengono esposti prezzi in € e in Isk, valuta locale, vi conviene sempre pagare in Isk in quanto i prezzi in euro sono senza dubbio gonfiati e arrotondati per eccesso), ma grazie ad un consiglio di un amico islandese che conosceremo più tardi, con un "mi piace" su Facebook alla pagine ufficiale di Blue Lagoon riuscimmo ad usufruire di un piccolo sconto, a dire il vero quasi insignificante, ma vedendo come la nostra guida descriveva questo posto non potevamo certamente saltarlo: decidemmo allora di proseguire, sacrificando il nostro stomaco a qualche scatoletta di tonno in più.


Entrati trovammo degli spogliatoi ben attrezzati (ci mancherebbe altro, dati i soldi che si sono fregati per entrare!!) dove si lascia la propria roba e, prima di andare in acqua, tutti passano per delle docce a darsi una bella sciacquata.
Fatto questo, con asciugamano sotto braccio, ci spostammo all'aria aperta ad affrontare, tutti ancora bagnati dopo la doccia, l'aria fres... anzi freschissima.. forse fredda.. ehm, freddissima... o, meglio, ghiacciata!!!
Ma subito dopo arrivò la pace dei sensi, infatti quando ci siamo calati (è vietato tuffarsi) nell'acqua che sfiora i 40 gradi... bè, è davvero una goduria unica.

Il momento era veramente epico, leggiadri ci muovevamo qua e la nell'acqua calda avvicinandoci a sorgenti che emanavano vapore e zolfo in quantità, le nostre giovani marmitte guardavano invidiose le pozze che buttavano così tanto fumo, il nostro Censore -che originariamente è anche fotografo- si metteva le mani nei capelli (quei pochi che svolazzavano all'epoca) per non aver portato con sé la sua amata Reflex, e infine io me ne stavo arenato a riva con la pancia all'aria, a momenti credettero anche che fossi morto.

Dopo un tempo indeterminato era il momento di muoversi , è inutile dire che uscire non fu per niente facile: l'aria fuori, come già ben sapete, era seriamente ghiacciata e il tragitto fino alle docce sembrava più lungo di una maratona.

Una volta dentro, consiglio importante, è farsi più volte lo shampoo: infatti l'acqua della lagona è piena di zolfo e quest'ultimo fa indurire i capelli, quindi un paio di shampoo in più possono essere d'aiuto a farli ritornare alla normalità.

Altro consiglio importante, se avete intenzione di intraprendere un viaggio in Islanda riservate Blue Lagoon come ultima tappa, perché sarà un'ottima occasione per farvi riprendere al meglio dalle lunghissime giornate che vi riserverà la variegata natura islandese!

Poco dopo eravamo di nuovo in viaggio con destinazione Reykjavìk, capitale dell'isola che conta più della metà di tutta la popolazione islandese con i suoi 119mila abitanti -si, decisamente, per essere una capitale è senza dubbio piccola-.



Di monumenti, musei e robe culturali, a Reykjavik, c'è davvero poco e niente: c'è la chiesa principale che è molto carina, in stile moderno -consiglio di salire sul campanile per godersi forse l'unica vista dall'alto offerta da un'opera umana in Islanda-. Così, come prima tappa, abbiamo scelto un chiosco di hot dog, non uno come gli altri: difatti qui, qualche anno, fa il presidente degli stati uniti Bill Clinton lo definì l'hot dog più buono del mondo... evidentemente non mangiava da un mese o era il primo hot dog che mangiava in vita sua, infatti, almeno per me, fu una totale delusione, l'unica nota positiva è che non costava tanto e, almeno, avevamo pranzato!
Sempre lì avevamo appuntamento con un amico di Carlo D., un ragazzo conosciuto ad un incontro di intercultura a Riga, il simpatico Aron.
Arrivato più biondo che mai, ci portò a fare un giretto per la città, per qualche museo poco interessante e un passeggiata sul porto di Reykjavìk dove, passeggiando su un molo, ci fece notare una cosa piuttosto bizzarra ma che lascia pensare parecchio: su un lato del molo erano ormeggiate la barche che offrono l'opportunità di fare whale-watching, ovvero andare in mare aperto a vedere la balene, cosa bellissima senza dubbio (se volete farlo, il posto migliore di tutta l'Islanda è Husavik, ma ne parleremo più avanti), e dall'altro lato erano ormeggiate le barche che escono per PESCARE le balene.. può l'uomo essere così ipocrità? Nella storia ha dimostrato che sa fare anche di peggio, quindi non c'è più ormai da meravigliarsi!

Concluso il nostro tour per la capitale la sera il nostro Cicerone Aron ci aveva invitati ad un compleanno di una ragazza che festeggiava a casa sua in periferia di Reykjavìk, non potevamo dire di no, quale occasione migliore per conoscere un po' di gente del posto?? E poi, il nostro programma filava liscio, avevamo tempo libero quella sera e così ci andammo.

Che dire... erano tutte bionde!
 
Carlo L.

domenica 14 aprile 2013

Islanda - Giorno 1

26 Agosto 2012, uno dei quei giorni che ti segnano per tutta la vita, probabilmente.

Andare in Islanda vuol dire davvero tornare con occhi diversi a casa. Effettivamente, da quando sono tornato, non è passato nemmeno un giorno senza che io ripensassi a quei fantastici paesaggi. 
...basta parlare, è il momento di descriverli.

Il nostro volo, o meglio i nostri voli, partivano da Bari facendo tappa a Bologna, Berlino ed infine a Keflavik: il ritorno sarebbe stato Keflavik-Berlino-Milano-Bari.
Sì, per risparmiare bisogna anche mettere in conto di fare salti qua e là per mezza Europa, e quindi passare il primo giorno, inevitabilmente, a viaggiare fra un aeroporto e l'altro.

09.00 AM, Bologna: era una bella giornata, la temperatura oscillava fra i 60 e i 70 °C; vedendo il cemento sciogliersi, optammo per aspettare il prossimo aereo chiusi, al fresco dell'aeroporto, incollati ai climatizzatori.
Per le 12.00 AM atterrammo a Berlino, dove ci attendeva uno scalo di ben 7 ore. La temperatura era decisamente più clemente, così non ci facemmo pregare: il primo bus disponibile era nostro e in men che non si dica eravamo già in centro a pranzare da Burgermeister, con quello che a nostro parere è il migliore hamburger mai mangiato.
Burgermeister? Per chi non ne abbia mai sentito parlare, è un ex bagno pubblico trasformato in un chioschetto che sforna hamburger ai berlinesi 24 ore su 24 o quasi.
Non eravamo nuovi a Berlino, l'avevamo già visitata a Pasqua dell'anno prima -un po' più da turisti che da viaggiatori-, dispersi fra musei di giorno e discoteche di notte.. ma questa è un'altra storia!
Club der Visionaere

Così, dopo aver chiaramente esagerato con una decina di hamburger in quattro persone, decidemmo di rotolare qualche centinaia di metri più in là nel paradiso chiamato Club der Visionaere. Cos'è? Un bar.. ma alla berlinese! Per cui niente pensionati che giocano a tressette ma giovani. La location è semplicemente straordinaria: una zatterona su un affluente della Sprea e musica che sembra fatta pensando a quel posto. Fu li che passammo il nostro scalo berlinese, a pascere sotto degli splendidi salici che fanno da soffitto al club.

Cosi, rilassati più che mai, ritornammo in aeroporto: ci attendeva ancora l'ultimo volo in notturna, direzione ISLANDA!
Il volo aveva una durata di circa 4 ore... forse, perchè mischiandosi con le 2 ore di jet lag confondeva completamente le idee. Ma non era importante , prima o poi saremmo scesi.

Il volo fu... ehm, in aereo c'erano… ad esser sincero del volo posso raccontarvi poco e niente, dopo che le hostess della lufthansa ci donarono cuscino e coperta per dormire ci fu solo: buio. Era stata una giornata lunga e il sonno si fece sentire.
Non so se i miei compagni dormirono tutto il volo come me, ma fortunatamente il pianto di un bambino mi svegliò proprio durante la discesa. Si, per fortuna, perché mi permise di ammirare dall'oblò uno spettacolo unico; per prima cosa c'era la luce in cielo -ed era mezzanotte passata- e poi la terra sbuffava ovunque, erano chiaramente visibili vulcani e pozze che emanavano fumo verso di noi, come a dire "Ehi, noi siamo qui!".



Atterrati, recuperammo intontini i nostri zaini che avevamo salutato la mattina.
Per quella notte avevamo prenotato un piccolo appartamento su Booking, che grazie alle sue "offerte intelligenti" ci permise di risparmiare qualcosa e farci pagare una dozzina di euro a testa per dormire. La prenotazione comprendeva anche un servizio trasporto dall'aeroporto, ed infatti ad aspettarci fuori c'era un simpatico signore con un cartello con scritto CARLO ITALY. Fuori dall'aeroporto, l'aria era tanto fredda quanto pulita rispetto a quella che avevamo lasciato a Berlino, ma ci fece riprendere all'istante. Aspettavamo di trovarci di fronte ad un pulmino o qualcosa del genere, non sapevamo che in Islanda, anche chi non ha un euro ha comunque una macchina lussuosa. Infatti abbiamo scoperto, solo successivamente, che prima della crisi del 2008 le banche ti buttavano in faccia finanziamenti et similia per comprarti una macchina o una casa, diciamo un pò come succede in Italia… nei sogni!

Da Keflavik percorremmo una specie di strada statale deserta e senza luci, ci pensava il cielo ad illuminare, in direzione Gardur. Gardur in islandese vuol dire magico, e quel posto qualcosa di magico l'aveva davvero.
Percorrendo la strada ci guardavamo intorno ancora increduli, era difficile realizzare di essere in Islanda e che da li a poco sarebbe sorto il sole (da notare, l'orologio segnava 01.00 AM).
Eravamo a nord di Keflavik, alla punta di una penisola che puntava la Groenlandia, stavamo per andare a dormire quando, vedendo lo spettacolo dalle finestre, sulle ali dell'entusiasmo e dell'adrenalina, uscimmo in esplorazione del territorio.

C'era un faro che dominava le casette dei pescatori e che segnalava la presenza della terra ferma ai navigatori, il cielo aveva un colore particolare, quasi un viola chiaro con le nuvole che coprivano il sole, ma lui già c'era, c'era lì dietro, da qualche parte!

Facemmo qualche foto, credendo quasi che non avremmo avuto più occasioni di ammirare un panorama del genere...
 
 
...ma non potevamo nemmeno lontanamente immaginare che cosa la natura era pronta a regalarci da li in poi.
  Carlo L.

martedì 9 aprile 2013

Islanda: pre-partenza


Se c'è un posto che probabilmente non scorderò mai è sicuramente l'Islanda.

21 Giugno 2012: sessione di esami estiva conclusa al meglio e finalmente, con la testa più vuota che libera, si può pensare a quello che mi piace di più.
L'idea del tipo di viaggio che avrei voluto intraprendere quell'estate era l'unica cosa che mi riempiva la testa in quel momento. Dopo aver visto un film come Into the wild (2007, Sean Penn) è difficile non rimanerne folgorati.
Una storia vera: Alexandre Supertramp, ragazzo Californiano, decide di lasciare tutto e partire per raggiungere la Natura più selvaggia in Alaska (se non l'avete visto ve lo consiglio vivamente MyMovies IMDb).
Bene, l'idea era quella di immergersi nella Natura il più possibile restando in zona. Come prima scelta ci fu la Norvegia, che con i suoi maestosi fiordi si estende per non so quanti (ma tanti) chilometri in lunghezza fino a Capo Nord.

In compagnia del buon Lorenzo iniziammo ad informarci sui prezzi e la tipologia di viaggio da intraprendere, pensammo di arrivare in aereo ad Oslo e poi muoverci in treno fino a Capo Nord, ma cercando su internet scoprimmo 5 cose:
1) non esisteva volo diretto per nessuna città norvegese;
2) non esisteva un rete ferroviaria che ci permettesse di raggiungere le mete che ci interessavano;
3) i voli costavano tantissimo;
4) i mezzi pubblici costava ancora di più;
5) non saremmo potuti arrivare a Capo Nord.

Sfiduciatissimi decidemmo di passare e di vedere qualche meta un po' più alla portata.
Carlo D. sicuramente ricorderà il giorno in cui lo chiamammo dicendogli che avevamo deciso di andare a Barcellona. Naturalmente andare a Barcellona era economico ma non rappresentava nemmeno lontanamente quello che avremmo voluto fare quell'estate!
Volevamo immergerci in un'avventura alla into the wild e non andare per discoteche e robe del genere!
Lui ci minacciò, dicendo che piuttosto si sarebbe buttato dal balcone o che avrebbe smesso di fumare; preoccupati per le minacce, scartammo anche l'idea catalana e tornammo a considerare la luuunga Norvegia.

La svolta arriva un pomeriggio a cavallo fra Giugno e Luglio, quando il latitante Lorenzo mi chiama. 
Prima di dirvi che cosa mi disse, vi spiego perchè latitante: dovete sapere che il caro amico Lorenzo è famoso per le sue latitanze giustificate da dure sessioni di studio (riguardo quest'ultima parte, ancora oggi, tutti sono dubbiosi) e quindi lo si vede un giorno sì ed un mese no.
 Tornando a noi, il telefono squilla: Lorenzo, chissà che cazzo stava facendo, mi dice "perchè non provi a vedere se ci sono voli per l'Islanda??". Non permettendogli nemmeno di concludere la frase, mi precipitai su Skyscanner, sito che compara tutte le tratte offerte dalle varie compagnie aeree, sul quale è risaputo che io smanetti dalle 30 alle 40 volte al giorno facendomi mille viaggi e programmi che 1 volta su 100 si realizzano.
Piccola parentesi: quando uso skyscanner vedo solamente quali siano le tratte considerate dalle agenzie, poi di solito cerco di prenotare direttamente sul sito della compagnia aerea per risparmiare qualcosa.
Il risultato fu questo: c'erano voli per l'Islanda, precisamente per Keflavik, nel quale si trova l'unico aeroporto internazionale; problema, bisognava fare 2 scali con diverse compagnie, anche se i prezzi non erano disastrosi, anzi, erano più o meno gli stessi della Norvegia.. 
 
ma fermatevi un momento.. ci siamo scordati una cosa ..ma cosa c'è in realtà in ISLANDA??????
Molti, e vi assicuro che non sono pochi, confondono l'Islanda con l'Irlanda, ma vabbè, nessuno studia geografia a scuola quindi si è perdonati: ma noi, che avevamo preso in considerazione di andarci, forse avremmo dovuto documentarci un po'.

Fu così che mi innamorai.

Su internet esistono molti siti che offrono itinerari guidati (Viaggio_In_Islanda e Islanda.it sono i primi due che mi vengono in mente), da qui si può prendere spunto per creare il proprio itinerario: ci si può muovere con i pullman che percorrono tutta la costa in senso orario/antiorario, oppure affittare una macchina; economicamente non c'è differenza, ma la macchina è sicuramente l'opzione migliore, in quanto permette di non essere vincolati da orari e, sopratutto, di andare dove si vuole!

Consultando i vari siti internet è facile trovare immagini dell'Islanda, sembrano tutte saltate fuori da film di folletti diretti dal nostro Luigi, o robe del genere, ma fidatevi, gente, che quello che c'è lì si presenta davvero in quel modo, è tutto troppo magico! Ma andiamo con ordine, di questo parleremo dopo...

Dovevamo prenotare l'aereo, e viste le varie tratte decidemmo di andare alla nostra agenzia di fiducia a Trani (CTS, via Mario Pagano 183, li trovate anche su facebook CTS Agenzia Viaggi ), nella quale avemmo una piacevole sorpresa: infatti scoprimmo che Alitalia, per le tratte nazionali, applicava tariffe davvero vantaggiose per gli studenti e con la nostra ISIC card - fatta sempre all'agenzia - potemmo godere di questi sconti.
Avevamo prenotato in 4: io (Carlo L.), Lorenzo e Carlo D&Donato (che sarebbero diventate le Giovani Marmitte durante questo viaggio); il nostro Luigi, invece, si era già organizzato per un'escursione al Cern di Ginevra dove lo attendevano per trovare la particella di Dio.

Ormai eravamo dentro. Bisognava solo partire!
 
Carlo L.

sabato 6 aprile 2013

giovedì 4 aprile 2013

Conclusione

Quando leggevo, prima di partire, la guida, i diari di viaggio e gli innumerevoli siti del turismo della zona, leggevo di una Bretagna selvaggia, dove la natura ti fa dimenticare la città. Bene, oggi per concludere questo viaggio abbiamo deciso di farlo nel migliore dei modi, c'è un posto dimenticato dall'uomo si chiama Pointe du Raz.
Prima di andare a cercare su google le immagini di questo fantastico posto, o vedere le foto che alla fine di questo post inseriremo noi, aspettate un attimo.
Vi ci voglio portare io.
Con l'immaginazione.


L'immagine era questa.
Sopra di noi, nel cielo c'era il sole, ma era coperto da delle nuvole che non so come definire esattamente. Non erano le nuvole grigie da temporale, ma lasciavano passare la luce del sole creando un grigio tendente al bianco.
Nel cielo le più variopinte specie di uccelli creavano archi con i loro brevi voli per andare a ripararsi nei nidi distribuiti per tutta la scogliera.
Il vento, come per tutto il viaggio, non si è fatto pregare, e puntualmente era li ad accompagnarci fino alla fine.
La temperatura si era alzata ma l'onnipresente compagno di viaggio vento annullava quel "calore" che non posso che mettere fra virgolette per chi ci legge dal soleggiato sud Italia!

Sotto di noi. Pensate a quelle scogliere alte 70 m dove solo a guardare giù ti vengono i brividi.
La pietre li incastrate da chissà quanti anni che combaciano perfettamente, e alcune che sembrano dover franare da un secondo all'altro.
Grigio e nero che si confondono l'uno con l'altro e un sentiero che per noi non è sufficiente. Si perché quei cartelli che dicono "d'ora in poi sono cazzi vostri" sono per noi un invito indeclinabile.

E poi infine c'e lui. Il mio preferito. Blu come non mai, non lascia intravedere cosa c'è al suo interno creando inevitabilmente attorno a se un alone di mistero e un po' di angoscia. Si infrange continuamente contro il pezzo di terra sotto i nostri piedi che da l'impressione di poter cedere in qualunque momento alla sua infinita maestosità.

Ci siamo solo noi quattro, c'è un silenzio assordante, le onde si infrangono ripetutamente contro gli scogli e gli uccelli svolazzano qua e la preparandosi alla notte. Alle nostre spalle con lo sguardo speranzoso rivolto verso l'orizzonte e con le braccia protese per salvare un naufrago, una statua della Notre dame des Naufrages, a ricordare che l'uomo è troppo piccolo per poter affrontare la forza dell'oceano.

A sfidare l'oceano ad Est un faro del 1600circa si erge dal mare accompagnato da un altro più giovane del XIX sec.
Lo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi non è facilmente descrivibile e per quanto possa cercare le parole giuste credo che difficilmente mi avvicinerò mai a descrivere le sensazioni che si provano.

Concludere un viaggio in queste due splendide regioni con questa tappa probabilmente è il miglior modo per farlo. Andando via in macchina ci si guarda intorno ma è difficile parlare. La natura più selvaggia lascia qualcosa dentro, un misto di felicità e malinconia, si è felici perché si è assistito ad un magnifico spettacolo gratuito, e si è malinconici allo stesso tempo perché ci si rende conto di quanto si è impotenti al cospetto della Natura.

Torniamo a casa ancora una volta felici, perché un viaggio (come lo interpretiamo noi) non sarà mai solo divertimento, ma sempre una perfetta combinazione di nuove esperienze che aggiungeremo per sempre nel nostro personalissimo bagaglio.. in compagnia del nostro
amato tricolore da sbandierare per il mondo!
Au revoir Bretagne,
au revoir Normandie!

Carlo L.



lunedì 1 aprile 2013

Giorno 6

Come da buoni propositi e come promesso, ci siamo svegliati alle 8. Bene.

Ieri sera avevamo modificato il programma del viaggio, per motivi che comunicheremo successivamente, e oggi abbiamo davvero molta strada da fare.

In ogni caso, per le nove siamo già diretti verso Vannes. Una volta arrivati, subito rimaniamo estasiati per la bellezza del posto: palazzi in stile medievale, una bella vista sul mare ed una leggera brezzolina che accapponava la pelle, finché non ci siamo accorti, a causa dei numerosi parcheggi liberi, che qualcosa non quadrava... mancavano le persone!
Splendida casupola di Vannes
Rapiti dagli alieni, gli abitanti di Vannes erano inesistenti; l'unica forma di vita apprezzabile era data da un grazioso mercato al coperto nel centro storico, nel quale ci siamo concessi due caffè e, sentendoci in diritto, abbiamo utilizzato il tavolino per prepararci baguette da mezzo metro per il pranzo.

Megaliti di Carnac. Notare l'assoluta maestosità del monumento.



Fra palazzi e persone (italiani, gli unici vivi) ci siamo diretti verso i famosi megaliti di Carnac. Queste pietre, famose per essere della preistoria, ma soprattutto tante, non sono più alte di un puffo e ci hanno intrattenuto per molto poco tempo.








Spiaggia di Quibernon


All'una circa ci siamo ricordati che oggi è pasquetta: per non sentirci a nostra volta alienati dal mondo, abbiamo voluto celebrare l'evento sdraiandoci su una splendida spiaggia di Quibernon, affacciata sull'Atlantico, prendendo una bella oretta di sole e osservando gente che si divertiva a correre su kart a vela.





Ora ci stiamo dirigendo verso Pointe di raz, scogliera di 70 metri dalla quale speriamo di poter osservare il miglior tramonto possibile. Famosa inoltre per la sua assenza totale di wifi in ogni antro del luogo, è il motivo per il quale stiamo aggiornando ora.


Per il momento, i globetrotters salutano e ringraziano!

Au revoir!


 
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