giovedì 4 aprile 2013

Conclusione

Quando leggevo, prima di partire, la guida, i diari di viaggio e gli innumerevoli siti del turismo della zona, leggevo di una Bretagna selvaggia, dove la natura ti fa dimenticare la città. Bene, oggi per concludere questo viaggio abbiamo deciso di farlo nel migliore dei modi, c'è un posto dimenticato dall'uomo si chiama Pointe du Raz.
Prima di andare a cercare su google le immagini di questo fantastico posto, o vedere le foto che alla fine di questo post inseriremo noi, aspettate un attimo.
Vi ci voglio portare io.
Con l'immaginazione.


L'immagine era questa.
Sopra di noi, nel cielo c'era il sole, ma era coperto da delle nuvole che non so come definire esattamente. Non erano le nuvole grigie da temporale, ma lasciavano passare la luce del sole creando un grigio tendente al bianco.
Nel cielo le più variopinte specie di uccelli creavano archi con i loro brevi voli per andare a ripararsi nei nidi distribuiti per tutta la scogliera.
Il vento, come per tutto il viaggio, non si è fatto pregare, e puntualmente era li ad accompagnarci fino alla fine.
La temperatura si era alzata ma l'onnipresente compagno di viaggio vento annullava quel "calore" che non posso che mettere fra virgolette per chi ci legge dal soleggiato sud Italia!

Sotto di noi. Pensate a quelle scogliere alte 70 m dove solo a guardare giù ti vengono i brividi.
La pietre li incastrate da chissà quanti anni che combaciano perfettamente, e alcune che sembrano dover franare da un secondo all'altro.
Grigio e nero che si confondono l'uno con l'altro e un sentiero che per noi non è sufficiente. Si perché quei cartelli che dicono "d'ora in poi sono cazzi vostri" sono per noi un invito indeclinabile.

E poi infine c'e lui. Il mio preferito. Blu come non mai, non lascia intravedere cosa c'è al suo interno creando inevitabilmente attorno a se un alone di mistero e un po' di angoscia. Si infrange continuamente contro il pezzo di terra sotto i nostri piedi che da l'impressione di poter cedere in qualunque momento alla sua infinita maestosità.

Ci siamo solo noi quattro, c'è un silenzio assordante, le onde si infrangono ripetutamente contro gli scogli e gli uccelli svolazzano qua e la preparandosi alla notte. Alle nostre spalle con lo sguardo speranzoso rivolto verso l'orizzonte e con le braccia protese per salvare un naufrago, una statua della Notre dame des Naufrages, a ricordare che l'uomo è troppo piccolo per poter affrontare la forza dell'oceano.

A sfidare l'oceano ad Est un faro del 1600circa si erge dal mare accompagnato da un altro più giovane del XIX sec.
Lo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi non è facilmente descrivibile e per quanto possa cercare le parole giuste credo che difficilmente mi avvicinerò mai a descrivere le sensazioni che si provano.

Concludere un viaggio in queste due splendide regioni con questa tappa probabilmente è il miglior modo per farlo. Andando via in macchina ci si guarda intorno ma è difficile parlare. La natura più selvaggia lascia qualcosa dentro, un misto di felicità e malinconia, si è felici perché si è assistito ad un magnifico spettacolo gratuito, e si è malinconici allo stesso tempo perché ci si rende conto di quanto si è impotenti al cospetto della Natura.

Torniamo a casa ancora una volta felici, perché un viaggio (come lo interpretiamo noi) non sarà mai solo divertimento, ma sempre una perfetta combinazione di nuove esperienze che aggiungeremo per sempre nel nostro personalissimo bagaglio.. in compagnia del nostro
amato tricolore da sbandierare per il mondo!
Au revoir Bretagne,
au revoir Normandie!

Carlo L.



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