domenica 14 aprile 2013

Islanda - Giorno 1

26 Agosto 2012, uno dei quei giorni che ti segnano per tutta la vita, probabilmente.

Andare in Islanda vuol dire davvero tornare con occhi diversi a casa. Effettivamente, da quando sono tornato, non è passato nemmeno un giorno senza che io ripensassi a quei fantastici paesaggi. 
...basta parlare, è il momento di descriverli.

Il nostro volo, o meglio i nostri voli, partivano da Bari facendo tappa a Bologna, Berlino ed infine a Keflavik: il ritorno sarebbe stato Keflavik-Berlino-Milano-Bari.
Sì, per risparmiare bisogna anche mettere in conto di fare salti qua e là per mezza Europa, e quindi passare il primo giorno, inevitabilmente, a viaggiare fra un aeroporto e l'altro.

09.00 AM, Bologna: era una bella giornata, la temperatura oscillava fra i 60 e i 70 °C; vedendo il cemento sciogliersi, optammo per aspettare il prossimo aereo chiusi, al fresco dell'aeroporto, incollati ai climatizzatori.
Per le 12.00 AM atterrammo a Berlino, dove ci attendeva uno scalo di ben 7 ore. La temperatura era decisamente più clemente, così non ci facemmo pregare: il primo bus disponibile era nostro e in men che non si dica eravamo già in centro a pranzare da Burgermeister, con quello che a nostro parere è il migliore hamburger mai mangiato.
Burgermeister? Per chi non ne abbia mai sentito parlare, è un ex bagno pubblico trasformato in un chioschetto che sforna hamburger ai berlinesi 24 ore su 24 o quasi.
Non eravamo nuovi a Berlino, l'avevamo già visitata a Pasqua dell'anno prima -un po' più da turisti che da viaggiatori-, dispersi fra musei di giorno e discoteche di notte.. ma questa è un'altra storia!
Club der Visionaere

Così, dopo aver chiaramente esagerato con una decina di hamburger in quattro persone, decidemmo di rotolare qualche centinaia di metri più in là nel paradiso chiamato Club der Visionaere. Cos'è? Un bar.. ma alla berlinese! Per cui niente pensionati che giocano a tressette ma giovani. La location è semplicemente straordinaria: una zatterona su un affluente della Sprea e musica che sembra fatta pensando a quel posto. Fu li che passammo il nostro scalo berlinese, a pascere sotto degli splendidi salici che fanno da soffitto al club.

Cosi, rilassati più che mai, ritornammo in aeroporto: ci attendeva ancora l'ultimo volo in notturna, direzione ISLANDA!
Il volo aveva una durata di circa 4 ore... forse, perchè mischiandosi con le 2 ore di jet lag confondeva completamente le idee. Ma non era importante , prima o poi saremmo scesi.

Il volo fu... ehm, in aereo c'erano… ad esser sincero del volo posso raccontarvi poco e niente, dopo che le hostess della lufthansa ci donarono cuscino e coperta per dormire ci fu solo: buio. Era stata una giornata lunga e il sonno si fece sentire.
Non so se i miei compagni dormirono tutto il volo come me, ma fortunatamente il pianto di un bambino mi svegliò proprio durante la discesa. Si, per fortuna, perché mi permise di ammirare dall'oblò uno spettacolo unico; per prima cosa c'era la luce in cielo -ed era mezzanotte passata- e poi la terra sbuffava ovunque, erano chiaramente visibili vulcani e pozze che emanavano fumo verso di noi, come a dire "Ehi, noi siamo qui!".



Atterrati, recuperammo intontini i nostri zaini che avevamo salutato la mattina.
Per quella notte avevamo prenotato un piccolo appartamento su Booking, che grazie alle sue "offerte intelligenti" ci permise di risparmiare qualcosa e farci pagare una dozzina di euro a testa per dormire. La prenotazione comprendeva anche un servizio trasporto dall'aeroporto, ed infatti ad aspettarci fuori c'era un simpatico signore con un cartello con scritto CARLO ITALY. Fuori dall'aeroporto, l'aria era tanto fredda quanto pulita rispetto a quella che avevamo lasciato a Berlino, ma ci fece riprendere all'istante. Aspettavamo di trovarci di fronte ad un pulmino o qualcosa del genere, non sapevamo che in Islanda, anche chi non ha un euro ha comunque una macchina lussuosa. Infatti abbiamo scoperto, solo successivamente, che prima della crisi del 2008 le banche ti buttavano in faccia finanziamenti et similia per comprarti una macchina o una casa, diciamo un pò come succede in Italia… nei sogni!

Da Keflavik percorremmo una specie di strada statale deserta e senza luci, ci pensava il cielo ad illuminare, in direzione Gardur. Gardur in islandese vuol dire magico, e quel posto qualcosa di magico l'aveva davvero.
Percorrendo la strada ci guardavamo intorno ancora increduli, era difficile realizzare di essere in Islanda e che da li a poco sarebbe sorto il sole (da notare, l'orologio segnava 01.00 AM).
Eravamo a nord di Keflavik, alla punta di una penisola che puntava la Groenlandia, stavamo per andare a dormire quando, vedendo lo spettacolo dalle finestre, sulle ali dell'entusiasmo e dell'adrenalina, uscimmo in esplorazione del territorio.

C'era un faro che dominava le casette dei pescatori e che segnalava la presenza della terra ferma ai navigatori, il cielo aveva un colore particolare, quasi un viola chiaro con le nuvole che coprivano il sole, ma lui già c'era, c'era lì dietro, da qualche parte!

Facemmo qualche foto, credendo quasi che non avremmo avuto più occasioni di ammirare un panorama del genere...
 
 
...ma non potevamo nemmeno lontanamente immaginare che cosa la natura era pronta a regalarci da li in poi.
  Carlo L.

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