mercoledì 30 ottobre 2013

Cina - Giorno 6 - L'esercito di Terracotta

Dormivamo tutti profondamente. 

Sono le 08.00 di mattina: non so per quale motivo, sono sveglio.
All'improvviso, vedo spalancarsi la porta della cuccetta; l'amica controllore ci avvisa che, dopo due ore, saremmo arrivati alla stazione di Xi'an. 
Dopo due ore.
Non-sense. 

Tentiamo di rimetterci a dormire, ma all'improvviso parte, non si sa da dove, una canzone... tento di metterla in share dallo "youtube" cinese, spero si possa sentire, perchè questa é stata la nostra sveglia!



Ok, insomma, arriviamo provati a Xi'an, città più piccola e sicuramente più vivibile di Pechino. Quando dico piccola, intendo che vanta solo 4 milioni di abitanti!

Ma quanto smog c'è qui? Ovviamente, a Pechino oggi l'aria è pulitissima (c'è "70" come indice di smog, al contrario del "420" di ieri). 
Secondo me, siamo noi che ci portiamo lo smog dietro. 

Qui, il caos regna sovrano. Pechino era solo un addestramento, a confronto! 
Nessuno ti guarda nemmeno in faccia, sicuramente leggono scritte sulle nostre giacche come "urtatemi, vi prego!", per non parlare dei tassisti... Tralasciando il fatto che ti puntino aggressivamente nella speranza di investirti nel modo più cruento possibile, sfruttano la possibile ignoranza dello straniero per imporre prezzi improponibili. 
Purtroppo, non riusciamo a capire, dalla cartina, l'effettiva distanza da ricoprire fra stazione e alloggio, e ci facciamo proporre il viaggio in taxi a 100 Yuen dal tassista stesso. Poiché ci sembra eccessivo, facciamo entrare Carlo D in un hotel a 5 stelle: fingendosi un perfetto cliente, ha chiesto di chiamare un taxi... a 30 Yuen. Che, diviso 4, non sono nemmeno un euro! 
Raramente si può restare tanto soddisfatti quanto pagare un euro di taxi.

Posati gli zaini in più, ci siamo persi per Xi'an per trovare il pullman che ci avrebbe portati dal patrimonio dell'Unesco. Abbiamo percorso un paio di chilometri a piedi prima di capire che la nostra destinazione era alle spalle di dov'eravamo all'inizio.
Alla fine del giro turistico non voluto, intravediamo una signora che ci invita affettuosamente a salire sul suo pullman e, soprattutto, non su quello degli altri. A squarciagola. 

Piccolo inciso: non provate nemmeno a pensare di poter mai lavorare come dentisti in Cina, morireste di fame. Non è uno sfottó: seriamente non c'è "l'usanza" di curare i denti.

A malincuore saliamo su questo pullman, sul quale, probabilmente, si era tenuta una competizione culinaria poco prima.
Esercito di terracotta, arriviamo!

Dopo circa un'ora di tragitto, finalmente giungiamo a destinazione.
Dal parcheggio dei pullman, parte una via, per il sito archeologico, infestata da venditori ambulanti di souvenir e da ristorantini che -il dio del cibo italiano ci perdoni- sono pronti ad offrirti super pranzi a prezzi stracciati... 
E ci credo! 
Con quello che ti danno da mangiare, ci mancava solo che ti facessero pure pagare tanto. 

Scegliamo di entrare in un anfratto poiché interessati da una manciata di peperoncini verdi piccanti lasciati a terra: in men che non si dica, veniamo accerchiati da sei (sei, 6, VI) cinesine che ci spingono in una casetta; insomma, ci hanno tolto il problema di scegliere dove mangiare.

La faccia di Carlo L. per tutta la durata del pranzo basterebbe per descrivere un po' il suo stato d'animo... Solo il suo, perché il temerario sottoscritto e i due studenti cinesi, ormai assefuatti da questa cucina, mangiavano come se fosse il pranzo della domenica preparato dalla nonna! 
Ah.. A proposito della nonna! Sembrava di esserci davvero, non per il cibo ma per la location! Infatti, questa casetta era adibita a ristorante, ma si potevano chiaramente vedere le scritte "stanza da letto" e simili sulle porticine.
Affamati, ci accomodiamo ed impugniamo le bacchette.


Arriviamo all'ingresso, il ticket costa 150 Yuen: sbianchiamo. All'improvviso un signore ci indica e dice "student?" Confermiamo e subito ci viene indicata una biglietteria apposita per studenti a 75 Yuen a capoccia: per studenti cinesi, s'intende.
Ma tanto a loro piacciono i sorrisi italiani, sembriamo dei divi per loro, e così Carlo L, io, Maria e Carlo D offriamo loro, rispettivamente, la tessera dell'università di Bordeaux, l'abbonamento GTT alla metro torinese, il libretto universitario cinese (di Carlo D!) e una tessera sanitaria.

Superati i molteplici controlli entriamo nel complesso di edifici.
A dominare il tutto è senza dubbio il grigio che si mischia fra il cielo, i palazzi ed il pavimento, andando a creare un'atmosfera decisamente tetra ma allo stesso tempo sempre molto suggestiva.



La nostra amatissima Lonely Planet ci suggerisce di visitare, in ordine, il padiglione 3, 2 ed infine 1.
Diligenti, entriamo nel padiglione 1, poi nel 3 ed infine nel secondo.

Bè, anche noi vi suggeriamo questo ordine (3-2-1), perché, una volta al cospetto della schiera di soldati del padiglione 1, il resto non potrebbe mai stupirvi!







Senza dubbio il viaggio a Xi'an è ripagato da questo spettacolo! 

Finalmente, le foto dei libri di storia dell'arte prendono forma davanti a noi, e non possiamo che restare entusiasti davanti a questo spettacolo!

Così, dopo qualche foto di rito e qualche tentativo inutile di avvicinarci più del consentito, passiamo agli altri 2 padiglioni -che, sinceramente, dopo il primo, non ci hanno regalato grandi emozioni!-.  










Però abbiamo trovato un escamotage per fotografarci con l'esercito!










Ah, a proposito: non si potevano fare foto.

Non ci resta che visitare il museo che completa la schiera di edifici, nel quale veniamo piacevolmente sorpresi da una mostra sull'antica Roma. Fieramente, indosso il nostro tricolore al collo e tutti quanti, spavaldi, andiamo da una parte all'altra ammirando qualche resto del nostro antico popolo!

È ora di tornare a casa. Fuoriusciti dal museo, ci concediamo qualche altra foto: farsi scattare le foto da dei cinesi, però, è una lama a doppio taglio, perché poi devi fartene una con loro. E nel momento in cui fai una foto con uno di loro, altri ti fotografano. Anche i passanti.
Fotinception.

Ah, abbiamo visto una scolaresca. Altro che le nostre gite! Il modo in cui questi ragazzi diligenti, in divisa, si muovono in fila per due farebbe tranquillamente invidia ad un qualsiasi esercito in marcia. 

Saliti sul pullman -che, al contrario dell'andata, non trasportava sei persone ma centocinquanta, di cui una trentina in piedi- ci prepariamo ad un viaggio verso l'inferno. Un cinese trasporta bacon in una busta, o si è semplicemente tolto le scarpe, un altro sputa alle spalle di Carlo D e Maria e la mia guancia è leggiadramente accarezzata dalla mano penzolante di un terzo addormentato alle mie spalle.

-----

Rientrati a Xi'an, decidiamo di mangiucchiare qualcosa in un pub nella via più affollata e "giovane" del posto: dopo un po' di ricerche, compiamo l'ardua scelta di entrare in uno a caso... La fortuna ci assiste!
Appena entrati, un tizio dalle vaghe sembianze di Nostro Signore ci saluta, Carlo L si fa il segno della croce, tre bariste ci offrono un tavolo, due ci portano il menù, una cinesina inizia a cantare live e un pianista mezzo marcio accompagna il tutto.

Non c'è che dire, noi italiani risvegliamo i cuori di tutti.






                   

martedì 29 ottobre 2013

Cina - Giorno 5 - Road to Xi'an

Tanti auguri Carlo D!!


Dicevamo, c'era tanta birra. Nell'euforia generale, cantavamo tanti auguri in cinese e parlavamo in 4 lingue differenti, in un delirio di frasi "italinglecinofrancesi".

Ad un certo punto, arrivano tre ragazzi del posto che mi chiedono di chi sia il compleanno: spavaldo, indico Carlo.
In parole povere, era il ventesimo compleanno anche di un ragazzo cinese che, impavido, urla e si butta fra noi... credo che Carlo D non abbia mai fatto così tante foto in vita sua. 

Ah, sì.. Ci è svenuto uno davanti. Un simpatico cinesino Michelin che aveva alzato un po' troppo il gomito.

Comunque, una volta fuori dal locale (erano le 03.00), sia io che Carlo L ci facciamo prestare il mezzo preferito dai cinesi - un motorino elettrico - dal nostro nuovo amico francese Karl, con il quale ci improvvisiamo biker boys in 5 minuti di gloria.











Più tardi gli altri sarebbero andati a ballare, ma noi siamo persone responsabili e quindi decidiamo di andare a letto

Credo che l'impresa più ardua del viaggio sia stata far capire al tassista novantenne l'indirizzo del nostro alloggio. Dal cellulare non riusciva a leggerlo, Carlo L tentava eroicamente di spiegarglielo in francese, io provavo a fargli disegnini con le mani.
Dopo aver espressamente chiesto di lasciarci nella hall (dentro, con tutto il taxi), capiamo che è davvero ora di andare a dormire.

Per farvi capire i livelli d'euforia, Carlo L m'ha detto di volermi bene.
Sono le 03.45

-----

Per l'ultima giornata intera da passare a Pechino, mancava all'appello dei posti da visitare il Tempio del Cielo. Essendo una tappa importante, ci siamo svegliati prestissimo.
Alle 05.00.
Italiane.
Quindi, a mezzogiorno e mezzo in punto, riusciamo a trascinarci in un taxi per farci portare a destinazione. Il cielo era osceno, controllando i livelli di smog si leggeva "420": praticamente, c'era scritto "hazardous" in rosso, ma si leggeva "se respiri quest'aria, sei morto".
A pieni polmoni, ci facciamo trasportare a finestrini aperti, per un'ora, nella "circonvallazione" di Pechino (per inciso, è di 200 e più chilometri) verso il Tempio del Cielo.
La bellezza del Tempio del Cielo è data anche... Dal cielo. Quando il cielo non c'è per lo smog, e il sole tramonta alle 2 di pomeriggio, è solo un tempio.
Insomma, andiamo a visitare questo tempio, detto "del cielo", che dovrebbe sprizzare di colori vivaci (ma che purtroppo, ai nostri occhi, appaiono grigiolini e spenti). 

Tralasciando questo inconveniente, la vista del terzo punto panoramico, il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto (per inciso, costruito interamente senza chiodi), immerso in una foschia misteriosa, è parecchio suggestiva. Nella prossima foto, ci troviamo all'Altare Circolare, con in mezzo la Volta Celeste Imperiale.

Giunti all'ultima tappa, torniamo indietro e ci dirigiamo verso l'uscita. Costeggiando il viale principale con i tre punti di interesse, notiamo un parco enorme, perfettamente pulito, in silenzio e in un'atmosfera talmente pacifica da farci fermare: questi geni, tra l'altro, hanno messo dei piccoli altoparlanti con soft music tradizionale cinese, il cui effetto complessivo è decisamente piacevole.

Poco dopo, eravamo già ritornati alla base per preparare gli zaini.

A proposito, siamo rimasti contenti di essere ripassati per piazza Tian an Men un'ora prima dell'attentato. Cioè, sarebbe stato sorprendente da vivere in prima persona, ma in prima persona preferiamo vivere.

Road to Xi'an

I bagagli sono pronti, è ora di dirigerci in stazione.

La stazione. La stazione ovest di Pechino, una delle quattro e non la più grande, non è una stazione. È una specie di megalopoli a tre piani, con metal detector squillanti e luci da far invidia ad un concerto dei Kiss. Ovviamente, non ci ripetiamo nei discorsi: inutile parlare delle valanghe di cinesi infervorati e in ritardo. 

Non siamo da meno, e con due zainoni in spalla a testa corriamo per i larghi corridoi, comunque troppo stretti per contenere tutti: abbiamo 7 minuti per raggiungere il treno, e conoscendo le "unità di misura" Cinesi, il nostro treno si dovrebbe trovare grossomodo in Tibet
Come giganti fra folletti, ci facciamo strada a suon di zainate usando Carlo D come ariete. In men che non si dica giunge voce della nostra invasione e, come tanti Mosè, vediamo il Mar "Giallo" aprirsi davanti a noi.

E siamo qui, nel nostro loft 2x1,5 metri, a mangiar sushi, frittate di patate e banane. 

4 letti, un treno, un biglietto per Xi'an e 12 ore di viaggio. Nulla di più piacevole per concedersi un po' di riposo. 
Il treno cigola, però. 
E le gentili signore controllore, affettuose, vengono ogni ora a verificare se siamo ancora in cabina. 
Che gente fantastica.

Ciao Pechino, 谢谢 .




                   

Cina - Giorno 4 - Un Italianyesser ventenne

Anche oggi ci siamo svegliati presto. Sinceramente, ci chiediamo ancora come sia possibile che la nostra natura umana non abbia ancora fatto capolino per dirci "mo' basta, eh!".
In realtà, non era nemmeno così tanto presto: il nostro intento era riuscire a prendere uno dei mezzi pubblici che gli hotel mettono a disposizione dalle 07.30 alle 08.30... Ma così sarebbe stato davvero troppo presto.

Di buonumore, io e Carlo L prendiamo un taxi per raggiungere il Palazzo d'Estate, residenza estiva degli imperatori: arrivati a destinazione, notiamo un piccolo supermarket vicino all'ingresso. Sapendo quanto siano pericolosi, a livello di "costo", i negozietti "turisticizzati", decidiamo di far rifornimento lì fuori: che puzza di crauti a prima mattina! Un tanfo clamoroso. Questi tizi cucinano nei supermarket! 
Scappiamo via e ci catapultiamo all'ingresso del Palazzo. Praticamente, questa enorme residenza estiva ha, al suo centro, un mastodontico lago artificiale, contornato da piccoli isolotti con ponti, fiorente vegetazione e strutture caratteristiche. Davvero uno spettacolo meraviglioso... Sulla guida! Perché oggi il livello di smog è catalogato come 308 (sono statistiche ufficiali fornite dalla Repubblica Cinese stessa. Milano, nei suoi giorni più bui, sfiora i 45-50. Fino a 110 è "average", fino a 200 "dangerous". Noi eravamo oltre i 300, in un piacevole "hazardous"), e quindi non si vedeva ad un palmo dal naso. 

Decidiamo, comunque, in uno sprizzo di vena atletica, di noleggiare una barchetta non autopropulsa. E così, a suon di pedalate, salpiamo come una felice coppietta, ripresi sorridenti da migliaia di Nikon da millemila euro.

Magicamente, l'aria si fa più pulita e il sole inizia a non essere più visibile senza occhiali da sole: ed è qui che la vena artistica dei cinesi si fa largo in un posto così meraviglioso. Una enorme paperella di gomma gialla, di un 10x10 metri, galleggiava ormeggiata ad un pontile, in tutta la sua maestosa bruttezza: 
abbiamo chiesto a tutti se avesse un significato religioso/culturale, per evitare di prenderla per il culo qui sopra; no, non ha senso, è stata messa lì 10 giorni fa e verrà tolta a fine mese, non ha uno scopo ed è gialla. Vabbè.

È da ammettere, è stato abbastanza stancante, le pale non erano proprio efficientissime e quindi navigavamo ad una frizzante velocità di 2 km/h: però, anche grazie alla migliore visibilità, il luogo si presentava sufficientemente mistico da ripagare lo sforzo.


Lasciata l'imbarcazione, ci dirigiamo a piedi nelle piattaforme costeggianti il lago.

Saliamo infine su per il Tempio Di Buddha, fino in cima al Padiglione del Profumo Buddhista.

Terminato il piacevole giro turistico, troviamo un tassista e ci facciamo portare all'hotel di Carlo D e Maria. Oddio, "ci facciamo portare" è troppo: gli diciamo che vogliamo andar lì.
Apro una parentesi: tralasciando il fatto che il cambio monetario, per i cinesi, sia sfavorevole, per di più i tassisti sono estremamente sottopagati! Fino a che non si compiono 2,5 km, il tassametro è fermo a 13 Yuan, che sono meno di 2 euro; se l'auto è ferma, il tassametro non avanza; provano fastidio se lasci una mancia.
Insomma, probabilmente frustrati e repressi, tutti i tassisti non ti lasciano mai a destinazione. Come l'isola che non c'è, loro arrivano in zona e poi impazziscono, gesticolando e incazzandosi col mondo. Tra l'altro, anche producendoli, di Tom Tom nemmeno l'ombra.
Poiché questo soggettone era abbastanza fuori di capoccia, decidiamo di scendere al civico 68 della via. Tanto saremmo dovuti arrivare al 58, che saranno mai 5 portoni?

Ecco l'altra chicca cinese. 
I civici non sono dei portoni. 
I civici non sono dei palazzi.
I numeri civici sono isolati interi! E questi isolati sono tante piccole città.
Armati di tanta pazienza (dopo la muraglia e la pedalata di stamattina, chi ci ferma più?) facciamo questo chilometro e mezzo: decidiamo con gli altri, per la sera, di perderci per gli Hutóng; purtroppo, Maria non ci avrebbe onorato della sua presenza, colpita da un "misterioso" malore.

Sbarcati a Houhai, ci troviamo nella parte più turistica degli Hutóng: dovevamo fare assolutamente un giro in tutti i negozietti inutili del posto, per poi perderci nelle viottole, piccole vie negli anfratti più bui della Cina che neanche i peggior bar di Caracas descriverebbero a sufficienza.
In queste ultime, al buio, sotto un lampione, notiamo un uomo incappucciato con del fumo che gli si innalzava alle spalle: l'atmosfera tetra era accentuata da un leggero venticello che scuoteva delle cigolanti lanterne cinesi, un paio di cani randagi e vecchietti random alle porte dei sottani. 


Carlo D si fa coraggio e va a parlarci: egli era semplicemente un venditore di Chunr, spiedini di carne di montone, che abbiamo assaporato fuggendo da quel luogo proibito all'umanità. 

Rincasiamo per prepararci per la serata.

Arriviamo a cena alle 20.30. Fra sushi, birra, oggetti-non-meglio-identificati di polipo e altre buonissime porcherie, dopo qualche brindisi Maria scompare, lasciando dietro di sé un bigliettino. 
Carlo D lo apre e rimane shockato: ecco spiegato il misterioso malore. La sua ragazza gli aveva organizzato una caccia al tesoro in giro per Pechino. 
Per Pechino.
E noi non riusciamo a trovare la metro.

Gasati più di lui, lo seguiamo in questo viaggio a sfascio in 7 tappe, una più infrattata dell'altra: prima da un fruttivendolo, poi ad un "ristorante" (baracchini di cibo da strada, tradotto dal nome cinese) e da un "barbecueista", per concludere il tutto in un pub "caffè corretto", nel quale molti amici e compagni di corso di Carlo D lo attendevano per festeggiare con lui, a mezzanotte, il suo ventesimo compleanno. 

23.59
Wû sì sān èr yī
五四三二一
(5, 4, 3, 2, 1...)

... poiché descriviamo tutto giorno per giorno, e questo è stato abbastanza intenso e piacevole, ci fermiamo qui con il racconto. Per non rovinarlo, s'intende.
In realtà, la serata era appena incominciata e il bello doveva ancora arrivare.

A presto con la parte 2



                   

sabato 26 ottobre 2013

Cina - Giorno 3 - La Grande Muraglia

Chiunque abbia avuto l'occasione di trovarsi al nord, Milano, Torino o dintorni che sia, avrà sicuramente notato come la città e la sua gente non aspetti nessuno
Ognuno ha i suoi impegni: chi per il lavoro, chi per la scuola, ogni singola persona si sente così libera di essere "schiava" da correre su e giù per le strade, in un senso di alienazione generale.


Bene, Pechino non è da meno. 
Anzi, aggiungiamo alla grande città nordica sopracitata strade a 8 corsie, nessun semaforo per i passaggi pedonali su queste enormi autostrade cittadine, una caterva di cinesi che fungono loro stessi da turisti e un cielo sicuramente limpido al di sopra dello smog, ed ecco come il semplice "ragazzi ci vediamo alle 9.30 al 919 della stazione di jishuitan" diventa un'impresa eroica. 
Metro introvabile, gente del posto che si sente a tutti gli effetti (e a ragion di logica, sono 1.300.000.000), in diritto di non conoscere l'inglese nel loro mondo magico... 
Non è semplice vivere qui, davvero.
Fortunatamente, riusciamo a ripescare Carlo D in compagnia della sua fanciulla, la quale entra a tutti gli effetti a far parte della spedizione: Maria, infatti, studia lingue a Shanghai e ne ha approfittato per visitare i "dintorni" con noi.

Ok, i pullman li abbiamo trovati. 
Ora bisogna solo attraversare la strada: restiamo per qualche istante fermi, tentando di cogliere dagli altri come si facesse a valicare queste strade ultra trafficate senza semafori. Nulla di più semplice.
È sufficiente buttarsi in mezzo alla strada e sperare in un'inchiodata con i fiocchi annessa ad un "mannaggia a Mao Tzetung" nei nostri confronti. 

I cinesi son strani. Sono la gente più educata del mondo durante le file: 
diligenti, a coppie, aspettano pazientemente il pullman... all'arrivare del quale, probabilmente sostituiti da controfigure, si scaraventano contro i vetri scansando gente a spallate e battendo i pugni per farsi aprire. 
Indubbiamente i più cafoni mai visti finora.
A proposito di cafoni, la fila era lunga, noi siamo passati davanti a tutti salendo indisturbatamente per primi. 
Oh, in fin dei conti, siamo italiani.

Ulisse ci insegna che i viaggi lunghi servano a ritrovare se stessi, le peripezie a capire le nostre forze e la mancanza di comodità a capire che non tutto ci è dovuto.

Nel viaggio per Badalign (nome che abbiamo ripetuto mille volte, "Badalìn Badalìn!", attirando sufficientemente l'attenzione) ecco che la legalità si esprime in tutta la sua completezza: un viaggio di 70 km verso la muraglia in un pullman da 40 posti a sedere, contenente almeno 100 persone IN PIEDI. Ad una media di 20 km/h.

Difatti, tre comode ore dopo arriviamo a destinazione. Già durante il tragitto si scorgevano i primi cenni di costruzioni storiche, li nascoste fra la flora: lo ammetto, tutte le difficoltà mattutine hanno lasciato spazio a stupore e soddisfazione; finalmente, dopo il Colosseo, eravamo arrivati alla seconda Meraviglia del Mondo.

Il tratto della strada di Badaling è uno dei più famosi per l'accesso e la visita della muraglia, in quanto interamente percorribile, restaurato e sufficientemente accessibile.
Dopo aver fatto un giro turistico per i bagni pubblici (giuro, ci siamo entrati per visitarli. Mai scelta fu più avventata.), ci incamminiamo, in salita, verso quella che sarebbe dovuta essere la stazione dell'ovovia che ci avrebbe portato in cima alla Grande Muraglia.
Che era scomparsa. Non chiusa, scomparsa. Le frecce la indicavano, ma lei non c'era.




Senza perderci d'animo, armati da ieri pomeriggio di Perseveranza, decidiamo di scalarla a piedi. 
La fila per il biglietto era lunga...
quindi i due Carlo si sono diretti davanti a tutti gli altri, salutandoli. Tanto loro ridono. 
Facendoci strada fra milioni di cinesi, ci incamminiamo in quello che credevamo fosse il punto più in alto.


Bisogna ammetterlo, la forza d'animo dei paesani del luogo è immensa: c'erano ultra novantenni, barba bianca e rughe annesse, che scavalcavano questi gradoni di altezza variabile, fra i 40 e i 70 centimetri, con grande impegno.
Sul serio, ogni gradino era alto mezzo cinese. Ma, comunque, nella loro pace e tranquillità riuscivano a proseguire, anche se, visto il loro ritmo incalzante, saranno ancora lassù.
Noi, che non ci accontentiamo mai, siamo arrivati fin sopra: nulla lasciava immaginare che ci fossero altri sei pendii, senza neanche i gradoni, su strada sdrucciolevole a 20-25% di inclinazione, ad aspettarci. 

Per non parlare dei bambini cinesi che scivolavano giù tentando di tranciarti le caviglie.

Passato l'ictus per lo shock, proseguiamo. Le successive 4 ore sono state di pura esplorazione, con il sole che dolcemente cambiava colorito, passando da un grigiolino annebbiato ad un intenso dorato: più proseguivamo più la folla si sfoltiva, e a 1000m di altezza eravamo "quasi" da soli. La stanchezza non importava più, il panorama ci stava rigenerando completamente.

A tal punto che Carlo L ha proposto di continuare oltre l'uscita a 500m da noi. Scrutando attentamente il paesaggio, notiamo che la muraglia di perdeva a vista d'occhio dopo tre catene montuose, per qualche chilometro, in un misto di saliscendi intensi.


Quindi, dopo una fragorosa risata di risposta, lo abbiamo trascinato fuori. Non ci andava di ripescarlo domattina in Tibet.
Uscendo, abbiamo notato un qualcosa che più fuori luogo non c'era: bancarelle ce ne sono in abbondanza, con roba impensabile, ma ditemi dove diavolo si pensa di poterne trovare una con degli orsi dentro. 
Degli orsi. Orsi
Non quelli di peluches.
Orsi veri, neri e affamati di pezzi di mela acquistabili a pagamento. Ah, si, questi orsi sapevano gesticolare, richiamavano l'attenzione puntandoti la zampa contro e poi puntando la loro stessa bocca.
Che cinesata.

Ora arriva il bello. Ricordate la cafonaggine della fila? Ci siamo superati
Una fila lunga un chilometro, non finto, un chilometro vero contenente migliaia di persone in fila per due! Bè, noi li abbiamo passati uno ad uno. Puntandogli il dito.
"Ti sto superando"
"Anche tu sei stato fregato"
"Sto superando anche te, ciao!"
Come ridevano. Ci salutavano, sorridevano, volevano farsi le foto con noi.
Diciamo che hanno cambiato idea non appena siamo entrati nella fila a 10 metri dal pullman: ma è stata sufficiente una sciarpa sulla bocca, lo scaldacollo come mascherina, occhiali da sole, una pannocchia cotta trovata li vicino e qualche parola in cinese per far perdere le nostre tracce.

Saliti sul pullman, ci siamo addormentati abbastanza in fretta per risvegliarci appena dopo il tramonto al centro di Pechino. Rigenerati, ci siamo fiondati nella ghost street, o detta via delle lanterne.

Qui abbiamo assaggiato un frutto locale dal nome impronunciabile ma onestamente buono, una specie di piccolo mango, o grande licis.
La via è molto turisticizzata, però conserva di certo l'aspetto folkloristico del luogo.

Abbiamo cenato in un locale che offriva un ottimo fish&chips: molto gradito, dato che ci eravamo scordati di pranzare. 
Il cibo non è mai una priorità nei nostri viaggi, anzi, in alcuni casi è addirittura un "ostacolo": però, ad un certo punto, dobbiamo arrenderci alla nostra natura umana.

Ed ecco che, dopo un paio di fermate di metro, siamo rientrati alla base.

Domani la sveglia suonerà prepotentemente presto, quindi è ora di andare a dormire: il palazzo d'estate ci aspetta.







                                                                       

venerdì 25 ottobre 2013

Cina - Giorno 2 - La città proibita

Ore 8.38. 
Suona la sveglia, e non c'è jet lag che tenga. Una rapida doccia e, in pieno orario, arriva lo squillo del nostro amico cinese Carlo D. 
Decide di portarci a casa sua, non tanto per farcela vedere, ma così avremmo potuto scaricargli i mille pacchi di taralli pugliesi che tanto voleva. E un barattolo di pomodorini secchi.

Dopo questa breve sosta, iniziamo a girovagare per Pechino: in un batter d'occhio arriviamo alla metro, compriamo un abbonamento da 20 Yuan (ricordiamo il cambio di circa 1:8 con l'euro. Costa meno di 2.5€ e ti fornisce almeno 10 corse) e ci sottoponiamo ai controlli. No, non siamo in aeroporto, ma a Pechino hanno rulli a raggi x per il controllo borse anche nella metropolitana.
Metropolitana che, per inciso, è enorme.
Fra un cambio di linea qua e una puzza la, arriviamo. Non vogliamo fare i pesanti con il fatto degli odori, ma seriamente, fra smog e non-vogliamo-sapere-cosa, l'aria é irrespirabile. Se doveste mai arrivare qui, siate preparati.

Dopo qualche cambio, siamo arrivati a Piazza Tien an men, una delle piazze più grandi del mondo, famosissima per il ritratto a gran vista del fondatore della macchina di soldi più potente del mondo, la Repubblica Popolare Cinese. 
E così il signor Mao Tzetung sovrastava imponente il paesaggio, venerato da tutti.

Anche se il nome lo "sconsigliava", siamo prepotentemente entrati nella Città Proibita dopo aver acquistato il biglietto da 60 Yuan. Cioè, in realtà ne abbiamo varcata la soglia, e poi ci siamo trovati completamente spaesati fra migliaia e migliaia di persone, più cinesi stessi che turisti, in una sensazione di smarrimento mista alla consapevolezza di trovarsi in un mondo totalmente diverso dal nostro.

L'enorme viale lungo si ergeva imponente a cavallo di due file di strutture parallele fra loro, edifici maestosi che si richiudevano, a distanza, in tre porte distinte: la porta della purezza celeste, all'interno della quale si poteva notare una delle portantine d'oro dell'imperatore; la porta meridiana, luogo in cui l'imperatore annunciava il calendario nuovo al solstizio d'inverno; e per ultima la porta che ci conduceva a tre palazzi, cioè il palazzo della suprema armonia, il palazzo dell'armonia centrale e il palazzo della perseveranza. Dentro questi ultimi, gli imperatori cinesi tenere le cerimonie. 

Subito dopo, varcando l'ultima porta, giungiamo al giardino imperiale, veramente ben curato e stranamente silenzioso, al di la della folla.
Tentiamo di uscire dal retro della città proibita, ma ci riusciamo solo dopo aver fatto suonare l'allarme "return audio-guide" in un weeeeee molto fragoroso e imbarazzante. 
L'impatto della città proibita era stato sicuramente forte, ma c'era un non so che di deludente. Forse la gran folla, o la ripetitività del paesaggio: sta di fatto che Carlo L, senza se e senza ma, ci ha incitato amorevolmente a tornare all'interno e ad esplorarla meglio.
In un momento di sfacciataggine, Carlo D annuncia alle guardie di aver lasciato i genitori all'interno. Rientrando senza pagare, ci avventuriamo nei vicoli della città proibita all'esterno del viale principale: restiamo estasiati. La scoperta di questi anfratti sconosciuti ai più era emozionante, non vi era nulla di monotono e le caratteristiche colorazioni cinesi si facevano vive sempre più ad ogni passo.

Ci raggiunge Ilaria, l'amica di Carlo D che studia lingue qui con lui, e resta in nostra compagnia fino a pomeriggio inoltrato.
Finalmente soddisfatti, veniamo fuori dalla grande città e ci dirigiamo a Jing Sang Park, collina artificiale creata con la terra degli scavi del fossato della città proibita. Dalla cima di un piccolo tempio religioso abbiamo potuto ammirare Pechino dall'alto... E scattare qualche foto anche per noi!


Non trovando un taxi da nessuna parte per raggiungere un "posto caratteristico", cediamo alle proposte di un tizio di dubbia legalità in sella ad una portantina biposto, che ci ha scarrozzato, contromano, in mezzo alle macchine, in quattro fino a destinazione.
Decidiamo, dopo quest'esperienza appagante, di infognarci in una viottola che conteneva tutti gli odori possibili al mondo. 
Sul serio.

Per non parlare di scorpioni fritti, stelle marine cucinate e serpenti alla griglia. Ah, Carlo D l'ha comprato, quest'ultimo. Lo abbiamo salutato alle 22 circa, dovrebbe essere ancora vivo.

Subito dopo siamo andati al mercato della seta, dove abbiamo trascorso il resto della giornata fra mille negozi divisi in otto piani. È il più gran mercato di Pechino (forse del mondo), si può trovare qualunque, e non per eufemismo, qualunque cosa esista sul mercato mondiale. Per di più si può contrattare fino alla morte. Se il prezzo non piace, basta far finta di offendersi e andarsene: tanto loro ti inseguono abbassando il prezzo. Il processo si ripeteva parecchie volte, ai limiti del mal di testa: purtroppo abbiamo notato che, sotto i 60 Yuan, per un paio di Vans non scendono. Vabbe, son sempre meno di 8 euro.

Dopo un giro in notturna, è ora di andare a dormire.

La grande muraglia ci attende.



                   

 
Design by Wordpress Theme | Bloggerized by Free Blogger Templates | free samples without surveys