venerdì 25 ottobre 2013

Cina - Giorno 2 - La città proibita

Ore 8.38. 
Suona la sveglia, e non c'è jet lag che tenga. Una rapida doccia e, in pieno orario, arriva lo squillo del nostro amico cinese Carlo D. 
Decide di portarci a casa sua, non tanto per farcela vedere, ma così avremmo potuto scaricargli i mille pacchi di taralli pugliesi che tanto voleva. E un barattolo di pomodorini secchi.

Dopo questa breve sosta, iniziamo a girovagare per Pechino: in un batter d'occhio arriviamo alla metro, compriamo un abbonamento da 20 Yuan (ricordiamo il cambio di circa 1:8 con l'euro. Costa meno di 2.5€ e ti fornisce almeno 10 corse) e ci sottoponiamo ai controlli. No, non siamo in aeroporto, ma a Pechino hanno rulli a raggi x per il controllo borse anche nella metropolitana.
Metropolitana che, per inciso, è enorme.
Fra un cambio di linea qua e una puzza la, arriviamo. Non vogliamo fare i pesanti con il fatto degli odori, ma seriamente, fra smog e non-vogliamo-sapere-cosa, l'aria é irrespirabile. Se doveste mai arrivare qui, siate preparati.

Dopo qualche cambio, siamo arrivati a Piazza Tien an men, una delle piazze più grandi del mondo, famosissima per il ritratto a gran vista del fondatore della macchina di soldi più potente del mondo, la Repubblica Popolare Cinese. 
E così il signor Mao Tzetung sovrastava imponente il paesaggio, venerato da tutti.

Anche se il nome lo "sconsigliava", siamo prepotentemente entrati nella Città Proibita dopo aver acquistato il biglietto da 60 Yuan. Cioè, in realtà ne abbiamo varcata la soglia, e poi ci siamo trovati completamente spaesati fra migliaia e migliaia di persone, più cinesi stessi che turisti, in una sensazione di smarrimento mista alla consapevolezza di trovarsi in un mondo totalmente diverso dal nostro.

L'enorme viale lungo si ergeva imponente a cavallo di due file di strutture parallele fra loro, edifici maestosi che si richiudevano, a distanza, in tre porte distinte: la porta della purezza celeste, all'interno della quale si poteva notare una delle portantine d'oro dell'imperatore; la porta meridiana, luogo in cui l'imperatore annunciava il calendario nuovo al solstizio d'inverno; e per ultima la porta che ci conduceva a tre palazzi, cioè il palazzo della suprema armonia, il palazzo dell'armonia centrale e il palazzo della perseveranza. Dentro questi ultimi, gli imperatori cinesi tenere le cerimonie. 

Subito dopo, varcando l'ultima porta, giungiamo al giardino imperiale, veramente ben curato e stranamente silenzioso, al di la della folla.
Tentiamo di uscire dal retro della città proibita, ma ci riusciamo solo dopo aver fatto suonare l'allarme "return audio-guide" in un weeeeee molto fragoroso e imbarazzante. 
L'impatto della città proibita era stato sicuramente forte, ma c'era un non so che di deludente. Forse la gran folla, o la ripetitività del paesaggio: sta di fatto che Carlo L, senza se e senza ma, ci ha incitato amorevolmente a tornare all'interno e ad esplorarla meglio.
In un momento di sfacciataggine, Carlo D annuncia alle guardie di aver lasciato i genitori all'interno. Rientrando senza pagare, ci avventuriamo nei vicoli della città proibita all'esterno del viale principale: restiamo estasiati. La scoperta di questi anfratti sconosciuti ai più era emozionante, non vi era nulla di monotono e le caratteristiche colorazioni cinesi si facevano vive sempre più ad ogni passo.

Ci raggiunge Ilaria, l'amica di Carlo D che studia lingue qui con lui, e resta in nostra compagnia fino a pomeriggio inoltrato.
Finalmente soddisfatti, veniamo fuori dalla grande città e ci dirigiamo a Jing Sang Park, collina artificiale creata con la terra degli scavi del fossato della città proibita. Dalla cima di un piccolo tempio religioso abbiamo potuto ammirare Pechino dall'alto... E scattare qualche foto anche per noi!


Non trovando un taxi da nessuna parte per raggiungere un "posto caratteristico", cediamo alle proposte di un tizio di dubbia legalità in sella ad una portantina biposto, che ci ha scarrozzato, contromano, in mezzo alle macchine, in quattro fino a destinazione.
Decidiamo, dopo quest'esperienza appagante, di infognarci in una viottola che conteneva tutti gli odori possibili al mondo. 
Sul serio.

Per non parlare di scorpioni fritti, stelle marine cucinate e serpenti alla griglia. Ah, Carlo D l'ha comprato, quest'ultimo. Lo abbiamo salutato alle 22 circa, dovrebbe essere ancora vivo.

Subito dopo siamo andati al mercato della seta, dove abbiamo trascorso il resto della giornata fra mille negozi divisi in otto piani. È il più gran mercato di Pechino (forse del mondo), si può trovare qualunque, e non per eufemismo, qualunque cosa esista sul mercato mondiale. Per di più si può contrattare fino alla morte. Se il prezzo non piace, basta far finta di offendersi e andarsene: tanto loro ti inseguono abbassando il prezzo. Il processo si ripeteva parecchie volte, ai limiti del mal di testa: purtroppo abbiamo notato che, sotto i 60 Yuan, per un paio di Vans non scendono. Vabbe, son sempre meno di 8 euro.

Dopo un giro in notturna, è ora di andare a dormire.

La grande muraglia ci attende.



                   

5 commenti :

Anonimo ha detto...

ma la Vans...tarocche?

Luigi M. ha detto...

Taroccatissime!!
Ne vuoi un paio? :)
Ciao

Carlo Dragonetti ha detto...

Sono fatte dagli stessi bambini che fanno quelle originali, poi alcune le mettono nelle scatole e le portano in Europa altre le lasciano in Cina!
W il potere d'acquisto!!!

Anonimo ha detto...

dall'età suppongo andiate tutti all'università.. quale facoltà vi permette di viaggiare così tanto (sempre se ce ne sono)?

Luigi M. ha detto...

Ciao a te,
qui c'è un mix di studenti di lingue, giurisprudenza ed ingegneria. L'università, di per sé, non ci "permette" di viaggiare così tanto, anche se "viaggiare così tanto" è eccessivo: ci muoviamo sempre nei periodi universitari meno intensi.
Fortunatamente, siamo tutti in regola con gli esami!
Grazie per averci letto, comunque.
A presto!

Posta un commento

 
Design by Wordpress Theme | Bloggerized by Free Blogger Templates | free samples without surveys