sabato 26 ottobre 2013

Cina - Giorno 3 - La Grande Muraglia

Chiunque abbia avuto l'occasione di trovarsi al nord, Milano, Torino o dintorni che sia, avrà sicuramente notato come la città e la sua gente non aspetti nessuno
Ognuno ha i suoi impegni: chi per il lavoro, chi per la scuola, ogni singola persona si sente così libera di essere "schiava" da correre su e giù per le strade, in un senso di alienazione generale.


Bene, Pechino non è da meno. 
Anzi, aggiungiamo alla grande città nordica sopracitata strade a 8 corsie, nessun semaforo per i passaggi pedonali su queste enormi autostrade cittadine, una caterva di cinesi che fungono loro stessi da turisti e un cielo sicuramente limpido al di sopra dello smog, ed ecco come il semplice "ragazzi ci vediamo alle 9.30 al 919 della stazione di jishuitan" diventa un'impresa eroica. 
Metro introvabile, gente del posto che si sente a tutti gli effetti (e a ragion di logica, sono 1.300.000.000), in diritto di non conoscere l'inglese nel loro mondo magico... 
Non è semplice vivere qui, davvero.
Fortunatamente, riusciamo a ripescare Carlo D in compagnia della sua fanciulla, la quale entra a tutti gli effetti a far parte della spedizione: Maria, infatti, studia lingue a Shanghai e ne ha approfittato per visitare i "dintorni" con noi.

Ok, i pullman li abbiamo trovati. 
Ora bisogna solo attraversare la strada: restiamo per qualche istante fermi, tentando di cogliere dagli altri come si facesse a valicare queste strade ultra trafficate senza semafori. Nulla di più semplice.
È sufficiente buttarsi in mezzo alla strada e sperare in un'inchiodata con i fiocchi annessa ad un "mannaggia a Mao Tzetung" nei nostri confronti. 

I cinesi son strani. Sono la gente più educata del mondo durante le file: 
diligenti, a coppie, aspettano pazientemente il pullman... all'arrivare del quale, probabilmente sostituiti da controfigure, si scaraventano contro i vetri scansando gente a spallate e battendo i pugni per farsi aprire. 
Indubbiamente i più cafoni mai visti finora.
A proposito di cafoni, la fila era lunga, noi siamo passati davanti a tutti salendo indisturbatamente per primi. 
Oh, in fin dei conti, siamo italiani.

Ulisse ci insegna che i viaggi lunghi servano a ritrovare se stessi, le peripezie a capire le nostre forze e la mancanza di comodità a capire che non tutto ci è dovuto.

Nel viaggio per Badalign (nome che abbiamo ripetuto mille volte, "Badalìn Badalìn!", attirando sufficientemente l'attenzione) ecco che la legalità si esprime in tutta la sua completezza: un viaggio di 70 km verso la muraglia in un pullman da 40 posti a sedere, contenente almeno 100 persone IN PIEDI. Ad una media di 20 km/h.

Difatti, tre comode ore dopo arriviamo a destinazione. Già durante il tragitto si scorgevano i primi cenni di costruzioni storiche, li nascoste fra la flora: lo ammetto, tutte le difficoltà mattutine hanno lasciato spazio a stupore e soddisfazione; finalmente, dopo il Colosseo, eravamo arrivati alla seconda Meraviglia del Mondo.

Il tratto della strada di Badaling è uno dei più famosi per l'accesso e la visita della muraglia, in quanto interamente percorribile, restaurato e sufficientemente accessibile.
Dopo aver fatto un giro turistico per i bagni pubblici (giuro, ci siamo entrati per visitarli. Mai scelta fu più avventata.), ci incamminiamo, in salita, verso quella che sarebbe dovuta essere la stazione dell'ovovia che ci avrebbe portato in cima alla Grande Muraglia.
Che era scomparsa. Non chiusa, scomparsa. Le frecce la indicavano, ma lei non c'era.




Senza perderci d'animo, armati da ieri pomeriggio di Perseveranza, decidiamo di scalarla a piedi. 
La fila per il biglietto era lunga...
quindi i due Carlo si sono diretti davanti a tutti gli altri, salutandoli. Tanto loro ridono. 
Facendoci strada fra milioni di cinesi, ci incamminiamo in quello che credevamo fosse il punto più in alto.


Bisogna ammetterlo, la forza d'animo dei paesani del luogo è immensa: c'erano ultra novantenni, barba bianca e rughe annesse, che scavalcavano questi gradoni di altezza variabile, fra i 40 e i 70 centimetri, con grande impegno.
Sul serio, ogni gradino era alto mezzo cinese. Ma, comunque, nella loro pace e tranquillità riuscivano a proseguire, anche se, visto il loro ritmo incalzante, saranno ancora lassù.
Noi, che non ci accontentiamo mai, siamo arrivati fin sopra: nulla lasciava immaginare che ci fossero altri sei pendii, senza neanche i gradoni, su strada sdrucciolevole a 20-25% di inclinazione, ad aspettarci. 

Per non parlare dei bambini cinesi che scivolavano giù tentando di tranciarti le caviglie.

Passato l'ictus per lo shock, proseguiamo. Le successive 4 ore sono state di pura esplorazione, con il sole che dolcemente cambiava colorito, passando da un grigiolino annebbiato ad un intenso dorato: più proseguivamo più la folla si sfoltiva, e a 1000m di altezza eravamo "quasi" da soli. La stanchezza non importava più, il panorama ci stava rigenerando completamente.

A tal punto che Carlo L ha proposto di continuare oltre l'uscita a 500m da noi. Scrutando attentamente il paesaggio, notiamo che la muraglia di perdeva a vista d'occhio dopo tre catene montuose, per qualche chilometro, in un misto di saliscendi intensi.


Quindi, dopo una fragorosa risata di risposta, lo abbiamo trascinato fuori. Non ci andava di ripescarlo domattina in Tibet.
Uscendo, abbiamo notato un qualcosa che più fuori luogo non c'era: bancarelle ce ne sono in abbondanza, con roba impensabile, ma ditemi dove diavolo si pensa di poterne trovare una con degli orsi dentro. 
Degli orsi. Orsi
Non quelli di peluches.
Orsi veri, neri e affamati di pezzi di mela acquistabili a pagamento. Ah, si, questi orsi sapevano gesticolare, richiamavano l'attenzione puntandoti la zampa contro e poi puntando la loro stessa bocca.
Che cinesata.

Ora arriva il bello. Ricordate la cafonaggine della fila? Ci siamo superati
Una fila lunga un chilometro, non finto, un chilometro vero contenente migliaia di persone in fila per due! Bè, noi li abbiamo passati uno ad uno. Puntandogli il dito.
"Ti sto superando"
"Anche tu sei stato fregato"
"Sto superando anche te, ciao!"
Come ridevano. Ci salutavano, sorridevano, volevano farsi le foto con noi.
Diciamo che hanno cambiato idea non appena siamo entrati nella fila a 10 metri dal pullman: ma è stata sufficiente una sciarpa sulla bocca, lo scaldacollo come mascherina, occhiali da sole, una pannocchia cotta trovata li vicino e qualche parola in cinese per far perdere le nostre tracce.

Saliti sul pullman, ci siamo addormentati abbastanza in fretta per risvegliarci appena dopo il tramonto al centro di Pechino. Rigenerati, ci siamo fiondati nella ghost street, o detta via delle lanterne.

Qui abbiamo assaggiato un frutto locale dal nome impronunciabile ma onestamente buono, una specie di piccolo mango, o grande licis.
La via è molto turisticizzata, però conserva di certo l'aspetto folkloristico del luogo.

Abbiamo cenato in un locale che offriva un ottimo fish&chips: molto gradito, dato che ci eravamo scordati di pranzare. 
Il cibo non è mai una priorità nei nostri viaggi, anzi, in alcuni casi è addirittura un "ostacolo": però, ad un certo punto, dobbiamo arrenderci alla nostra natura umana.

Ed ecco che, dopo un paio di fermate di metro, siamo rientrati alla base.

Domani la sveglia suonerà prepotentemente presto, quindi è ora di andare a dormire: il palazzo d'estate ci aspetta.







                                                                       

3 commenti :

Anonimo ha detto...

l'esperienza che raccontate è unica,ma ragazzi rivedete la grammatica..umorismo e battutine van bene, ma l'italiano è un'altra cosa!
non siete ITALIANS? YES!

Anonimo ha detto...

E' vero! Tuttavia si può anche perdonare qualche strafalcione relativo ai tempi dei verbi e a qualcos'altro: l'iniziativa è piacevole, andrebbe ripetuta anche da altri giovani e significativa del desiderio di voler vedere qualcosa di istruttivo invece dei soliti videogiochi. A proposito....segnalo ad uno dei vacanzieri che alla fine del primo tempo l'Inter vince 3 a 1.

Luigi M. ha detto...

Ciao a te :)
Faccio subito un mea culpa: so già di compiere qualche errore grammaticale (e, a volte, anche di sintassi!) mentre scrivo. Purtroppo è la pecca del live-blog: si scrive with the flow, tentando di far passare emozioni... E commettendo qualche errore. Solitamente al rientro dai viaggi riformatto ogni post (dal pc è molto più semplice e "visivo" :) ) e correggo qualcosa.
Spero che tu possa sopportare questa piccola pecca ancora per un po'.
A presto :)

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