mercoledì 30 ottobre 2013

Cina - Giorno 6 - L'esercito di Terracotta

Dormivamo tutti profondamente. 

Sono le 08.00 di mattina: non so per quale motivo, sono sveglio.
All'improvviso, vedo spalancarsi la porta della cuccetta; l'amica controllore ci avvisa che, dopo due ore, saremmo arrivati alla stazione di Xi'an. 
Dopo due ore.
Non-sense. 

Tentiamo di rimetterci a dormire, ma all'improvviso parte, non si sa da dove, una canzone... tento di metterla in share dallo "youtube" cinese, spero si possa sentire, perchè questa é stata la nostra sveglia!



Ok, insomma, arriviamo provati a Xi'an, città più piccola e sicuramente più vivibile di Pechino. Quando dico piccola, intendo che vanta solo 4 milioni di abitanti!

Ma quanto smog c'è qui? Ovviamente, a Pechino oggi l'aria è pulitissima (c'è "70" come indice di smog, al contrario del "420" di ieri). 
Secondo me, siamo noi che ci portiamo lo smog dietro. 

Qui, il caos regna sovrano. Pechino era solo un addestramento, a confronto! 
Nessuno ti guarda nemmeno in faccia, sicuramente leggono scritte sulle nostre giacche come "urtatemi, vi prego!", per non parlare dei tassisti... Tralasciando il fatto che ti puntino aggressivamente nella speranza di investirti nel modo più cruento possibile, sfruttano la possibile ignoranza dello straniero per imporre prezzi improponibili. 
Purtroppo, non riusciamo a capire, dalla cartina, l'effettiva distanza da ricoprire fra stazione e alloggio, e ci facciamo proporre il viaggio in taxi a 100 Yuen dal tassista stesso. Poiché ci sembra eccessivo, facciamo entrare Carlo D in un hotel a 5 stelle: fingendosi un perfetto cliente, ha chiesto di chiamare un taxi... a 30 Yuen. Che, diviso 4, non sono nemmeno un euro! 
Raramente si può restare tanto soddisfatti quanto pagare un euro di taxi.

Posati gli zaini in più, ci siamo persi per Xi'an per trovare il pullman che ci avrebbe portati dal patrimonio dell'Unesco. Abbiamo percorso un paio di chilometri a piedi prima di capire che la nostra destinazione era alle spalle di dov'eravamo all'inizio.
Alla fine del giro turistico non voluto, intravediamo una signora che ci invita affettuosamente a salire sul suo pullman e, soprattutto, non su quello degli altri. A squarciagola. 

Piccolo inciso: non provate nemmeno a pensare di poter mai lavorare come dentisti in Cina, morireste di fame. Non è uno sfottó: seriamente non c'è "l'usanza" di curare i denti.

A malincuore saliamo su questo pullman, sul quale, probabilmente, si era tenuta una competizione culinaria poco prima.
Esercito di terracotta, arriviamo!

Dopo circa un'ora di tragitto, finalmente giungiamo a destinazione.
Dal parcheggio dei pullman, parte una via, per il sito archeologico, infestata da venditori ambulanti di souvenir e da ristorantini che -il dio del cibo italiano ci perdoni- sono pronti ad offrirti super pranzi a prezzi stracciati... 
E ci credo! 
Con quello che ti danno da mangiare, ci mancava solo che ti facessero pure pagare tanto. 

Scegliamo di entrare in un anfratto poiché interessati da una manciata di peperoncini verdi piccanti lasciati a terra: in men che non si dica, veniamo accerchiati da sei (sei, 6, VI) cinesine che ci spingono in una casetta; insomma, ci hanno tolto il problema di scegliere dove mangiare.

La faccia di Carlo L. per tutta la durata del pranzo basterebbe per descrivere un po' il suo stato d'animo... Solo il suo, perché il temerario sottoscritto e i due studenti cinesi, ormai assefuatti da questa cucina, mangiavano come se fosse il pranzo della domenica preparato dalla nonna! 
Ah.. A proposito della nonna! Sembrava di esserci davvero, non per il cibo ma per la location! Infatti, questa casetta era adibita a ristorante, ma si potevano chiaramente vedere le scritte "stanza da letto" e simili sulle porticine.
Affamati, ci accomodiamo ed impugniamo le bacchette.


Arriviamo all'ingresso, il ticket costa 150 Yuen: sbianchiamo. All'improvviso un signore ci indica e dice "student?" Confermiamo e subito ci viene indicata una biglietteria apposita per studenti a 75 Yuen a capoccia: per studenti cinesi, s'intende.
Ma tanto a loro piacciono i sorrisi italiani, sembriamo dei divi per loro, e così Carlo L, io, Maria e Carlo D offriamo loro, rispettivamente, la tessera dell'università di Bordeaux, l'abbonamento GTT alla metro torinese, il libretto universitario cinese (di Carlo D!) e una tessera sanitaria.

Superati i molteplici controlli entriamo nel complesso di edifici.
A dominare il tutto è senza dubbio il grigio che si mischia fra il cielo, i palazzi ed il pavimento, andando a creare un'atmosfera decisamente tetra ma allo stesso tempo sempre molto suggestiva.



La nostra amatissima Lonely Planet ci suggerisce di visitare, in ordine, il padiglione 3, 2 ed infine 1.
Diligenti, entriamo nel padiglione 1, poi nel 3 ed infine nel secondo.

Bè, anche noi vi suggeriamo questo ordine (3-2-1), perché, una volta al cospetto della schiera di soldati del padiglione 1, il resto non potrebbe mai stupirvi!







Senza dubbio il viaggio a Xi'an è ripagato da questo spettacolo! 

Finalmente, le foto dei libri di storia dell'arte prendono forma davanti a noi, e non possiamo che restare entusiasti davanti a questo spettacolo!

Così, dopo qualche foto di rito e qualche tentativo inutile di avvicinarci più del consentito, passiamo agli altri 2 padiglioni -che, sinceramente, dopo il primo, non ci hanno regalato grandi emozioni!-.  










Però abbiamo trovato un escamotage per fotografarci con l'esercito!










Ah, a proposito: non si potevano fare foto.

Non ci resta che visitare il museo che completa la schiera di edifici, nel quale veniamo piacevolmente sorpresi da una mostra sull'antica Roma. Fieramente, indosso il nostro tricolore al collo e tutti quanti, spavaldi, andiamo da una parte all'altra ammirando qualche resto del nostro antico popolo!

È ora di tornare a casa. Fuoriusciti dal museo, ci concediamo qualche altra foto: farsi scattare le foto da dei cinesi, però, è una lama a doppio taglio, perché poi devi fartene una con loro. E nel momento in cui fai una foto con uno di loro, altri ti fotografano. Anche i passanti.
Fotinception.

Ah, abbiamo visto una scolaresca. Altro che le nostre gite! Il modo in cui questi ragazzi diligenti, in divisa, si muovono in fila per due farebbe tranquillamente invidia ad un qualsiasi esercito in marcia. 

Saliti sul pullman -che, al contrario dell'andata, non trasportava sei persone ma centocinquanta, di cui una trentina in piedi- ci prepariamo ad un viaggio verso l'inferno. Un cinese trasporta bacon in una busta, o si è semplicemente tolto le scarpe, un altro sputa alle spalle di Carlo D e Maria e la mia guancia è leggiadramente accarezzata dalla mano penzolante di un terzo addormentato alle mie spalle.

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Rientrati a Xi'an, decidiamo di mangiucchiare qualcosa in un pub nella via più affollata e "giovane" del posto: dopo un po' di ricerche, compiamo l'ardua scelta di entrare in uno a caso... La fortuna ci assiste!
Appena entrati, un tizio dalle vaghe sembianze di Nostro Signore ci saluta, Carlo L si fa il segno della croce, tre bariste ci offrono un tavolo, due ci portano il menù, una cinesina inizia a cantare live e un pianista mezzo marcio accompagna il tutto.

Non c'è che dire, noi italiani risvegliamo i cuori di tutti.






                   

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