martedì 8 ottobre 2013

Islanda - Giorno 7 - Rafting

Avete presente quando dicono che, prima di morire, ti passa tutta la vita davanti?

Bè, posso dirvi che è vero! O almeno, accade qualcosa di molto simile...
ma andiamo con ordine! 

Risvegliati nella simpatica Akureyri ci rimettiamo sulla strada direzione Hafgrìmsstadir, che non è assolutamente una parolaccia ma il nome di una piccolissima città sperduta nel nord dell'Islanda. Vi starete chiedendo "ma che ci andate a fare dove si perse Cristo??" 
La risposta è semplice:
RAFTING! 

Infatti, in questo angolo di mondo, si trova l'Artic Rafting (http://www.arcticrafting.com/). Dopo innumerevoli difficoltà per trovarla arrivammo a destinazione. La struttura era gestita da dei ragazzi nepaliani, molto in gamba e simpatici, che ci illustrarono tutte le possibilità di percorsi da fare. Naturalmente, non avendo mai fatto rafting in vita nostra, e sapendo solamente i principi base senza nessuna conoscenza specifica, decidemmo bene di fare il percorso più difficile in programma, difficoltà 4 su 5 che Wikipedia cataloga così:  

[...]Navigazione molto difficile. Onde forti e irregolari. Rapide lunghe che richiedono manovra attenta ed esperta. Presenza di rocce pericolose e mulinelli. Ricognizione preventiva necessaria. Chiede esperto navigatore, barca eccellente ed equipaggiamento di buona qualità. Una durata totale di 7 ore di cui 4 in acqua riservato solo ai maggiori di 18 anni[...]
Bene.

In fin dei conti, una volta nella vita ti trovi in Islanda a fare rafting, perché non fare il più bello che c'è? Così, dopo aver firmato la liberatoria che diceva che, in caso di incidenti, loro se ne lavavano le mani, e dopo aver pagato 19900 Isk per probabilmente morire, forti del "probabilmente" non ci restava che prepararci. 

Per quanto riguarda l'attrezzatura, era completamente fornita dalla Artic Rafting. Così indossammo le nostre tute di neoprene (che secondo il paranoico Lorenzo, se fossimo caduti in acqua, se bucate, ci avrebbero fatto affondare inesorabilmente), i caschetti di sicurezza, vista la poco amichevole conformazione del torrente e i giubbotti galleggianti. Insieme allo staff, con un pulmino giallo old school, partimmo verso l'inizio del percorso che si trovava ad almeno mezz'ora di tragitto. 

Arrivati a destinazione la nostra guida, un cileno, Ermin, che aveva lavorato in Italia e che grazie a Dio parlava molto bene l'Italiano, ci spiegò le norme di sicurezza da adottare in caso di pericolo, e i comandi per pagaiare. 

Era davvero tutto pronto, eravamo pronti per fare una delle esperienze più fighe in assoluto di tutto il viaggio! 

"Partimmo accompagnati da due ragazzi in kayak, che avevano la funzione di soccorso in casi di pericolo, ci stavano intorno e si divertivano mettendo in atto delle acrobazie incredibili. Nel primo tratto cercammo di prendere il ritmo e, con la nostra guida, iniziammo a prendere varie discese fino a quando, a metà percorso, arrivammo ad un avvallamento che Ermin catalogò come il più ostico. Tre rapide in sequenza fra le quali c'era un buco. Bè, sì, questo buco... proprio quello dove sono finito io! Con l'acqua che arrivava dall'alto della prima rapide e con il risucchio da sotto della terza.
Un disastro! Non ci si tirava più fuori, attimi interminabili lì sotto, in cui davvero pensi che sia finita: ma dopo quello che per me è sembrato un anno -ma probabilmente sarà stato un minuto- ecco di nuovo la luce, ma subito un'altra ondata mi riporta giù… intanto il gommone aveva fatto un bel volo, ma gli altri erano riusciti prontamente a rimetterlo dritto; il buon Donato non se la spassava tanto meglio di me, anche lui aveva fatto un bel volo dal gommone in acqua, ma essendo caduto li vicino era stato subito tratto in soccorso dagli altri. A proposito, gli altri, Carlo D. con Lorenzo (il quale, solo al ritorno in Italia, ci ha svelato che quando c'erano le rapidi posava il suo culo all'interno del gommone e non sul bordo, come da regolamento), erano sani e salvi. E più asciutti di noi. Insomma, in tutto questo, io ero ancora li sotto, ma ci fu di nuovo la luce e, seguendo le fantastiche norme di sicurezza che ci erano state spiegate in precedenza, mi misi di spalle al torrente che mi si faceva davanti e mi sono lasciato portare dalla corrente fino a raggiungere il resto del gruppo!"

Brano "Vidi la luce"
Tratto dal Vangelo Secondo Carlo L.
12-35, 2

Insomma, tutto bene quel che finisce bene, e proprio dietro l'angolo ci aspettava una sosta per una cioccolata calda e dei waffel in un piccolo banchetto allestito dal conducente del pulmino giallo! 
Passato lo spavento per la caduta, impugnamo le nostre pagaie e ci mettiamo di nuovo in acqua.

Tutto sembrava procedere al meglio fino a quando non arriviamo in un altro punto dove Ermin ci fece fermare e ci propose di fare un tuffo da una scogliera di circa 9-10 metri. Ormai la morte l'avevamo già vista e peggio di prima non poteva esserci niente così non ci tiriammo indietro e, seguendo l'impavido Carlo D. e il suo collega di sfumacchiate Donato, anch'io e il buon Lorenzo ci lanciammo nel torrente! 
 




















Nel resto del tragitto non avemmo altri particolari problemi, fortunamente tutto filò liscio. Così, dopo 4 lunghissime ore in acqua, vedemmo in lontananza la struttura dell'Artic Rafting... ce l'avevamo fatta! 
 Cit. Amaro Montenegro, sapore vero.

Se doveste capitare da queste parti, lettori cari, non esitate a provare anche voi, adrenalina allo stato puro! 
Così, esausti come non mai, salutati i nostri nuovi amici ci rimettemmo on the road per tornare verso la capitale. 
Un'altra giornata se n'era andata, il viaggio era quasi giunto al termine ma le sorprese per noi non erano ancora finite!



Carlo L.

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