venerdì 1 novembre 2013

Cina - Giorno 7 - In giro per Xi'an

A prim'ora, sono già per le strade di Xi'an. Ho lasciato i ragazzi a dormire, perché tanto devo riuscire a sistemare un problemino in banca sorto ieri sera...


Grazie al cielo è solo un problema degli ATM negli ultimi giorni. Appurato il fatto che io non sia un contrabbandiere, rientro alla base.

-----

Il cielo è grigio spento e fa freddo: per di più, qualche gocciolina si fa strada fra le coltri per rendere il tutto un po' più challenging
La città ha molto da offrire ed inizialmente ci troviamo confusi di fronte a così tanti punti di interesse: ci eravamo quasi "abituati" alla "nota" Pechino... Ma qui è tutto diverso. 
Camminando un po' a zonzo, ci imbattiamo in una viottola con vari mercatini, nei quali, però, non ci sono unicamente i soliti venditori cinesi: da set in porcellana caratteristici a veri e propri burqa e copricapi, i venditori musulmani offrivano di tutto, spiccando imponenti fra gli ormai noti.
La loro presenza non era casuale: difatti, di lì a poco, entriamo in un parco dal quale si accede ad una moschea.



È quasi l'una, un paio di musulmani sono oltre una staccionata che ci invita a non entrare; 


su un tabellone in alto si notano 5 orologi con orari fissi, cioè gli orari delle preghiere; uno di questi è all'una e dieci, cioè fra 5 minuti.
Ed è proprio in questo istante che, sotto una pioggia di intensità crescente, in religioso silenzio si avvicinano, miti, tante figure in tunica bianca. Da ogni angolo, da ogni piccolo anfratto della piazza antistante, fuoriescono musulmani pronti a riunirsi nel loro momento di preghiera, nel loro abitudinario appuntamento con l'anima: esprimono educazione e rispetto ad ogni passo, giungono davanti agli ingressi della moschea, si sfilano le scarpe e, come se avessero posti assegnati, si dispongono all'interno in attesa che arrivino (questo l'abbiamo capito solo dopo) altri con copricapo colorato, blu, azzurro o verde. Probabilmente, loro sono una specie di sacerdoti, coloro che "guidano" i canti.






Osserviamo, anche per scaricare un po' di tensione nata dalla scena quasi inquietante, che quel luogo sarebbe l'Eden di un ladro di scarpe, dato che lì fuori ve ne erano almeno 50 paia. Anche eleganti.


All'improvviso, colui che indossava il copricapo verde inizia la litania, in un crescendo di tonalità impercettibile, seguito da tutti gli altri. Brividi.

Ce ne siamo andati, il silenzio, sotto la pioggia, riflettendo su quanto sia sentito questo momento sacro per loro. Completamente diverso rispetto alle nostre messe, su questo non c'è dubbio.

Ci dirigiamo verso il quartiere musulmano vero e proprio: il paradosso della Cina, e di conseguenza anche di questo quartiere, è che, seppur ci sia stato uno sviluppo tecnologico lodevole negli ultimi anni, il livello culturale e sociale è rimasto quello di 100 anni fa. Non per mancanza di denaro, ma proprio per mancanza degli stimoli adeguati: a loro sta bene così, e non trovano motivo di dover cambiare.
Ed è così che, dopo aver incontrato un tipetto che ci offriva un "lavaggio dei piedi" in una vasca piena di pesciolini semi-carnivori che avrebbero, secondo lui, mangiato solo pellicine e pelle aggrinzita,
riusciamo a trovare il ricercato quartiere, in tutta la sua maestosa arretratezza. Non è sarcasmo.


La pioggia, a questo punto, picchia imponente a terra. Noi siamo attrezzati.


Non ci dispiace, in realtà, questa condizione climatica, perché riusciamo ad osservare un diverso stile di vita: nulla si ferma in questa città, tutti ritirano baracca e burattini sotto delle tendine e continuano imperterriti a gestire il loro business. 





Ah, qui c'è una chicca ingegneristica non da poco: per alimentare rapidamente ed intensamente la brace fatta con carbone in dei bidoni metallici, qui usano turbine di automobile a regime con tanto di scarico sfiammante.








I nostri piedi sono ormai atrofizzati. Forse, proprio per questo motivo, ci convinciamo a salire su per le mura che attorniano la città e a percorrerne un tratto: il nostro è un viaggio verso un altro mondo, verso i confini della terra; raramente si trova uno scenario così suggestivo, un tratto di muro antico a 10 metri da terra che si perde nella foschia e nella pioggia. Percorrerlo è puro mistero, la pietra si forma sotto i nostri piedi e si dissolve alle nostre spalle, nulla dell'industrializzazione contamina il nostro solcare la storia.



 

 Decisamente soddisfatti e affamati, decidiamo di provare un'altra volta la cucina cinese. Ora, armatevi di pazienza e credetemi: l'apparenza inganna, questa zuppa era buona!








Tornati nel nostro alloggio, mettiamo vestiti e noi stessi ad asciugare e, da brave giovani marmotte, diligentemente prepariamo i nostri zaini. 

Stranamente, oggi la giornata non è stata "divertente". Già arrivare in Cina mostra del "diverso", ma oggi le novità non sono mancate: non abbiamo potuto far altro che restare a bocca aperta, e lasciare che tutto ciò che ci sfiorava fluisse nei nostri ricordi.

Per di più, stasera niente night life, domattina ci aspetta un volo per Guilin. 
Domattina presto.
Si spera senza pioggia.



                   

1 commenti :

Anonimo ha detto...

guilin? e shangai? buon divertimento!

Posta un commento

 
Design by Wordpress Theme | Bloggerized by Free Blogger Templates | free samples without surveys