lunedì 28 aprile 2014

Cina - Giorno 10 - Ma quanto è grande Shanghai?

Dopo i tre giorni nella caldissima Guilin, è il momento di Shanghai: partenza alle 5 del mattino, dall'aeroporto di Guilin "imbarazzantemente" piccolo arrivo alle 7 al Shanghai Pudong International airport... esageratamente grande. Combattuti se prendere il Maglev o meno (il treno a levitazione magnetica più veloce del mondo) decidiamo di sederci comodamente in metro… il prezzo non ci ha fatto pensare su due volte

(La tratta dall'aeroporto al centro città costa circa 8Yuan, l'equivalente di 1€, ma con l'abbonamento settimanale di 40Yuan si viaggia quanto si vuole nella tecnologicissima metro shanghaiese che consta di 14 linee, più due nuove in costruzione. Per chi fosse dotato di smartphone o tablet vi consiglio di scaricare l'app gratuita  "Shanghai" che offre la mappa della metro e molte altre informazioni se avete copertura 3G altrimenti è disponibile anche in versione offline. La stessa app è disponibile anche per Pechino) 

Shanghai sembra essere l'emblema della contraddizione cinese, è questo quello che ci vuole far vedere subito Maria (che ci vive da due mesi), la mia fidanzata e la nostra guida. Dopo un vero e proprio viaggio in metro di circa un'ora e un quarto, arriviamo al centro città: Jing'an temple, un tempio buddista immerso tra i grattacieli specchiati di Shanghai.
Un'emozione incredibile. Specchi su specchi, lusso su lusso, macchine su ma... Beh, no, le macchine sono a terra; negozi internazionali e... chiaramente, qualche cinese sputacchino!
Tutta questa grandezza e maestosità ci mette una tale fame da finire al primo subway che abbiamo trovato per un panino al volo! È un'emozione pazzesca: non ci capita spesso di mangiare un panino sotto dei grattacieli... Cioè non ci era mai capitato, ecco...

Seconda tappa in Shanghai, la concessione francese. 
Poche storie, è il posto più internazionale di Shanghai: viali alberati, case in stile francese, macchinoni, gente internazionale... Sembrava di essere tornati in Europa, in una Parigi un po' più inquinata ed un po' più... Cinese.
Dopo un bel po di strada a piedi, in un clima tutto nuovo, arriviamo allo yuyuan garden o bazar che dir si voglia. In questo posto pieno di negozietti che vendono souvenir e diavolerie, non ci mettiamo molto a superarle.
Ma quando stavamo proprio per andare via, un signore di nome Zhang ci si avvicina spacciandosi per un volontario del dipartimento turistico di Shanghai e ci invita a seguirlo per vedere una cosa "incredibile", un negozio di te con una vista spaziale. Non eravamo molto sicuri di quello che stavamo facendo, ma se in una settimana non erano ancora riusciti a rubarci gli organi, perché avrebbero dovuto farlo proprio in quel momento? In questa zona abbastanza turistica, noi occidentali siamo sempre scambiati per turisti motivo per cui tutti cercano di appiopparti qualsiasi cosa. A sei mesi di distanza non siamo ancora certi se lui fosse davvero un volontario o commesso del negozio di tè dove siamo finiti

Ok, lo seguiamo. Zhang ci porta al secondo piano di una palazzina in pieno stile cinese ed arriviamo su in terrazza. 

La vista è davvero mozzafiato: povertà e ricchezza, tradizione e novità, Cina tradizionale e Cina all'avanguardia. Da questa terrazza si scorgevano i grattacieli di Pudong, in tutta la loro maestosità: ma, abbassando di pochi centimetri lo sguardo, si ammiravano le classiche abitazioni cinesi in peno stile tradizionale. Emozionate. 
Dopo aver fatto tantissime foto e dopo che Luigi è stato in grado di farsi spennare come un cinese a Pompei comprando del tè allo stesso prezzo dei famosi vasetti contenenti "l'aria di Napoli", proseguiamo l'itinerario che la shanghaiese Maria ci aveva preparato!
Dicevamo, abbassare lo sguardo per vedere la Cina "vera"... bene, scesi da quella soffitta, ci trovavamo li! Questi quartieri, conosciuti come hutong, sono i tipici quartieri da film, sprizzanti di puzza ed intrisi di vita: per darne un'idea (imperfetta), si può dire che sono come i nostri centri storici, in cui stendere per strada non è un problema, in cui gli abitanti si sentono a casa anche fuori casa ed in cui i vicoli intricatissimi non ti fanno star totalmente tranquillo, specialmente se sei lì con la fidanzata e i tuoi due amici che non parlano neanche mezza parola in cinese (anzi, sanno dire solo 23, 二十三, ershisan, per quanto non ne trovassi molta utilità in quel momento). Tra gente che gira in Pijama e bancarelle che vendono prodotti di tutti i tipi ci incamminiamo verso l'uscita che ci riporta in una Shanghai più internazionale.
 



Pian piano si avvicinava l'ora di cena e la stanchezza aumentava. Dopo essere riusciti a staccare Maria dalle grinfie di un'anziana cinese la quale ha parlato per mezz'ora con un accento shanghaiese fortissimo (il quale era difficile da capire per me), sentiamo il nostro conterraneo Davide S. e prendiamo un appuntamento con lui per andare a bere una birra e per salutarlo. Lui vive e lavora da un annetto circa a Shanghai, è oggettivamente il numero 1, inutile spendere altre parole. Dopo una birra in concessione francese dove i cinesi sono diventati invisibili, e dove la Shanghai internazionale non sembra in Cina, ci viene fame. È da circa una settimana che Carlo L. e Luigi M. sono in Cina ma fanno fatica a provare tutte le prelibatezze che il mio fegato e quello di Maria ormai digeriscono come normale, ma ci voleva un conterroneo come Davide S. (o forse le due vedett da mezzo litro a stomaco vuoto) a farli sbloccare. 

Ci dirigiamo in un baracchino cinese a magiare una malatang (una zuppa fai da te nella quale ognuno decide di metterci ciò che vuole prendendo gli ingredienti da un frigorifero e mettendole in un cestino, dopodiché, messi in una scodella con i buchi, quest'ultima viene posta, con altre, in un pentolone dove cuociono tutte insieme, così che tutti i sapori si incontrino e creino un mix davvero buono; ok, detto così sembra peggio della sbobba ma in realtà la mia descrizione non rende: provatela e non ne resterete delusi... resto pugliese e quindi un'ottima forchetta) e degli xiaolongbao, tipico prodotto di Shanghai ma preparati in tutta la Cina e mal riprodotti anche nei ristoranti asiatici in Italia. Sono dei ravioli cotti al vapore contenenti verdure, carne, o pesce. Armati di bacchette e di buona volontà andiamo avanti per un paio d'ore a raccontare le nostre esperienze e a disquisire sulla vita: l'alcool delle ormai 5/6 birre era bello che in circolo e quanto a perle di saggezza, Confucio ci faceva un baffo (questa mi è piaciuta ndr).

In tutto questo, c'è da registrare l'assenza per due ore di Luigi, il quale (tra l'altro l'unico che non aveva bevuto neanche un bicchiere) è scomparso nel nulla.
Lui dice di non ricordare nulla.
Beh, in realtà, neanche noi!


Carlo Dragonetti
王小龙



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