martedì 25 novembre 2014

Vinci 1 mese in Cina con Intercultura Trani!

Buongiorno viaggiatori, 
oggi vi segnaliamo un concorso organizzato dal centro locale di Trani di Intercultura!
Qui di seguito il bando con le indicazioni per partecipare!

Non perdete l'occasione di vivere un mese IN CINA GRATIS! 







giovedì 13 novembre 2014

Lola e Ivana, una vita in viaggio!

Viaggiamo veramente con poco, ma non ci facciamo mancare mai niente. Adoriamo utilizzare couchsurfing e fare autostop. 
Durante questa avventura ci siamo rese conto che tutto è possibile, tutto può cambiare. Il nostro viaggio è imprevedibile, continua a prendere direzioni diverse ogni giorno o quasi. Siamo partite il 23 Luglio 2013 con due zaini pesantissimi, quasi 20 kg ciascuno di vestiti e scarpe mai usate, un volo prenotato per Mosca da Milano e un ostello per la prima notte. Oggi venerdì 14 Novembre 2014 il nostro zaino pesa 10kg circa, il 50% è materiale elettronico, l’altra metà è un cambio pulito e una giacca a vento. Non paghiamo per un alloggio da mesi. L’unica forma di trasporto che utilizziamo a pagamento è l’aereo, altrimenti mettiamo in uso le nostre ormai snelle gambette o tiriamo su il nostro pollicione.
Lola 33 anni di Como era timida e buona, adesso è una chiacchierona in tre lingue e si fa rispettare da tutti, vi consiglio di non cercare di fregarla.
Io, Ivana 37 anni e non sentirli, sempre meno stanca e arrabbiata col mondo. Finalmente mi sento a casa, realizzata ma non arrivata. 
Ottobre 2014 Ovest Sichuan Cina andando verso Ganzi in autostop
Cosa vuol dire viaggiare per più di un anno?
Non lo sapevamo prima di partire e non lo sappiamo nemmeno adesso dopo 16 mesi di pura felicità.
Vi possiamo solo raccontare le nostre sensazioni e sperare di riuscire a coinvolgervi.
Secondo noi è un arte e ognuno ha il suo tocco magico. 
Il nostro qual è?
Ci piace pensare che la nostra storia è ancora pura.  
A fine giornata siamo soddisfatte, piene ma non sature delle meraviglie del mondo.
Semplicemente approfittiamo al massimo di questo periodo cosi sconvolgente della nostra vita per provare di tutto almeno una volta.
Viaggiare è una miscela esplosiva di emozioni, ci rendiamo conto che basta veramente poco per essere sereni con noi stesse. Non è il viaggio che ce l’ha trasmesso bensì abbiamo scoperto di esserlo sempre state, avevamo solo bisogno di un po’ più di chiarezza e lucidità per tirare fuori il nostro meglio.
Oh sì, siamo migliorate e tanto. Abbiamo meno paura, giudichiamo meno, apprezziamo tutto di più e ci godiamo la vita come non mai.
Ci piace comunicare con le persone estranee come se fossero amici di vecchi data, assaggiare piatti dall’aspetto strano e magari anche dal gusto forte con un bel sorriso. I colori ricchi di intensità dell’Asia e delle isole del Pacifico sono straordinari, ci abbagliano ogni volta. Ci sorprendono ancora di più i profumi di queste terre che ormai sono diventati famigliari, riusciamo a riconoscerli anche da lontano in uno dei tanti piccoli viottolini.
Gridare Momo Momo, un piatto tipico del Nepal, squisitissimo e saporitissimo, in mezzo ad una delle strade più trafficate di Pokhara, solo perché sentiamo la vampata del buonissimo odore e quindi ci casca l’occhio su il fumo che sembrava una nuvola bianca sopra il bollitore gigante, è un enorme soddisfazione.
Novembre 2014 MoMo del Nepal e tutto il loro vapore e sapore
Bisogna prendere in considerazione il fatto che la polvere è ovunque, tra macchine, furgoni, bus e moto, non ci permette di vedere al di là del proprio naso.
Agosto 2014: Tuy Hoa girando il Vietnam e facendo autostop su degli scooter!
Viaggiare era una scusante per scappare dalla semplice quotidianità del lavoro, i propri obblighi imposti dalla società e dalla vita di tutti i giorni. Sappiamo che delle volte basta pensare alla prossima partenza che si sta già meglio, succedeva anche a noi quando si timbrava il cartellino dal lunedì al venerdì, adesso viaggiare è diventata una necessità di cui non possiamo farne a meno. Inoltre c’è la voglia immensa ormai di gustarsi il più possibile i momenti unici e soprattutto superare tutti gli ostacoli fisici e mentali che ogni viaggio ti porta a vivere. 
Noi ci siamo alzate dal comodo divano, abbiamo smesso di bere cinque caffe al giorno, saltalo l’aperitivo, abbiamo detto basta ai vestiti di marca e alla Golf. Sapete cosa? I soldi c’erano e siamo partite.
I limiti sono stati fatti per essere superati come i record e i problemi per essere risolti.
Questa è un’esperienza vera, quella che rimarrà per sempre nei nostri cuori e nei nostri ricordi.
Vi possiamo assicurare che quando è giunto il nostro momento lo abbiamo capito e sentito subito.
Un BUM esplosivo ha colpito il nostro corpo, dalla punta dei piedi fino all’ultimo capello, anche quello più fine. Brividi ovunque, un’adrenalina infinita. Ci siamo sentite “shakerate” più di un frullato e sapete un’altra cosa? Queste emozioni sono sempre presenti e finché ci saranno, noi non smetteremo mai di svegliarci da questo sogno incantevole. 
Abbiamo la libertà che ci scorre nelle vene, non dobbiamo pianificare più niente. 
Finalmente prestiamo più attenzione ai dettagli, i quali fanno veramente la differenza.
Le tre domande che ci sentiamo chiedere più spesso sono:
Dove trovate i soldi?
Semplice, usiamo couchsurfing e ogni mese spendiamo sempre meno, scoprendo luoghi affascinanti grazie alle meravigliose persone che incontriamo. Il karma è dalla nostra parte.
Non vi annoiate dei soliti templi?
Assolutamente no, possiamo confermare che dopo 16 mesi rimaniamo sorprese piacevolmente ancora come il primo giorno se non di più di tutti i templi, stupe, Buddha, monasteri vari. Sono tutti diversamente incredibili.
Se non dormite negli ostelli o alberghi, allora dove? 
Siamo fortunate perché alla fine della giornata ogni volta salta fuori qualcosa di fantastico e pazzesco. Ci troviamo in case di sconosciuti che non vedono l’ora di conoscerci e farci un sacco di domande, farci provare il loro piatto tipico o portarci in piazza a ballare.
Settembre 2014 Kunming Cina ballando con la gente del posto
Non riusciamo a smettere o forse non vogliamo più smettere perché è troppo intenso, indescrivibile quello che stiamo vivendo.
Seguite ogni nostro passo, assaggiate con noi tutti i piatti senza nome, conoscete meglio la gente del posto e le loro usanze, fatevi trasportare dalla nostra energia positiva e sognate tutto quello che volete.

La vita è una. Godetevela. 
Meglio sbagliare che avere rimpianti. 
Lola ed io delle volte nei luoghi più remoti e dispersi, circondate solo dalla nostra grande amica natura, nel bel mezzo del niente urliamo al mondo: “Siamo fiere, contente ma soprattutto soddisfatte di quello che ci sta accadendo nella nostra vita”.
Questa storia non è inventata da un libro, non è scritta per ottenere dei like o uno share, è venuta dalle nostre anime di viaggiatrici sincere, umili e curiose.
Ivana e Lola 

Il viaggio è dentro di noi, non ci possiamo fare nulla.

martedì 11 novembre 2014

Claudia, un anno ad Hong Kong

Apro gli occhi e trovo grattacieli, li chiudo e trovo templi. La città opposta alla tranquillità, il
traffico opposto al silenzio. Credo sia il modo migliore per descrivere Hong Kong. Frenesia contro relax.

Vivo qui da più di un mese. In questo mese ho fatto tante cose, ho visto posti bellissimi, ho conosciuto tanta nuova gente. Ho respirato questa cultura in cui ogni giorno mi immergo e di cui ormai vivo. Questo posto mi affascina e mi coinvolge, trovare templi Taoisti o Buddisti fra i grattacieli e osservare quanto queste due culture, antica e moderna, siano perfettamente incatenate, credo sia la cosa più bella di questo posto. Ho visitato alcuni di questi templi, ne ho sentito i profumi e le tradizioni ancora perfettamente vivi fra i colori stupendi che li accomunano. Adoro osservare l'entusiasmante sky line del Victoria Harbor di sera, le luci dei grattacieli riflettersi nell'acqua e la gente intenta nel fotografarsi con la speranza di avere lo scorcio migliore sul panorama. Ho scelto intercultura per scoprire una nuova cultura, volevo una meta lontana e diversa perché intercultura non è solo imparare una nuova lingua, è principalmente vivere una nuova nazione, un nuovo mondo e sapersi immergere e adattare allo stesso. È una crescita personale, forse questo era il mio obbiettivo principale e spero di raggiungerlo! Vivere un'esperienza così difficile e lontano da casa non è facile, ci sono delle difficoltà e si vive uno "shock culturale" notevole, iniziando dalla lingua!

Ad Hong Kong tutti conoscono l'inglese ma la gente parla il cinese cantonese, io tra l'altro studio in una scuola di cinese mandarino! Tutto è un completo caos per me in questo momento, ma cerco di non pensarci concentrandomi sul vivere la cultura. Trascorro molto del mio tempo con la mia famiglia ospitante e mi piace paragonare alcuni aspetti di qui con l'Italia: la mia nonna ospitante che prepara i ravioli cinesi in casa può essere paragonata alla nostra terra, in cui si preparano le orecchiette; come questo aspetto ce ne sono anche altri! Bisogna pensare che tutto quello che ogni giorno vedo non è "strano" è semplicemente "diverso", diverso non significa peggiore o migliore, significa semplicemente "altro"(un'altra cultura). "Altro" è mangiare ogni giorno con le bacchette, camminare scalzi in casa, indossare ogni giorno l'uniforme scolastica e cantare l'inno della scuola nel cortile la mattina. Fra le mie aspettative c'era anche questa parte, mi aspettavo di trovare qualcosa di completamente diverso e l'ho trovato! Basta qualche meridiano per catapultarsi in un'esperienza fantastica piena di emozioni. Un vortice culturale! Ho anche un nome cinese: 顯雅: Hin Ya! Quando tornerò potrò vedere tutto con occhi diversi da due differenti prospettive: quella occidentale e quella asiatica!


Claudia Di Tria




venerdì 7 novembre 2014

Michele e il suo cammino di Santiago

Il richiamo dell'oceano non si può fermare, ti prende tra le sue onde, ti sbatte la testa a destra e a sinistra, in alto e in basso ma è sempre lì che ci ritroviamo, nell'oceano. Era il 25 settembre percorrevo i miei ultimi 5 chilometri e sento che il mio umore lentamente cambia ed inizio a piangere. Era come in un film, vedevo i titoli di coda e le scene più belle mi passavano d'avanti come se mi volessero trattenere, come se mi volessero ancora li, in quel mondo dominato da Agape, in quel mondo pieno d'amore.
Prima di partire non ero agitato, ero entusiasta di ciò che stavo per intraprendere solo io e la mia bici, solo io e la natura e nient'altro che un mondo da vedere, da sentire, da respirare. Un bellissimo viaggio di due settimane in sella alla mia bicicletta, percorrendo l'antico cammino di Santiago. Il mio viaggio incomincia il 30 agosto, carico la mia bici sul treno e dopo una manciata di minuti si parte. Cosa avrei visto, chi avrei incontrato, cosa avrei mangiato, dove avrei dormito, chi sarei stato, non lo sapevo e non mi sarei mai aspettato niente di tutto ciò. Passo la notte nel treno con un occhio allo zaino e un occhio alla bici. Arrivo a Milano e vado in aeroporto per arrivare finalmente in Francia. Ci vogliono due ore per sedersi comodamente in aereo, sempre se si potesse chiamare aereo, per capirci, immaginatevi il più brutto aereo che possano mai usare dei contrabbandieri per trasportare armi, ecco era questo l'aereo con cui sono arrivato in Francia. Dopo due ore di volo arrivo, sano e salvo, all'aeroporto di Biarritz, recupero la mia bici e inizio a montarla voglioso di salirci e arrivare finalmente a Saint Jean Pied De Port, città in cui si incontrano pellegrini di tutto il modo per intraprendere il Cammino. Sella, ruota, forcella, ruota. Eccola, finalmente! Tutto è pronto, zaino in spalla e si parte. Pedalo fra l'asfalto e lo sterrato. Il paesaggio è fantastico, non c'erano nuvole che mi venissero dietro, nessuna paura, nessuna tensione, circondato da distese di prati verdi invasi dai mille colori dei fiori, pedalo tutto il pomeriggio fino a sera per arrivare a Saint Jean Pied De Port. Arrivo a Saint Jean per le 21.00, stanco del viaggio mi faccio il giro degli ostelli e leggevo costantemente "full", "compledo". Continuo a pedalare e alla fine capito in un bad and breakfast, con l'ultima stanza, matrimoniale, libera. Stanco per il viaggio decido di prenderla e passo la notte qui. Sveglia ore 7.00. Al mio risveglio trovo la tavola imbandita e tanti pellegrini pronti per la nostra prima tappa di questo lungo cammino. La prima tappa è una delle più pesanti, la prima tappa è il battesimo del fuoco, se fai quella il resto è una "passeggiata". Effettivamente la prima parte della prima tappa è molto dura, alcuni tratti si scendeva di sella e ci si trascinava con la bici fino in cima, per poi continuare. Dalla cima dei Pirenei si vedeva tutta la bellissima valle con delle piccole case sparse su di essa. Li in cima il tuo corpo si mescola alle nuvole, e sembra di toccare il sole con la mano. Evitando pecore e mucche che pascolavano tranquillamente sui monti scendevo i Pirenei con moderazione in quanto il cammino qui non ti aiuta affatto. Il primo paese che incontro e Roncisvalle nonché l'ultimo in Francia, dopodiché confine e poi solo Spagna passando per la Navarra la Roja e la terra di Leon fino ad arrivare a Santiago de Compostela, la mia meta, la meta di tutti noi pellegrini. Chi per alcuni motivi, chi per altri ci siamo ritrovati tutti li il 31 agosto ad intraprendere questo strano cammino. Qui ha inizio una serie di sfortunati eventi che caratterizzeranno e non di poco il mio cammino. Mentre pedalo osservo il paesaggio attorno a me ed era fantastico passare tra boschi in cui non si ha la percezione ne di un inizio ne di una fine. In questa tale bellezza però c'è anche l'orrore. Si nascondevano delle "persone" tra gli alberi, due mi rallentano mettendosi d'avanti e due mi scaraventano a terra prendendomi dallo zaino, sento il mio corpo che toccando il terreno inizia a lacerarsi e a perdere sangue dalle braccia e dalle gambe, mi stavano prendendo la bici e io, stupido, reagisco con un calcio lanciato nella speranza che tutto questo non fosse vero. La reazione è stata un pugno con una pietra dritto in faccia, è tutto vero e adesso perdo sangue anche dalla testa. Stordito cado definitivamente a terra quasi privo di sensi. Passano circa 15 minuti e arriva un pellegrino che vedendomi mi soccorre, prende il mio zaino in spalla e continuiamo a camminare. Ne ho ancora per un'oretta fino a quando finalmente non arriviamo nel primo paesino spagnolo, Bizkarreta. Il paesino era formato da cinque case, un market e un ostello. Il pellegrino soccorritore mi porta all'interno dell'ostello dove ricevo delle cure dall'hospitalera. Visibilmente preoccupata per la botta che ho ricevuto sul volto mi pulisce e disinfetta le ferite e mi da del ghiaccio da tenere sulla testa dato il mio occhio gonfio e nero. Subito dopo mi accompagna nella mia camera dove ho il tempo per lavarmi e controllare se avessero preso altro oltre alla mia bicicletta, per fortuna c'era tutto dai vestiti ai documenti, dai soldi ai panni sporchi. Durante la cena ho conosciuto il mio soccorritore, era un signore belga che con l'hospitalera mi chiedeva cosa fosse successo. Dopo un'ora la cena finisce tra tortillas e vino tra l'hospitalera e il mio soccorritore. Io sono nella mia stanza e non so cosa fare, continuo? Non continuo? Cosa dico? Cosa faccio? Senza una risposta ma ormai stremato mi metto a letto cercando invano una posizione comoda per le mie ferite. In quel dormiveglia però penso di aver preso la mia decisione più grande, continuare il mio cammino, arrivare alla meta, arrivare a Santiago, mettersi in gioco. Il giorno dopo alle 7.00 ero già in cammino, avviso i miei genitori che purtroppo mi avevano rubato la bici durante la notte e che quindi, essendo diventato un pedone, ci saremmo visti giusto due settimane più tardi. Io non amo camminare forse questo è anche un motivo per cui ho iniziato il cammino in bici, ma camminare in quel paesaggio era surreale per tale bellezza che mi circondava. Dopo 10 ore di cammino e quasi 50 chilometri sulle gambe e sulle spalle arrivo a Pamplona circondata dalle sue maestose mura. Dopo qualche giro arrivo in un ostello dove trovo ospitalità, divido la mia stanza con una signora italiana, due signore australiane e due ragazzi tedeschi. Verso le 20.00 ceno e visito un po' la città dopodiché vado dritto a dormire sfinito da tutta quella strada e con i miei piedi che non avevano ben attutito il colpo. Nei giorni seguenti non riuscivo più a fare le stesse distanze, mi stancavo prima, le spalle iniziavano a cedere prima e le ferite facevano la loro parte. Il 3 settembre sono a Puente la Reina città sorta solo per dare rifugio ai pellegrini in cerca di ospitalità. In questa città conosco un gruppo di ragazzi italiani, anche loro, come me, partiti da soli. Nei giorni seguenti passiamo molto tempo tutti insieme, ci aiutiamo a vicenda e ci viviamo ogni notte negli ostelli con una bottiglia di vino e mille storie da raccontare. Dopo cinque giorni di cammino passando per Lorca, Estella, Torres del Rio, Viana, Logroño, Najera e Azofra arrivo a Santo Domingo de la Calzada. Santo Domingo è una bellissima città, anch'essa molto piccola ma molto accogliente, città simbolo del cammino viene ricordata sia per la torre barocca della cattedrale ma anche per la leggenda del gallo e della gallina divenuti ormai simboli della città. (1)

"E fu in una sera come le altre in cui i miei occhi si persero in una visione celestiale bagnata da lacrime che arrivavano dal cielo."

Dopo una settimana inizio a vedere un nuovo volo che mi permettesse di finire il cammino con con altre due settimane di viaggio e prenoto per il 26 settembre. Nonostante l'accaduto ero ancora forte è convinto di arrivare a Santiago de Compostela, l'unica cosa che iniziava a venir a mancare erano i soldi. Avevo soldi per vivere per due settimane non per un mese intero e questo iniziò ad essere un problema. Le prime due settimane passano abbastanza tranquille, riuscivo ad avere quasi sempre una doccia calda, un letto e alle volte un discreta comida. Durante le prime due settimane al mattino il mio unico pensiero era quello di fare i miei 30/40 chilometri così da potermi rilassare e mangiare. Dopo il mio pensiero inizia inesorabilmente a cambiare, il mio borsello si era quasi del tutto prosciugato, dovevo trovare dei soldi. Adesso quando mi svegliavo il mio primo pensiero era "oggi riuscirò a mangiare?", "oggi dove dormirò?". Due sono i modi per far soldi o ci si inventa ladri o si inizia a pensare e io mi inventai una piccola bancarella con qualcosa da offrire ai pellegrini che di giorno passano felici ma affaticati. Comprai banane e biscotti in quantità e li disposi su di una panchina, vicino ad esse avevo lasciato la mia conchiglia, che contraddistingue i pellegrini durante il cammino, con un foglio con su scritto "donativo". Passano i primi pellegrini "hola" "hola" ma niente non si fermano, dopo un po' mi metto seduto lì vicino accanto ad un albero, arrivano altri due pellegrini che mi lasciano i primi spiccioli per due banane e finalmente da lì ad un'ora avevo finito tutte le banane e tutti i biscotti raccogliendo i soldi che mi sarei fatto bastare per mangiare e dormire. Così facendo riesco ad andare avanti per qualche giorno l'unico problema era che arrivavo nelle città sempre più tardi e con sempre meno possibilità di trovare un letto su cui dormire. Dormivo dove trovavo qualcosa su cui stendermi, qualcosa che non fosse asfalto. Entravo nei piccoli parchi delle città e cercavo panchine, cartoni, gradini, qualsiasi cosa dove potermi riposare e passare la notte. Erano le 5.00 del mattino del 19 settembre pronto per proseguire il mio cammino. Il giorno prima ho trovato ospitalità a Villafranca del Bierzo una delle città più importanti del cammino per la presenza della antica chiesa di Santiago formata da una sola navata e da uno splendido portale detto del Perdono. (2) Mi incammino per O Cebreiro. Era un giorno cupo, il cielo era pieno di nuvole e le mie tasche erano vuote. Arrivo per le 14.00, dopo aver scalato O Cebreiro, ed essere arrivato in cima al monte, trovo rifugio nella chiesetta della città. Incuriosito dal paesaggio lascio lì il mio zaino e inizio a conoscere di più questa strana città formata da Pallozas, abitazioni di pietra a pianta ellittica con tetto di paglia a forma di cono. Di lì a poco vengo a conoscenza del miracolo che caratterizza la piccola città: era inverno e un contadino, di una località vicina, si sarebbe recato in chiesa per assistere alla messa, nonostante il freddo intenso. Il sacerdote, che non credeva alla reale presenza di Gesù nell'eucarestia, avrebbe commiserato in cuor suo il sacrificio del contadino ma, al momento della consacrazione, l'ostia si sarebbe tramutata in carne e il vino in sangue, che fuoriuscì dal calice macchiando il corporale. Quella sera non riuscii a cenare l'unica cosa che avevo era una bottiglia di vino che mi aiutò a dormire.
" Oh Dea terra, perdona un povero peccatore che s'abbraccia alla tua vena coi suoi dolci denti intento nel bere il tuo sangue, ¡per l'estasi!, raggiungere. "
Alle 7.00 del mattino mi incammino per Sarria passando per Triacastela. Arrivo a Sarria per le 16.00 ma tutti gli ostelli erano pieni e una camera in hotel di certo non potevo permettermela. Girando per la città però vedo un annuncio di una signora che offriva una comida e un letto in cambio di un aiuto con il lavoro. Busso alla sua porta e questa signora mi accoglie gentilmente è felicemente nella sua piccola casa dicendomi che l'avrei dovuta aiutare con le sue mucche. Dopo un'offerta salgo in macchina e mi porta nella sua fattoria piena di galline, polli, mucche e qualche cavallo. Mentre il mio sguardo era perso nella gran quantità di animali convivevano tranquillamente nella stessa fattoria, lei raduna le mucche e con l'aiuto dei suoi 3 cani le portiamo a pascolare. A fine giornata torniamo in città nella sua accogliente dimora e mentre lei cucina un buonissimo stufato di toro io mi lavo e mi riposo felice della bellissima esperienza in cui mi ero ritrovato.


Dopo altri due giorni di cammino, sotto la pioggia, arrivo a Palas de Rei. Durante il cammino ho avuto la possibilità e la fortuna di conoscere tante realtà diverse, e a Palas de Rei ho conosciuto una comunità di nativi australiani i quali mi hanno accolto nella loro famiglia come se fossi uno di loro. Ho passato tutta la giornata con loro raccontandomi della loro terra e delle loro abitudini, alla sera si avvicina un ragazzo di nome Steve, della comunità, al mio letto regalandomi un pantalone nero, molto leggero con il cavallo ai polpacci e mi invita a seguirlo. Usciamo dall'ostello e mi porta in una vastissima area verde. C'era tutta la comunità dai più piccoli ai più anziani tutti con lo stesso pantalone e tutti senza maglia, erano tutti attorno ad un fuoco acceso da loro pochi minuti prima del mio arrivo. Balli e danze si susseguivano senza freni, l'atmosfera era favolosa. Steve mi spiga che queste danze servivano per far si che finissero questi giorni piene di nuvole e di pioggia per un cammino più agevolato durante il giorno. Le danze continuarono fino a tarda serata tra sangria e musica. Il giorno dopo prendo coscienza che ormai ero vicino alla mia meta e l'eccitamento aumentava sempre di più. Altri due giorni di cammino mi sono serviti per arrivare a Santiago de Compostela. Questa città così piena d'arte, così piena d'amore, così piena di opportunità e possibilità non si può raccontare, la si può solo vivere, quindi invito tutti gli stronzi che leggeranno questo articolo ad intraprendere lo strano Cammino di Santiago ed arrivare alla propria meta. Siate pazienti e soffrite perché solo nel dolore si può raggiungere la catarsi della propria anima.
L'oceano non fatevelo sfuggire, continuate il vostro cammino fino a Finisterre dove tutto ha fine ma soprattutto dove tutto ha un nuovo inizio.
A morte i turisti. ¡Hasta la vista los viajeros!

Michele Altieri





(1) Una coppia marito e moglie di Colonia, in pellegrinaggio a Santiago con il loro giovane figlio poco più che adolescente, ma molto sveglio a quel che pare, presero alloggio nella locanda del paese. La figlia della locandiera si invaghì del giovane, ma questi, per timore dei genitori, resistette alle sue seduzioni. La giovane allora, per vendetta, nascose nel sacco di lui un vaso d’argento e alla sua partenza, lo accusò di furto. Catturato, fu condannato a morte per impiccagione. I genitori distrutti dal dolore ma pieni di fede continuarono il loro pellegrinaggio. Di ritorno passarono per la stessa locanda dove trovarono il figlio vivo e vegeto. Questi raccontò loro che a salvarlo era stato proprio San Giacomo il quale durante l'esecuzione capitale lo sostenne per i piedi impedendo al cappio di serrargli il collo. Il padre incredulo e convinto di essere stato turlupinato dal figlio desideroso solo di rimanere con la giovane locandiera, sentenziò che avrebbe prestato fede al suo racconto, solo se i due galletti arrostiti che gli erano stati serviti per la cena, e messi in bella mostra sulla tavola imbandita, fossero tornati anch'essi in vita. Subito i galletti si alzarono, ripresero le piume e si misero a cantare.
(2) Si racconta che la chiesa fu fondata per opera di San Francesco d'Assisi. Il papa spagnolo Calisto III concesse, ai pellegrini infermi, stanchi o comunque impediti nel proseguire il cammino, a chi passava per questa porta, la stessa indulgenza che avrebbero ottenuto arrivando a Santiago de Compostela.

 
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