martedì 11 novembre 2014

Claudia, un anno ad Hong Kong

Apro gli occhi e trovo grattacieli, li chiudo e trovo templi. La città opposta alla tranquillità, il
traffico opposto al silenzio. Credo sia il modo migliore per descrivere Hong Kong. Frenesia contro relax.

Vivo qui da più di un mese. In questo mese ho fatto tante cose, ho visto posti bellissimi, ho conosciuto tanta nuova gente. Ho respirato questa cultura in cui ogni giorno mi immergo e di cui ormai vivo. Questo posto mi affascina e mi coinvolge, trovare templi Taoisti o Buddisti fra i grattacieli e osservare quanto queste due culture, antica e moderna, siano perfettamente incatenate, credo sia la cosa più bella di questo posto. Ho visitato alcuni di questi templi, ne ho sentito i profumi e le tradizioni ancora perfettamente vivi fra i colori stupendi che li accomunano. Adoro osservare l'entusiasmante sky line del Victoria Harbor di sera, le luci dei grattacieli riflettersi nell'acqua e la gente intenta nel fotografarsi con la speranza di avere lo scorcio migliore sul panorama. Ho scelto intercultura per scoprire una nuova cultura, volevo una meta lontana e diversa perché intercultura non è solo imparare una nuova lingua, è principalmente vivere una nuova nazione, un nuovo mondo e sapersi immergere e adattare allo stesso. È una crescita personale, forse questo era il mio obbiettivo principale e spero di raggiungerlo! Vivere un'esperienza così difficile e lontano da casa non è facile, ci sono delle difficoltà e si vive uno "shock culturale" notevole, iniziando dalla lingua!


Ad Hong Kong tutti conoscono l'inglese ma la gente parla il cinese cantonese, io tra l'altro studio in una scuola di cinese mandarino! Tutto è un completo caos per me in questo momento, ma cerco di non pensarci concentrandomi sul vivere la cultura. Trascorro molto del mio tempo con la mia famiglia ospitante e mi piace paragonare alcuni aspetti di qui con l'Italia: la mia nonna ospitante che prepara i ravioli cinesi in casa può essere paragonata alla nostra terra, in cui si preparano le orecchiette; come questo aspetto ce ne sono anche altri! Bisogna pensare che tutto quello che ogni giorno vedo non è "strano" è semplicemente "diverso", diverso non significa peggiore o migliore, significa semplicemente "altro"(un'altra cultura). "Altro" è mangiare ogni giorno con le bacchette, camminare scalzi in casa, indossare ogni giorno l'uniforme scolastica e cantare l'inno della scuola nel cortile la mattina. Fra le mie aspettative c'era anche questa parte, mi aspettavo di trovare qualcosa di completamente diverso e l'ho trovato! Basta qualche meridiano per catapultarsi in un'esperienza fantastica piena di emozioni. Un vortice culturale! Ho anche un nome cinese: 顯雅: Hin Ya! Quando tornerò potrò vedere tutto con occhi diversi da due differenti prospettive: quella occidentale e quella asiatica!


Claudia Di Tria




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