sabato 27 dicembre 2014

Islanda - Giorno 4 - La rivoluzione interna

Ci svegliamo prima del sorgere del sole e fuori è tutto bianco. Neanche il tempo di alzarci dal letto e controlliamo le previsioni delle strade: lascio che l'immagine parli per noi (ingranditela).

Legenda: siete nella m***a.
Avevamo tutti e tre un nodo enorme alla gola. Sapevamo cosa significasse tutto ciò (oltre al fatto che ci mancava un pelo a tirare le cuoia, ieri), ma nessuno voleva dirlo: sin dall'Italia, dai primi giorni di Novembre, avevamo pianificato il tutto per arrivare fino ai punti più remoti dei fiordi occidentali (in alto a sinistra nella foto), e vedere tutte le strade barricate e impercorribili ci faceva capire quanto fossimo impotenti di fronte alla natura. 

Ma il nostro spirito avventuriero non demordeva: avevamo un obiettivo, un qualcosa che avevamo visto solo in foto fino a quel momento, uno di quei fenomeni che pensi sempre siano ritoccati al computer o, comunque, enfatizzati dai mille programmi di fotoritocco; come cacciatori imperterriti, carichiamo gli zaini in macchina (dopo averla rinvenuta in un sito archeologico scavato sotto la neve) e decidiamo che di percorrere (per la parte restante del viaggio) tutta la strada a sud fino a Vik, per visitare altrettanti posti meravigliosi e sperare nella buona sorte per quanto riguardava le magnifiche lotte fra i raggi del sole e la Terra.

Appena fuoriusciti dalla guest house, per sicurezza, ci fermiamo alla stessa stazione di rifornimento di ieri per rifare il pieno. Dato che avevamo notato con rammarico che Michele era abbastanza largo nei posti di dietro, decidiamo di fare di nuovo rifornimento di cibarie. Così, perchè siamo affamati (le scorte di Carlo continuano a persistere, e i salamini continuano a dimostrare la loro presenza in macchina).

Nel tragitto ci apprestiamo nel fare uno scherzone a quel simpaticone di Carlo: vuole scendere per fare una foto (la quattordicesima in duecento metri), e noi glielo facciamo fare (perchè poi ce le freghiamo); questa volta, però, dopo il fatidico click della macchina fotografica... non trova più la portiera aperta ad attenderlo al caldo.

Storie di un Carlo abbandonato per strada

Poi siamo tornati a riprenderlo. Perchè siamo simpatici.

Ad un certo punto notiamo un panorama davvero mozzafiato: senza preoccuparci minimamente dello spalaneve superato un chilometro prima, fermiamo la macchina nel mezzo della strada e ci avventuriamo in una mezza scalata con premio finale.
(NB: lo spazzaneve, dopo aver notato la macchina bianca su sfondo bianco e strada bianca, è riuscito a superarci indenne [per noi], sollevando con una possenza impressionante il towplow frontale per riuscire a deviare il suo percorso in tempo. Poi, in tutta tranquillità, terminato il sorpasso lo ha riabbassato e ha ricominciato a spedire neve in home run. Normale amministrazione).





Tipico animale islandese che lascia le sue tracce
In preda ad un altro scherzone, notiamo che Carlo sta fotografando delle tracce lasciate da qualche animale. E allora ci mettiamo subito all'opera.

Pian piano l'amaro andava via dalla bocca: seriamente, l'Islanda è la terra degli avventurieri, dei sognatori e dei fotografi! Ovunque ci si giri c'è sempre qualcosa che vale la pena immortalare. Difatti, rientrati in macchina, non facciamo in tempo a superare la curva dietro la montagna che il fiordo che ci apprestavamo a valicare si mostra in tutta la sua bellezza, regalandoci gli ultimi riflessi rossastri della giornata.


Dopo aver percorso, per un'altra oretta, la strada costiera, giungiamo nella città di Grundarfjörður [leggi Grundarfiòrdhur] nella penisola di Snæfellsnes, dove chiediamo ospitalità ad una guest house davvero particolare: il The old post office è, a tutti gli effetti, un vecchio ufficio postale successivamente rimesso a nuovo per ospitare i turisti; si può notare chiaramente, dal suo interno, la vecchia idea architettonica, già dai termosifoni piccoli in ogni stanza a ridosso di ogni brandina, o dalle dimensioni dei locali, adatte proprio a contenere appena una scrivania.

Ma, poche ciance! Grundarfjörður non è stata scelta a caso come tappa per riposarci: la città, difatti, è famosa per la montagna Kirkjufell, una delle più alte della zona (e l'Islande ne ha davvero poche, considerando che non sono neanche delle "montagne" a tutti gli effetti): quindi, senza indugiare oltre, ci fiondiamo nei suoi pressi. La foto che state per vedere è stata scattata dopo mezz'ora di "cambi" di postazione, in quanto volevamo catturare anche l'ultimo pizzico di sole (erano le quattro di pomeriggio): fra le varie location, è da citare il tentativo di oltrepassare un cartello bello rosso che diceva Access denied to visitors; fortunatamente ci siamo astenuti, più per fortuito caso che per reale volontà di rispettare quel cartello che ci guardava con disprezzo, scoprendo più avanti che si trattava di una prigione. Così, senza una recinzione. 


Ceniamo, aspettiamo le dieci di sera e decidiamo: stasera si va a caccia!

Ci copriamo come se dovessimo tuffarci nei ghiacciai del Polo Nord e ci dirigiamo verso la spiaggia nera ai piedi della montagna Kirkjufell. Parcheggiamo la macchina in uno spiazzo lì vicino e ci portiamo ai limiti del mare, in una zona ancora umidiccia (per la marea).

E aspettiamo. Silenziosi e pazienti come lupi in attesa della preda, guardiamo le nuvole scorrere davanti ai nostri occhi in un timelapse non accelerato. Ogni piccola luce della città, anche l'intermittenza di una macchina dietro qualche arbusto in lontananza, ci faceva sgranare ancor di più gli occhi verso il cielo buio, nel tentativo di vedere qualcosa. 

Arrivano le 23:00. Il cielo prende a coprirsi davanti ai nostri occhi, sopra l'insenatura del mare: dietro di noi, quello che un tempo era un pendio abbastanza scosceso sembrava esser stato inghiottito da una fitta coltre grigiastra; il freddo, poi, si insinuava con cattiveria fra i diciotto strati di vestiti che ci eravamo messi addosso. Ma non demordevamo, eravamo sempre lì, in piedi, di fronte al mare scurissimo e calmo, e sotto un cielo cupo.

E' mezzanotte in punto, e tutto tace. Venere è l'unica luce ancora ben fissa davanti ai nostri occhi. Il freddo inizia a farsi sentire davvero tanto, e la delusione di perdere ancora un'occasione si insinua fra le nostre menti: per tre o quattro volte, uno di noi accenna ad un "dai, andiamo", senza neanche crederci fino in fondo, quasi per scaramanzia. Ad un certo punto, demordiamo e ci giriamo verso l'asfalto, in cerca della nostra fidata macchina. La apriamo, e le luci d'emergenza ci accecano.

Raga!!

La voce rotta di Michele rimbomba all'improvviso.
-Guardate lì! E' lei?
-Non sembra!
-Ma sì!
-No...
-Forse...?
-E' una nuvola, come quell'altra, vedi?
-No, quelle sono le luci della città! Lì a sinistra!
-Non può essere...
-E' vero!
-Oh caz...!
-Corri!

In dieci secondi avevamo rimontato tutta l'attrezzatura (prima avevamo impiegato venti minuti), chiudiamo gli occhi per qualche secondo per riabituarci al buio e li riapriamo: c'era del verde.
La prima volta, nelle nostre vite, in cui vediamo le luci del Nord.

Passiamo altri 40 minuti ad inseguire quelle luci, troppo sporcate dall'alone rossastro dei lampioni della città a destra. Poi l'idea: corriamo in macchina e ci riportiamo verso la strada dalla quale eravamo arrivati nel pomeriggio, certi che da dietro gli avvallamenti del fiordo la città sarebbe stata coperta!

Fregandocene altamente dei limiti di velocità (e di una motoslitta che passava di traverso sull'asfalto fra i cumuli di neve [occhi stralunati e sguardi confusi a gogo]) giungiamo in men che non si dica all'altro capo dell'insenatura: già da dentro la macchina si notava il cielo muoversi, danzare, mentre bagliori si riflettevano sul vetro.

Scendiamo.

Ci riabituamo al buio.

Guardiamo in alto.

Magia.

  
...






L'emozione ci assale, restiamo lì fino a che le verdi Northern Lights non finiscono di danzare leggiadre nel cielo. Alle due e mezza, quando le sole stelle fornivano delizia ai nostri occhi, siamo addirittura tornati indietro, alla spiaggia, sperando di poterne guardare ancora. E ancora. E ancora. Non eravamo mai sazi. A notte fonda, rientriamo alla base. Grundarfjörður conterà anche solo 900 abitanti, ma è entrata a pieni voti nei nostri cuori: qui abbiamo visto, per la prima volta nella nostra vita, l'Aurora Boreale. E così, ci addormentiamo felici.


venerdì 26 dicembre 2014

Islanda - Giorno 3 - Nell'occhio del ciclone

Stamattina ci siamo svegliati all’alba poiché c’è veramente tanta strada da fare. 

Poiché l’alba è, da “La Treccani”, il “[…] passaggio dalla notte al giorno prima dell’apparire del Sole”, è chiaro che ci siamo svegliati alle 11.
Oh, il sole sorge a quell’ora.

Al primo benzinaio decidiamo di fare il pieno, nonostante avessimo più di 3/4 di serbatoio. Questo perché, una volta lasciata Reyjkiavik, non ci sarebbe stata più alcuna traccia di civiltà se non qualche casetta sparsa nei meandri del niente. Michele, non ancora abituato al cambio €-Isk, esordisce con un “Carlo, metti 10000 Isk”. 
Senza fare i conti. 
Facendo i conti, la benzina ce la saremmo dovuta bere, perché stavamo per mettere 65 euro di benzina. Cancelliamo e ne mettiamo 1000.
Poi altri 1000 perché era troppa poca. 
 
Tra l’altro, ogni benzinaio ha un piccolo market in cui potersi rifornire: come se fosse un vizio difficile da sradicare, se vediamo un negozio in cui esiste del cibo, subito ci guardiamo e diciamo “facciamo rifornimento”, ammiccando fra noi e noi al grido silenzioso di “siamo furbi”. 
Ecco, avete presente la storia della “spesa”? Bene, quando eravamo ancora a Bari, abbiamo dovuto infilare negli interstizi più angusti dei nostri bagagli parecchi pacchi di pasta, barattoli di pesto e cibarie d’ogni altro genere, senza contare una tracolla di Carlo in cui avevamo riposto tutta la spesa fatta prima del viaggio, come scorta. Inoltre, Carlo ha passato tutto il tempo della tratta Bari-Reykjavik dicendoci “Raga, stiamo a posto per una settimana con tutto quello che ci siamo portati da qui”.
Ciò ha riecheggiato rumorosamente nelle nostri menti le quattro volte in cui abbiamo svaligiato supermercati in appena 30 ore!

Ah, piccola nota: abbiamo comprato due salamini da mangiucchiare durante il viaggio, ma una volta aperta la confezione abbiamo scoperto che questo rotolino è in grado di improfumare qualsiasi volume occupi in meno di 10 secondi. Ricordatevelo, ci tornerà utile per i prossimi giorni.

Strada segnalata come "azzurro"
Strada "blu"
Strada "bianca", prima dell'ira di Eolo.
Notare il simpatico ghiaccio che finge di essere cemento.
Detto ciò, controllando ad ogni wifi disponibile le previsioni meteo e le previsioni stradali, ci accorgiamo che la strada in cui stavamo per imbatterci era tutt'altro che piacevole. Dal sito Vegagerdin (che tra l'altro è segnalato spesso tramite cartelli stradali) è possibile reperire, minuto per minuto, informazioni sulla condizione del manto stradale e di quali cose abominevoli accadono sopra di esso (tempeste di neve, bufere, vento così forte da far sollevare i tetti, ecc... con relative velocità e intensità). Man mano che ci avvicinavamo verso i tanto ambiti fiordi occidentali, abbiamo visto cambiare i colori delle nostre strade da azzurrino (sei una schiappa se non ci passi) a blu (extremely slippery, cioè lastre di ghiaccio: è ancora un test per pivelli) a bianco (che sembra rassicurare, ma invece indica neve fino all'altezza dei denti). Ad un certo punto svoltiamo a destra: c'è una strada di montagna di 33 km che aspetta solo di essere valicata; iniziamo la scalata con la nostra prode 2x2 (cioè non 4x4) ed incontriamo, con un magone che non sto neanche a raccontarvi, una bufera di neve di dimensioni mastodontiche, vento a 16 di traverso, strada bianca con neve fino a metà cerchione e visibilità pari a quella che si avrebbe guardando il giardino fuori casa da dietro il muro di camera da letto. 

Ma siete cretini?? Hai detto che guardavate le previsioni? Non sapevate che c'era tutto quel macello lì?

Eh, già, caro lettore. Non so se hai notato che manca l'unità di misura alla velocità del vento, "16". Leggendola, penso che tutti avrebbero pensato a kilometri/orari. No, quella dannata indicazione è data in metri al secondo, equivalenti a quasi 60 km/h.
Vedevamo la luce. Nel buio.

Ci fermiamo in mezzo al nulla, incapaci di andare nè avanti nè indietro. Inoltre, notiamo che la macchina sta forse traslando da sola verso destra, in preda al vento. Non sapendo che diavolo fare, facciamo inversione nel mezzo di una stradina di montagna sprovvista, ovviamente, di guard-rail, con al lato sinistro un bel fosso scavato (forse) da quello che un tempo, al caldo, era un ruscello, e a destra il dirupo dei dirupi. Poi, ritorniamo alla ormai confortante e sicura (ai nostri occhi) strada blu

Una immagine per farvi capire in che delirio eravamo andati a finire.


Quei cosi giallognoli alla sinistra del tergicristallo e sopra la presa d'aria a destra della macchina
NON sono macchie sul vostro schermo.

Insomma, torniamo indietro e scopriamo che questa tempesta ci stava seguendo! Si dirigeva a sud est, e quindi dovevamo fare più in fretta di lei: ad un certo punto troviamo un'indicazione (a 5 metri da noi, data la visibilità) che segnalava un posto per dormire e, dopo aver tentato il suicidio mentre esultavo "Oh, raga, lì a destra! La svolta è proprio lì" per poi scoprire a pochi metri che era il letto di un fiume, imbocchiamo l'uscita giusta e raggiungiamo questo cottage di "campagna". 

Bussiamo e ci apre un ragazzo sulla trentina, al quale imploriamo rifugio: ci fa accomodare e ci offre una stanza nella casetta a fianco, suggerendoci di andare a piedi dato che neanche la sua jeep non riusciva a fare quei 50 metri. 
Good.

Il vento era imponente. Imbardati fino all'ultimo ciuffo di capelli raggiungiamo la casa. Riusciamo a riscaldarci e a cucinare anche un buon risotto per rifocillarci (portato dall'Italia, ma avevamo anche fatto la spesa, se vi ricordate) e riscaldarci.

A questo punto erano appena le otto e mezza di sera e non sapevamo cosa fare. In preda ad un raptus di follia, quasi all'unisono, ci ricordiamo di un video tragicomico che ci aveva fatto vedere Katrin in cui, pochi giorni fa, a Reykjavik ci fu una storm condition e le persone volavano letteramente sollevate dal vento: quindi, giustamente, decidiamo di provare e di andare verso la macchina. A piedi. Al freddo. Nel vento.

Abbiamo percorso 100 metri in 8 minuti. 

(Per i più curiosi, non riesco a ritrovare il video delle persone volanti, ma ce n'è un altro in cui si vede, nello stesso giorno, l'intensità del vento. Questo era due volte più intenso di quello incontrato da noi)


La giornata si conclude un po' con l'amaro in bocca. Ricontrollando le previsioni meteo notiamo che le strade sono segnalate come viola e nere (rispettivamente, "vacci con una jeep", "anche con un 4x4 sei fuori di testa") e alcune addirittura come rosse (chiuse). Dentro di noi sappiamo che l'ipotesi dei fiordi occidentali è ormai da scartare, ma ci riproponiamo di aspettare l'indomani mattina per vedere un po' se il tempo migliora.

Nel frattempo, preghiamo di poter almeno uscire da qui.

E di ritrovare la macchina domattina.

In ogni caso, meno male che abbiamo deciso di fare dietro front! Se fossimo arrivati all'altro capo della montagna, non saremmo più riusciti a tornare indietro per alcuni giorni!

Fortunatamente, arriva un po' di meritato e caldo riposo.
Buona notte





Ah, piccola nota a piè pagina. L'aurora non siamo riusciti a vederla, nel caso non si fosse capito :)


giovedì 25 dicembre 2014

Islanda - Giorno 2 - Un tuffo in Islanda

La sveglia suona prepotente. Il fatto è che tutti quanti ci guardiamo un po’ incerti sul da farsi, perché siamo sicuri di aver puntato l’orario del “drin” alle otto e mezza locali: allora, perché fuori è notte fonda?
Il tempo di realizzare di essere in Islanda e ci convinciamo a tirarci fuori dal nostro caldo rifugio.
Senza indugiare oltre, ci facciamo portare all’agenzia di noleggio, dove ci consegnano (dopo gli intimorimenti di rito) la nostra macchina. Prima di partire, mostriamo loro la nostra tratta e chiediamo la fattibilità della stessa, sapendo di dover aggiungere un buon 30% alla gravità da loro mostrata (loro sono abituati, noi no, tranne che ai fossi).
Un chiaro e conciso “ehm… I wouldn’t go there” ci fa capire che siamo effettivamente dei cretini e quindi, senza se e senza ma, non modifichiamo minimamente il nostro percorso e ci mettiamo alla guida, dopo qualche test per le gomme da neve. Per la cronaca, liscio come l’olio: scegliete voi il grado di sarcasmo.
In tutto ciò, alle undici, dopo aver fatto una piccola ma esaustiva sosta ad un market per acquistare cibo di sopravvivenza, il sole decide di far capolino all’orizzonte.




Come prima tappa del viaggio Islandese c’è un cliché che non può proprio essere evitato. Tra l’altro, finchè non viene compiuto, neanche chi si sta apprestando a compiere il misfatto si rende conto di quello che sta facendo. Provo ad elencare le tappe.

  1. Arrivo a Blue Lagoon
  2. Imbaccuccamento furioso per il freddo artico, con tanto di guanti e cappellone
  3. Presa degli zaini carichi di materiale
  4. Arrivo alla hall
  5. Ingresso con conseguente dilapidamento monetario
  6. Spogliatoi
  7. Costume
  8. Ciabatte (chi le ha, noi no)
  9. Domandarsi "perchè" al contatto fra aria siberiana e pelle nuda
  10. Tuffo



Ok, non siamo completamente fuori di testa. L’acqua sulfurea, spontaneamente in superficie nelle lande islandesi, è ambita meta turistica e prima vera tappa dell’Islanda: la sua temperatura oscilla fra i 40 gradi e i 90 nei pressi delle fonti. Ci siamo avvicinati a queste ultime, ma al primo odore di pollo al forno abbiamo deciso che saremmo stati poco saporiti.
Il vero problema è stato fuoriuscire da lì, dato che avremmo reincontrato gli amabili -7 gradi esterni. Ma tant’è, siamo ancora vivi. 

Dopo esserci asciugati e rivestiti, ci siamo rimessi in viaggio.
Per quanto fosse bello il posto, avevamo delle tappe ben precise da rispettare ed era meglio mettersi in marcia al più presto.
Proprio all’ingresso di Reykjavik ci attendeva, difatti, una guest house già prenotata (l’ultima di questo viaggio, dato che, da qui in poi, non si sa né dove si arriva, né come, né “se”). Lasciati i bagagli, ci dirigiamo a far la spesa: qui ci sarebbe da fare una piccola nota, ma lascio che la ricorrenza “spesa” si faccia un po’ più viva. 

Poco dopo noto una libreria e mi ricordo che, dall’Italia, mi è stato chiesto di trovare qualsiasi cosa si possa riferire allo scrittore Arnaldur Indriðason che, tra l’altro, vive proprio qui a Reykjiavik. Allora entro e, con il mio classico intuito, avendo di fronte ben 3 commessi della libreria alle casse e un paio di tizi biondi che gironzolavano fra gli scaffali, messi lì apposta per fornire aiuto, decido bene di chiedere alla guardia giurata informazioni: giustamente, questo mi dice che non sa assolutamente nulla e mi incita a chiedere a qualcuno di competenza. Vedo una ragazza che incartava i pacchi regalo… lo stava facendo nella libreria, quindi mi è sembrato giusto chiedere anche a lei. Dopo l’ennesima azione senza senso ed uno scappellotto da Carlo, decido di chiedere ad un commesso se questo autore avesse un qualche momento programmato per firmare la copia di un suo libro: incredibilmentemi viene detto di aspettare un istante, prende il telefono e si mette a chiamare esordendo, poco dopo, con “Il signor Arnaldur Indriðason non risponde, probabilmente è in vacanza. Ora provo alla casa editrice”. Sfortunatamente, neanche loro sono raggiungibili, al che gli lascio la mia mail per ogni evenienza.

La chiesa di Reykjavik (e il negozio di pentole d'oro sulla destra)
Fuoriuscendo dalla libreria racconto a Carlo e Michele ciò che era successo, e si sentiva che nell’aria c’era qualcosa che non andava: mentre camminavamo verso un negozio in particolare (in cui avremmo dovuto comprare una pentola per cucinare, per poi scoprirsi essere fatta d’oro per la modica cifra di 45 euro [fu unanimemente stabilito che la padella, a 20 euro, avrebbe cotto ugualmente bene la pasta]), un non so che di fastidioso e al contempo strano ci tartassava, che ne so, tipo il pensiero “per quale arcano motivo il commesso di una libreria ha il numero privato di un autore?”.
La risposta sarebbe arrivata da lì a poco quando dei vecchi amici di Carlo ci avrebbero raggiunto a cena, invitati da noi, per degustare prelibatezze della cucina italiana.

Sì, ci siamo portati i barattoli da casa.


E sì, facciamo un festino nella guest house. 

Prima, però, ripassiamo a fare la spesa: ci siamo dimenticati i piatti.

Durante la cena ci raggiungono gli amici islandesi e passiamo proprio una bella serata, mischiando risate a racconti folkloristici.

L’amica di vecchia data Katrin ci spiega, poi, che Reykjavik conta quasi metà della popolazione dell’intera Islanda, ed è quindi normale che chiunque sia nell’agenda di qualcun altro. 
Nulla di stupefacente, quindi, nella reazione del commesso nel primo pomeriggio: tant’è che il signor Arnaldur Indriðason si è pure dedicato nello scrivermi una mail in cui mi diceva che il tutto non era, purtroppo, possibile.







La serata si conclude per il meglio, anche se abbiamo fatto un po’ tardi e, purtroppo, il nostro spirito da cacciatori di aurore boreali è rimasto ancora a secco: ci sono troppe nuvole. 
Ci mettiamo subito a dormire, per domani ci servono energie!

Islanda - Giorno 1 - La "Agape"

Non mi è ben chiaro cosa ci abbia spinto a sradicare le salde tradizioni familiari natalizie, né quale sia il nesso logico fra “esplorare”, “Dicembre” ed “Islanda”, ma a quanto pare nessuno di noi si è posto queste domande al momento opportuno e quindi eccoci qui, un po’ come Totò a Milano, imbaccuccati fino all’ultimo capello all’aeroporto di Bari. Tutti ci guardano, forse per gli zaini più alti di noi pronti ad esplodere al primo spillo in più, o forse perché stiamo degustando un oleoso pezzo di focaccia alle 5 di pomeriggio… 
"Agape", ricordo del Cammino di Santhiago
o forse perché Michele è stato fermato ai controlli di sicurezza al suono di “Senta, ma… ha una pietra nel suo zaino?”.


Va bene, è il suo portafortuna di nome “Agape”. Non è stato facile convincerlo a lasciarlo a Trani, ma insomma, o lei o lui (con lei).



Il primo volo che ci aspetta è Bari-Barcellona, dove faremo scalo. Non c’è molto da dire per quanto riguarda la prima tratta dato che, fra mappe, programmi da fare, progetti e decisioni importanti sulle strade valicabili in Islanda che non potevano assolutamente essere rimandati, abbiamo deciso di addormentarci come sassi.  






Eccoci a Barcellona: abbiamo appena un’ora e dieci per prendere l’altro biglietto e salire sull’aereo, quindi decidiamo di:

1   1. Fermarci a mangiare

2   2. Entrare in un negozio di dolciumi in cui io guardo gli altri due un po’ perplesso, a mo’ di “e voi? Niente?”




Fuoriuscito dal mio magico mondo, corriamo al gate (in ritardo). Reggetevi forte, perché i postumi del viaggio in Cina si fanno ancora sentire: vediamo una di quelle scene da incidere nella pietra negli annali delle storie incredibili. 


Quattro cinesi si apprestano amabilmente al gate: avete presente il luogo comune che “tutti i cinesi sono uguali”? Bene, immaginatevi un cinese che arriva davanti al controllore e, alla richiesta di esibire un documento, mentre i tre amici avevano mostrato il passaporto, tira fuori la tessera del pullman. Insistendo sul fatto che ci fosse la sua foto sopra.

Ora, se lui si fosse messo DIETRO gli altri e avesse preso il passaporto del primo, non credo che il controllore spagnolo con ciuffo ribelle e cappotto alla Dracula si sarebbe accorto dello scambio. Invece no, s’è presentato per primo e quindi, giustamente, non gli è stato consentito di salire a bordo. Ma non è tutto: gli altri tre? Che fine hanno fatto? Direte voi, avranno cercato una soluzione, dato che il biglietto l’avevano pagato.

No, lo hanno salutato e sono andati via. 

Ci guardiamo increduli, non può finire così. Non possono abbandonare il loro amico nel bel mezzo dell’aeroporto, lasciandolo da solo con la sua tessera del pullman (che non arrivava neanche all’aeroporto). 

Ma poco dopo, la svolta! Uno dei tre ritorna! E’ incredibile, non si è dimenticato dell’amico, è tornato a prenderlo: certo, è ovvio, qualunque amico non viene abbandonato nel momento del bisogno, la lealtà ha vinto, sì… se non fosse che questo qui è tornato indietro perché il senza-passaporto aveva, nello zaino, una busta di sua proprietà e gliel’ha chiesta indietro! Ottenuto il bottino, lo risaluta con nonchalance e se ne ritorna nell’aereo. La faccia di sconforto del rimasto a piedi ci crea un po’ di empatia: poi ci ricordiamo che sono un miliardo e mezzo, e quindi saliamo sull’aereo.


Sull’aereo… niente, abbiamo dormito. Tranne al passaggio del cibo, e lì abbiamo mangiato. Per poi dormire per digerire. Replay per due volte, ed eccoci arrivati in Islanda.

La prima cosa che ci colpisce è il freddo. Letteralmente, sul colletto scoperto. Tempo cinque minuti e arriva il classico momento da film thriller: i bagagli saranno arrivati dal diretto Bari-Rekyjavik? E soprattutto, saranno arrivati interi? La buona sorte decide di farci un regalo di Natale anticipato e, finalmente, mettiamo piede sul suolo islandese.

Dobbiamo andare in una guest house prenotata dall’Italia: qui, in Islanda, c’è da dire che qualsiasi attività chiude grosso modo a pomeriggio inoltrato, per i più svariati motivi (uno fra tutti che il sole compie il suo sorgere e tramontare in appena 2 ore regalando 4 ore di pallore); fortunatamente li avevamo avvisati. Sfortunatamente non c’erano taxi. Dopo un po’ di suppliche in islandese per farcene mandare uno, arriva alle due di notte questo arzillo signore in una monovolume nera che, neanche il tempo di vederci e ci dice “buonasera”. Ma Cristo, ci riconoscono in un niente.



Arrivati alla guest house, nella reception, suoniamo il campanellino per farci consegnare le chiavi. Niente. Notiamo molte scritte che indicano il telefono lì vicino per chiamare il receptionist: prima chiamata, a vuoto; seconda, a vuoto; la terza non parte proprio. Da bravi Italiani, però, avevamo tentato di fare meno rumore possibile, dato che c’erano altre cinque stanze in quel corridoio: quindi, ovviamente, ci avevano sentito tutti quanti, compreso il “guardiano”. 


Il guardiano, il cui nome dovrebbe suggerire colui che fa la guardia ad un qualcosa, apre la porticina di uno scantinato e, socchiudendo appena appena uno dei due occhi, sfiata un sibilante “grunt” improfumato di rum invecchiato, indicandoci il telefono. Noi gli diciamo (in inglese) che ci avevamo provato: allora, proprio lui vuole tentare l’impresa, ma ecco il primo ostacolo; la porta ha un battiscopa sotto alto ben 5 centimetri, e lui deve superarlo. Aggrappandosi ad entrambi gli stipiti della porta riesce a scavalcare l’impavido ostacolo come se avesse superato un recinto: si ritrova, difatti, faccia alla sua porta (di nuovo). Barcollando un po’ qua e un po’ la, mi afferra il cordless fra le mani e fa per chiuderlo sulla sua base; ovviamente, prende bene la mira e quindi lo appoggia sul tavolo. Poi dall’altra parte del telefono, di nuovo sul tavolo. Poi l’aiuto e ci riusciamo.

Vi risparmio i successivi cinque minuti, vi lascio solo vedere la sua faccia rossiccia anzichenò, dopo il pagamento, mentre ci dice “ehm.. non aspettavo gente”.
Il mitico guardiano che faceva la guardia alle bottiglie di Rum





Dopo esserci sfogati dalle risate per dei buoni cinque minuti, tiriamo fuori i nostri sacchi a pelo e ci mettiamo a riposare sui materassi (le guest house forniscono solo quelli). Domani ci aspetta la nostra prima vera giornata Islandese!


góða nótt


venerdì 19 dicembre 2014

4 scuse per andare a Natale in ISLANDA

In tanti durante le festività natalizie decidono di partire per passare qualche giorno lontani da casa.

Come al solito noi esageriamo nelle nostre cose e abbiamo deciso di passare il Natale in Islanda, però bisogna trovare dei validi motivi per giustificare la sedia vuota la notte di Natale!

Ecco come è andata quando ho raccontato a mia madre che volavo nella terra dei ghiacciai a Natale, i 4 motivi per giustificare la mia assenza:

1- Mamma parto a Natale e me ne vado in Islanda, così posso vedere l'aurora boreale !

2- Mamma: "Ma ci sei già andato in Islanda!" Io: " Si però ci sono stato in Estate e tornarci in Inverno e tutta un'altra cosa!"

3-Mamma: "Ma perché non vai a capodanno cosi a Natale sei qui?" Io:" Perché partendo a Natale risparmio un sacco di soldi, visto che a capodanno i prezzi sono alle stelle"

4-Mamma:" Ma a Natale in Islanda fa freddissimo, morirete congelati" Io" Tranquilla ci riscalderemo facendo un bel bagno nelle acque termali di Laguna Blu, con la neve che ci cade in testa e l'acqua a 40 gradi!"

Questo e molto altro da domani live su italianyes!


giovedì 4 dicembre 2014

Per tutti quelli che non si sono stancati di guardare in alto

AGGIORNAMENTO:

Dopo tre tentativi di lancio la missione è stata preliminarmente abortita a causa di una control failure per eccessivo vento al tempo T previsto per il lancio. Dopo 2 ore circa ( T 00+2.04) dal primo tentativo, il sistema carburante del vettore sinistro è rimasto "ingolfato" a causa di una depressurizzazione del tank di ossigeno liquido. Ciò è stato causato dai 3 shutdown forzati precedenti. Un troubleshooting è stato avviato per ripulire i condotti. Sfortunatamente la finestra di lancio prevede un massimo di 23 minuti rimanenti per far iniziare la missione, troppo pochi per effettuare la procedura in sicurezza. Il centro di controllo NASA ha pertanto stabilito un risciacquo forzato di 24 ore dei condotti carburante e ossigeno liquido, rinviando la missione a domani 05 Dicembre.

Oggi 4 Dicembre è un grande giorno per tutti noi piccoli grandi sognatori! Per la prima volta, da quando 40 anni fa la NASA lanciò l'ultima capsula con equipaggio umano (Apollo 17, ndr), l'uomo torna a voler esplorare lo spazio alla volta del pianeta rosso.

La Missione Orion di oggi è un test senza equipaggio in cui la sonda verrà sparata a 5800 km nello spazio interplanetario per poi effettuare un rientro atmosferico terrestre a ben (e scusate se son pochi) 32000 kilometri all'ora (circa 9 km/s). 

Per tutti gli appassionati e non, sappiate che, se il test dovesse dimostrarsi di successo, oggi si apre storicamente la prima porta per raggiungere Marte con equipaggio umano: non perdetevi la diretta streaming dal canale pubblico della NASA, potete seguirla anche su Italianyes, qui sotto, già da adesso! La missione ufficiale inizierà alle 13.05 locali.

In fin dei conti, siamo tutti esploratori :)

 



Per i più "tecnici", qui sotto c'è il profilo di missione.




 
Design by Wordpress Theme | Bloggerized by Free Blogger Templates | free samples without surveys