giovedì 25 dicembre 2014

Islanda - Giorno 1 - La "Agape"

Non mi è ben chiaro cosa ci abbia spinto a sradicare le salde tradizioni familiari natalizie, né quale sia il nesso logico fra “esplorare”, “Dicembre” ed “Islanda”, ma a quanto pare nessuno di noi si è posto queste domande al momento opportuno e quindi eccoci qui, un po’ come Totò a Milano, imbaccuccati fino all’ultimo capello all’aeroporto di Bari. Tutti ci guardano, forse per gli zaini più alti di noi pronti ad esplodere al primo spillo in più, o forse perché stiamo degustando un oleoso pezzo di focaccia alle 5 di pomeriggio… 
"Agape", ricordo del Cammino di Santhiago
o forse perché Michele è stato fermato ai controlli di sicurezza al suono di “Senta, ma… ha una pietra nel suo zaino?”.


Va bene, è il suo portafortuna di nome “Agape”. Non è stato facile convincerlo a lasciarlo a Trani, ma insomma, o lei o lui (con lei).



Il primo volo che ci aspetta è Bari-Barcellona, dove faremo scalo. Non c’è molto da dire per quanto riguarda la prima tratta dato che, fra mappe, programmi da fare, progetti e decisioni importanti sulle strade valicabili in Islanda che non potevano assolutamente essere rimandati, abbiamo deciso di addormentarci come sassi.  






Eccoci a Barcellona: abbiamo appena un’ora e dieci per prendere l’altro biglietto e salire sull’aereo, quindi decidiamo di:

1   1. Fermarci a mangiare

2   2. Entrare in un negozio di dolciumi in cui io guardo gli altri due un po’ perplesso, a mo’ di “e voi? Niente?”




Fuoriuscito dal mio magico mondo, corriamo al gate (in ritardo). Reggetevi forte, perché i postumi del viaggio in Cina si fanno ancora sentire: vediamo una di quelle scene da incidere nella pietra negli annali delle storie incredibili. 


Quattro cinesi si apprestano amabilmente al gate: avete presente il luogo comune che “tutti i cinesi sono uguali”? Bene, immaginatevi un cinese che arriva davanti al controllore e, alla richiesta di esibire un documento, mentre i tre amici avevano mostrato il passaporto, tira fuori la tessera del pullman. Insistendo sul fatto che ci fosse la sua foto sopra.

Ora, se lui si fosse messo DIETRO gli altri e avesse preso il passaporto del primo, non credo che il controllore spagnolo con ciuffo ribelle e cappotto alla Dracula si sarebbe accorto dello scambio. Invece no, s’è presentato per primo e quindi, giustamente, non gli è stato consentito di salire a bordo. Ma non è tutto: gli altri tre? Che fine hanno fatto? Direte voi, avranno cercato una soluzione, dato che il biglietto l’avevano pagato.

No, lo hanno salutato e sono andati via. 

Ci guardiamo increduli, non può finire così. Non possono abbandonare il loro amico nel bel mezzo dell’aeroporto, lasciandolo da solo con la sua tessera del pullman (che non arrivava neanche all’aeroporto). 

Ma poco dopo, la svolta! Uno dei tre ritorna! E’ incredibile, non si è dimenticato dell’amico, è tornato a prenderlo: certo, è ovvio, qualunque amico non viene abbandonato nel momento del bisogno, la lealtà ha vinto, sì… se non fosse che questo qui è tornato indietro perché il senza-passaporto aveva, nello zaino, una busta di sua proprietà e gliel’ha chiesta indietro! Ottenuto il bottino, lo risaluta con nonchalance e se ne ritorna nell’aereo. La faccia di sconforto del rimasto a piedi ci crea un po’ di empatia: poi ci ricordiamo che sono un miliardo e mezzo, e quindi saliamo sull’aereo.


Sull’aereo… niente, abbiamo dormito. Tranne al passaggio del cibo, e lì abbiamo mangiato. Per poi dormire per digerire. Replay per due volte, ed eccoci arrivati in Islanda.

La prima cosa che ci colpisce è il freddo. Letteralmente, sul colletto scoperto. Tempo cinque minuti e arriva il classico momento da film thriller: i bagagli saranno arrivati dal diretto Bari-Rekyjavik? E soprattutto, saranno arrivati interi? La buona sorte decide di farci un regalo di Natale anticipato e, finalmente, mettiamo piede sul suolo islandese.

Dobbiamo andare in una guest house prenotata dall’Italia: qui, in Islanda, c’è da dire che qualsiasi attività chiude grosso modo a pomeriggio inoltrato, per i più svariati motivi (uno fra tutti che il sole compie il suo sorgere e tramontare in appena 2 ore regalando 4 ore di pallore); fortunatamente li avevamo avvisati. Sfortunatamente non c’erano taxi. Dopo un po’ di suppliche in islandese per farcene mandare uno, arriva alle due di notte questo arzillo signore in una monovolume nera che, neanche il tempo di vederci e ci dice “buonasera”. Ma Cristo, ci riconoscono in un niente.



Arrivati alla guest house, nella reception, suoniamo il campanellino per farci consegnare le chiavi. Niente. Notiamo molte scritte che indicano il telefono lì vicino per chiamare il receptionist: prima chiamata, a vuoto; seconda, a vuoto; la terza non parte proprio. Da bravi Italiani, però, avevamo tentato di fare meno rumore possibile, dato che c’erano altre cinque stanze in quel corridoio: quindi, ovviamente, ci avevano sentito tutti quanti, compreso il “guardiano”. 


Il guardiano, il cui nome dovrebbe suggerire colui che fa la guardia ad un qualcosa, apre la porticina di uno scantinato e, socchiudendo appena appena uno dei due occhi, sfiata un sibilante “grunt” improfumato di rum invecchiato, indicandoci il telefono. Noi gli diciamo (in inglese) che ci avevamo provato: allora, proprio lui vuole tentare l’impresa, ma ecco il primo ostacolo; la porta ha un battiscopa sotto alto ben 5 centimetri, e lui deve superarlo. Aggrappandosi ad entrambi gli stipiti della porta riesce a scavalcare l’impavido ostacolo come se avesse superato un recinto: si ritrova, difatti, faccia alla sua porta (di nuovo). Barcollando un po’ qua e un po’ la, mi afferra il cordless fra le mani e fa per chiuderlo sulla sua base; ovviamente, prende bene la mira e quindi lo appoggia sul tavolo. Poi dall’altra parte del telefono, di nuovo sul tavolo. Poi l’aiuto e ci riusciamo.

Vi risparmio i successivi cinque minuti, vi lascio solo vedere la sua faccia rossiccia anzichenò, dopo il pagamento, mentre ci dice “ehm.. non aspettavo gente”.
Il mitico guardiano che faceva la guardia alle bottiglie di Rum





Dopo esserci sfogati dalle risate per dei buoni cinque minuti, tiriamo fuori i nostri sacchi a pelo e ci mettiamo a riposare sui materassi (le guest house forniscono solo quelli). Domani ci aspetta la nostra prima vera giornata Islandese!


góða nótt


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