martedì 1 dicembre 2015

Perdersi e poi ritrovarsi.. nella natura!


Premetto che non sono mai stata brava a raccontare storie e che tutti i miei amici si prendono gioco di me per le mie scarse abilità a riguardo, ma certi giorni, certe esperienze, meritano di superare questa prova.
Mi chiamo Alessandra e sto facendo il mio erasmus a Lund, sud della Svezia. Tanti sono i motivi che mi hanno portato a scegliere questa città (che assolutamente consiglio per chi vuole fare questo tipo di esperienza.

È il paradiso degli universitari internazionali!), tra cui la possibilità di vivere e vedere qualcosa completamente diverso. 














Girovagando su Internet ci si imbatte sempre in foto di posti mozzafiato che credi non siano reali o che siano solo per gente che davvero vive per viaggiare, per esplorare. Beh, forse in certi casi é vero, ma dopo questi mesi passati qui mi viene da dire che non è la regola, bensì l'eccezione. Certe meraviglie sono più vicino a noi di quanto possiamo immaginare.
La prima prova di questa teoria mi é stata data alla fine di Ottobre quando sono andata a Bergen, Norvegia. Una piccola città, con le sue case colorate, le montagne che la circondano ma soprattutto i suoi fiordi. Mi piace definirlo il mio primo (e decisamente non ultimo) viaggio nella natura. Io e la mia compagna di viaggio americana non abbiamo potuto fare le 8-10h di hiking per arrivare a Tortuga, uno dei fiordi più popolari che sicuramente avete visto in foto, perché è stato chiuso il tragitto per le ridotte ore di luce (9 am - 15 pm), così abbiamo diviso il lavoro a metà. 


Il primo giorno abbiamo fatto un tour dei fiordi: da Bergen siamo arrivate a Vos in treno, poi un autobus fino a Gudvangen, abbiamo poi preso una nave fino a flam, un treno per Mydaral e poi un ultimo treno per tornare a Bergen. Lo so, nulla di troppo avventuroso ma i miei occhi hanno visto dei colori, dei paesaggi, dei giochi di luce surreali. Lo ammetto, qualche lacrima per l'emozione è scesa. 



Dall'acqua alla montagna, dal sole alla neve nell'arco di pochi secondi. Qualche volta è stato anche difficile capire dove finisse la realtà è iniziasse il suo riflesso.
Il secondo giorno, invece, ci siamo messe in gioco in prima persona e abbiamo fatto hiking su Ulriken, la più alta montagna nel territorio di Bergen, anche se poi cosi alta non è (meno di 800m). Considerando che era la mia prima volta, forse è stato meglio così, e considerando le condizioni climatiche di vento a 37km/h con l'aggiunta della pioggia che mi colpiva in faccia facendomi male, è stato decisamente meglio così. Ma tutto questo fa parte del gioco. Si, ero spaventata, specie al ritorno perché per quanto più veloce, la possibilità di cadere e scivolare per un po' di metri e ritrovarsi con un po' di lividi sparsi per il corpo (capite a me), è molto più elevata. 



Ovviamente è successo. Ovviamente è successo più volte. Ma nonostante i dolori, il fango sui miei vestiti e l'acqua che oramai era parte di me, posso dire che è stata una delle esperienze più belle e avvincenti della mia vita. Mi sono sentita viva, ho sentito l'adrenalina scorrere nelle mie vene, oltre che il freddo. Una volta in cima ho passato 30 minuti solo a gustarmi il panorama che, nonostante la nebbia, non ha deluso. Ma devo ammettere, lo spettacolo più bello l'ho visto percorrendo la via: colori che cambiano, natura che ti avvolge, giri la testa a destra e sei su un fiordo, giri la testa a sinistra verso una casetta che spunta dal nulla. Si, me lo sono chiesto anche io "cosa diamine ci fa una casetta in montagna, nel mezzo del nulla? Ma soprattutto come è possibile che dentro ci siano divani a materassi?!". Proporrò questa domanda come tema per la prossima puntata di mistero.



Bergen è stato anche il posto dove ho fatto per la prima volta couch-surfing. Mmm, che dire: se potete fatelo. Conosci ragazzi del posto, risparmi e se sei fortunata ampli il tuo giro di amicizie internazionali. Il ragazzo che ci ha ospitate ci è venuto a prendere dall'aeroporto, ci ha preparato le cene, ci ha mostrato la città di sera ed è stato di piacevole compagnia.
Due giorni di prime esperienze, due giorni che mi hanno cambiato. Avrei voluto trovare il modo per raccontare questa esperienza prima, ma onestamente mi ci è voluto un pò per metabolizzare e trovare le parole per descriverla.
Si, solo due giorni per cambiare le mie prospettive, il mio modus pensandi.
In questo momento dovrei iniziare a fare la valigia, la Lapponia mi aspetta. Vado a perdermi un altro pò nella natura e poi torno!
Non so cosa aspettarmi e non voglio aspettarmi nulla: uno dei lasciti di Bergen, o meglio di questo erasmus in genere, è stato anche quello di vivere il momento, di non pianificare troppo e di cogliere l'attimo.
Cercare la bellezza e l'unicità in tutto quello che si fa, cogliere ogni aspetto ed essere positivi sempre. Non c'è tempo per la negatività, non c'è tempo per fare tutte le cose che la pigrizia ci porta a rimandare. C'è solo il tempo di vivere, quindi viviamo e facciamolo in prima persona!

Ps. Se mai leggerai questo mamma, ti chiedo scusa. 

      So che non sapevi tutto di questo viaggio ma capiscimi, l'ho fatto per proteggerti!








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